MANTOVA – Un’Irpef media di 5.458 euro per contribuente, che colloca Mantova al 40° posto nazionale e al penultimo in Lombardia: soltanto a Sondrio si versa meno. È il dato che emerge dall’analisi dell’Ufficio studi della Cgia di Mestre sulle dichiarazioni dei redditi presentate nel 2025, riferite all’anno d’imposta 2024. La provincia conta complessivamente 310.770 contribuenti, un numero che la pone al 46° posto in Italia e all’ottavo nella regione.
Il quadro mantovano presenta una particolarità: il reddito complessivo medio dichiarato, pari a 26.359 euro, supera di 543 euro la media italiana di 25.816 euro, mentre l’Irpef media versata resta inferiore al dato nazionale. Rispetto ai 5.788 euro registrati in Italia, ogni contribuente mantovano paga infatti mediamente 330 euro in meno, circa il 5,7%.
Gli importi dell’imposta indicati nello studio sono al netto delle detrazioni per familiari a carico, lavoro e spese, da quelle sanitarie a quelle universitarie. Le elaborazioni della Cgia si basano sui dati del Ministero dell’Economia e delle Finanze.
In Lombardia soltanto Sondrio versa meno Irpef
Il confronto regionale evidenzia la distanza da Milano, prima anche nella graduatoria nazionale: nel capoluogo lombardo l’Irpef media raggiunge i 9.066 euro, ben 3.608 euro in più rispetto a Mantova. Seguono Monza e Brianza con 7.100 euro e Lecco con 6.733.
Più avanti della provincia virgiliana si collocano anche Varese, con 6.323 euro, Como con 6.318, Bergamo con 6.109, Lodi con 5.922, Pavia con 5.910, Brescia con 5.845 e Cremona con 5.749. Mantova è dunque undicesima sulle dodici province lombarde, davanti soltanto a Sondrio, dove l’imposta media si ferma a 5.233 euro: 225 euro in meno rispetto al territorio mantovano.
Anche per reddito complessivo medio dichiarato Mantova occupa la penultima posizione regionale. Milano guida con 34.803 euro, seguita da Monza e Brianza con 30.578 e Lecco con 29.906. Più vicine al dato mantovano sono Cremona, con 27.307 euro, Pavia con 27.192 e Brescia con 27.163. Alle spalle di Mantova resta Sondrio, con 25.167 euro.
Milano guida la classifica nazionale, a Ragusa l’imposta più bassa
Allargando il confronto all’Italia, Milano precede nettamente tutte le altre province per Irpef media versata. Con i suoi 9.066 euro supera di 1.530 euro Roma, seconda con 7.536 euro. Il terzo posto è occupato da Monza e Brianza, con 7.100 euro, seguita da Bolzano con 6.975 e Bologna con 6.846. Completano le prime dieci posizioni Lecco, con 6.733 euro, Parma con 6.723, Trieste con 6.452, Genova con 6.324 e Varese con 6.323. La Lombardia conta quindi quattro province nelle prime dieci posizioni nazionali.
All’estremo opposto della graduatoria si trova Ragusa, dove l’Irpef media è di 3.689 euro. Poco sopra si collocano Sud Sardegna con 3.743 euro, Vibo Valentia con 3.836 e Crotone con 3.867. Seguono Foggia con 3.899 euro, Nuoro con 3.900, Barletta-Andria-Trani con 3.917, Agrigento con 3.927, Enna con 3.935 e Brindisi con 4.019.
Tra Milano e Ragusa la differenza raggiunge così i 5.377 euro per contribuente. Mantova versa invece mediamente 1.769 euro in più rispetto alla provincia siciliana che chiude la classifica.
La Cgia richiama la progressività del sistema fiscale per spiegare perché, in linea generale, i territori con redditi più elevati siano anche quelli nei quali si paga un’Irpef maggiore. La graduatoria dell’imposta media va quindi letta insieme a quella dei redditi dichiarati: a Milano il reddito complessivo medio raggiunge i 34.803 euro, mentre a Ragusa si ferma a 18.287 euro. Il valore più basso dei redditi medi si registra invece a Crotone, con 18.016 euro.
Oltre 310mila contribuenti: Mantova ottava nella regione. Più di un contribuente su tre è pensionato
La seconda tabella dello studio fotografa la consistenza della platea fiscale. Con 310.770 contribuenti complessivi, Mantova si colloca al 46° posto nazionale, tra Alessandria, che ne conta 311.669, e Cagliari, con 293.820.
In Lombardia la provincia è ottava. Davanti si trovano Milano, con 2.486.066 contribuenti, Brescia con 951.028, Bergamo con 844.716, Monza e Brianza con 668.983, Varese con 648.909, Como con 442.014 e Pavia con 411.173. Seguono invece Mantova le province di Cremona, con 271.603 contribuenti, Lecco con 259.126, Lodi con 172.929 e Sondrio con 139.928.
Quanto alle principali tipologie di reddito, nel Mantovano risultano 180.099 contribuenti con redditi da lavoro dipendente e 109.187 con redditi da pensione. Nel Mantovano i contribuenti con redditi da pensione sono dunque pari al 35,1% del totale, più di uno su tre.
Sono invece 11.450 quelli con redditi da lavoro autonomo e 16.155 quelli con redditi da partecipazione. Il dato sugli autonomi, precisa la Cgia, non comprende chi rientra nel regime della flat tax.
Roma ha più contribuenti di tutti, Isernia chiude la graduatoria
A livello nazionale è Roma a contare il maggior numero di contribuenti: 3.001.253, davanti a Milano con 2.486.066. Il terzo posto è occupato da Napoli, con 1.677.856, che precede di poco Torino, ferma a 1.671.705.
Al quinto posto compare Brescia, con 951.028 contribuenti, seguita da Bari con 850.680 e Bergamo con 844.716. Chiudono le prime dieci posizioni Bologna, con 810.592, Firenze con 769.165 e Verona con 731.692. La Lombardia è dunque presente con tre province nelle prime sette posizioni italiane.
In fondo alla classifica si trova Isernia, con 59.135 contribuenti. La precedono Crotone con 95.983, Enna con 98.898, Vibo Valentia con 99.473 e Aosta con 99.839: sono le cinque province che restano sotto quota centomila. Poco sopra questa soglia si collocano Oristano, con 105.930 contribuenti, Rieti con 108.438 e Gorizia con 112.385.
Si tratta di una graduatoria per valori assoluti, sulla quale incide la dimensione demografica dei territori: il numero complessivo dei contribuenti non misura, da solo, né il livello dei redditi né l’entità dell’imposta pagata da ciascuno.
In tutta Italia la platea raggiunge i 42.837.963 contribuenti. Le principali categorie riportate dallo studio comprendono circa 24,1 milioni di percettori di redditi da lavoro dipendente e 14,5 milioni di percettori di pensioni. Sono invece circa 1,6 milioni i contribuenti con redditi da lavoro autonomo, esclusi quelli soggetti alla flat tax.
La Cgia: pressione fiscale al 43% nel 2026
Nel quadro generale delineato dall’associazione, la pressione fiscale italiana dovrebbe attestarsi al 43% nel 2026, in lieve aumento rispetto al 42,9% del 2025 e al di sopra del 41,6% registrato nel 2022.
Secondo la Cgia, questa crescita non significa necessariamente che tutte le famiglie e le piccole attività abbiano pagato più tasse. L’associazione stima infatti in 33,3 miliardi di euro l’alleggerimento del carico fiscale riconducibile alle misure introdotte dalle ultime quattro leggi di bilancio, tenendo conto delle risorse già stanziate dai governi precedenti e dei provvedimenti temporanei.
L’aumento della pressione fiscale viene collegato anche alla crescita dell’occupazione, ai rinnovi contrattuali e ai conseguenti incrementi delle entrate tributarie e contributive. A questi fattori si aggiungono i maggiori prelievi su banche, assicurazioni e grandi imprese e gli effetti contabili di alcune misure sul cuneo fiscale.
La Cgia cita in particolare il bonus per i lavoratori con redditi fino a 20mila euro, che ha sostituito una parte dell’esonero contributivo: il beneficio viene ora registrato come maggiore spesa pubblica, anziché come minore entrata. Un cambiamento contabile che contribuisce ad alzare l’indicatore della pressione fiscale, pur in presenza di un vantaggio in busta paga per i lavoratori interessati.
















