La manifattura lombarda chiude il 2025 in territorio positivo, confermandosi uno dei principali motori industriali del Paese nonostante un quadro internazionale segnato da tensioni geopolitiche, rallentamenti della domanda globale e incertezze normative.
A tracciare il bilancio del quarto trimestre è il presidente di Confindustria Lombardia, Giuseppe Pasini, che evidenzia una crescita diffusa sui principali indicatori. La produzione industriale segna un +1,2% rispetto al 2024, il fatturato aumenta del 2,4%, mentre gli ordini esteri salgono del 2,5% e quelli interni dell’1,1%. Numeri che certificano la tenuta del sistema produttivo regionale in un contesto definito “tempestoso”.
Secondo Pasini, a sostenere la performance lombarda sono stati soprattutto la forte vocazione internazionale delle imprese, la capacità di adattamento ai mutamenti dei mercati e una marcata propensione all’innovazione. Un ruolo non secondario è attribuito anche alla capacità di “fare sistema”, cioè di coordinare azioni e strategie a tutela del comparto produttivo, inclusa la gestione dei principali dossier europei.
Il quadro non è però uniforme. Restano in sofferenza alcuni comparti particolarmente esposti alle turbolenze normative e alla volatilità dei mercati: il tessile, la filiera della gomma-plastica, la siderurgia e i mezzi di trasporto. Settori che risentono in modo più diretto dell’aumento dei costi energetici, delle pressioni regolatorie e della debolezza della domanda in alcune aree chiave.
Guardando al 2026, la priorità indicata dagli industriali è il rilancio degli investimenti, anche in vista della fase conclusiva del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. L’obiettivo è consolidare la crescita e rafforzare il mercato interno, così da compensare l’impatto delle tensioni internazionali sugli scambi.
Tra le richieste al legislatore europeo e nazionale figura anche la necessità di proteggere le produzioni “Made in EU” e di ridurre quelli che Pasini definisce “dazi interni”, ossia oneri come il sistema ETS sulle emissioni, l’eccesso di burocrazia e il caro energia, fattori che comprimono la competitività delle imprese rispetto ai concorrenti extraeuropei.
In questo scenario, grande attenzione è rivolta all’Industrial Accelerator Act, considerato uno strumento strategico per rilanciare la capacità manifatturiera europea. Negli ultimi vent’anni, osserva il presidente, il baricentro dell’economia mondiale si è progressivamente spostato lontano dall’Europa. Recuperare terreno nei confronti di Stati Uniti e Cina richiede interventi strutturali rapidi e incisivi, per evitare un ulteriore ridimensionamento del peso industriale del continente.














