Donne e pensioni: il divario di genere persiste. Cna: “assegni più bassi del 27%”

MANTOVA – Nonostante i progressi compiuti negli ultimi anni, le disuguaglianze socio-economiche e nel mondo del lavoro continuano a penalizzare le donne, soprattutto in ambito previdenziale. Secondo i dati Inps 2024, le pensioni femminili risultano mediamente inferiori di quasi un terzo rispetto a quelle maschili.

A evidenziarlo è Elisa Rodighiero, direttrice della CNA Mantova, che sottolinea come le pensioni delle donne si attestino in media a 1.047,71 euro mensili, circa 400 euro in meno rispetto agli assegni percepiti dagli uomini, che raggiungono i 1.475,28 euro. Il divario emerge anche nel reddito medio annuo da pensione: le donne percepiscono 16.991 euro, il 27% in meno rispetto ai 23.167 euro degli uomini. Inoltre, il 40,6% delle pensionate riceve meno di 1.000 euro al mese, una percentuale che incide profondamente sulla loro qualità della vita.

Questa disparità ha radici profonde e si alimenta attraverso salari più bassi, maggiore precarietà lavorativa, part-time involontario e interruzioni di carriera dovute alla cura dei figli e dei genitori anziani. A tutto ciò si aggiunge il persistente gender pay gap, che riduce le prospettive pensionistiche delle donne.

“La discriminazione salariale e previdenziale è inaccettabile – rimarca Rodighiero – perché si traduce in una condizione di maggiore vulnerabilità economica, soprattutto per le donne anziane sole, prive di una pensione di reversibilità o che non si sono mai sposate. Spesso, gli assegni insufficienti costringono le donne a dipendere economicamente dal partner, compromettendo la loro indipendenza.”

Rodighiero conclude sottolineando la necessità di un welfare più efficace, capace di offrire soluzioni concrete per conciliare lavoro e cura della famiglia. Senza un cambiamento strutturale, il divario pensionistico continuerà a penalizzare le donne per tutta la loro vita.