CASTELBELFORTE – Gli esuberi alla Mantua.it scendono da 50 a 40 e, per i dipendenti diretti, il piano sarà inizialmente gestito attraverso uscite volontarie e incentivate. L’accordo della procedura di licenziamento collettivo è stato sottoscritto oggi da Fai Cisl Asse del Po e Uila Uil Mantova, ma non dalla Flai Cgil, che ha giudicato l’intesa insufficiente e ha annunciato nuove iniziative di mobilitazione.
La procedura era stata aperta il 29 maggio dall’azienda alimentare di Castelbelforte, attiva nella produzione di pasti pronti e pizze surgelate e con un organico complessivo di 277 lavoratori. Il piano iniziale prevedeva 50 licenziamenti: 15 nello stabilimento di via Marconi 24, 25 in quello di via Colonna 58 e altri 10 nel sito di via Colonna 7, 9 e 11.
Dopo il mancato accordo del 30 giugno, la vertenza era passata in Regione Lombardia. Agli incontri del 22 e del 29 luglio era seguito un ulteriore confronto, svolto oggi in modalità telematica, al termine del quale Regione ha dichiarato conclusa con accordo la procedura prevista dalla legge sui licenziamenti collettivi.
L’intesa sottoscritta dall’azienda, assistita da Confindustria Emilia Area Centro, da Fai Cisl e Uila Uil riduce a 40 il fabbisogno di personale in uscita. Le adesioni volontarie potranno essere presentate fino al 15 ottobre, ma saranno sottoposte all’accettazione della società, che valuterà le richieste sulla base delle esigenze tecniche, organizzative e produttive.
Per i lavoratori che non sono prossimi alla pensione è previsto un incentivo all’esodo di 13mila euro lordi, al quale si aggiungono 500 euro lordi a titolo di transazione generale. L’erogazione sarà subordinata alla sottoscrizione di un verbale di conciliazione in sede protetta e alla rinuncia a eventuali pretese legate al rapporto di lavoro e alla sua cessazione.
Una misura differente è stata stabilita per chi maturerà i requisiti pensionistici entro 24 mesi dall’uscita. In questo caso Mantua.it riconoscerà un’integrazione economica pari al 50 per cento della differenza tra la retribuzione lorda mensile percepita al momento della cessazione e l’importo lordo della Naspi. La somma sarà corrisposta in un’unica soluzione per il periodo necessario a raggiungere la pensione, fino a un massimo di due anni. Anche per questi lavoratori sono previsti gli ulteriori 500 euro.
Fai Cisl e Uila Uil rivendicano il risultato ottenuto al termine di quella che definiscono una «lunga e dura trattativa», durante la quale azienda e sindacati si sono trovati più volte su posizioni distanti. Per le due organizzazioni, la riduzione degli esuberi e il ricorso alle adesioni volontarie permettono una gestione meno traumatica della riorganizzazione.
«L’intesa garantisce ai lavoratori uno strumento concreto di tutela e offre certezze economiche e regole chiare in una fase particolarmente delicata», affermano Fai Cisl Asse del Po e Uila Uil rappresentate rispettivamente da Ciro Di Lena e Gennaro Pesce, che assicurano di voler seguire con attenzione l’applicazione dell’accordo affinché ogni scelta sia libera e consapevole.
Di segno opposto la posizione della Flai Cgil Mantova, rappresentata da Ivan Papazzoni e Gianluca Casu, che non ha firmato ritenendo «irricevibile» la proposta. «Gli esuberi a nostro avviso non sono giustificati, e soprattutto spostano il “cappio” da un lavoratore all’altro. L’azienda non ha accettato che le uscite fossero solo volontarie ed incentivate, premessa fondamentale per la nostra firma. Non dimentichiamo che gli esuberi annunciati non sono per crisi aziendale ma per una non ben definita ristrutturazione. Parlare di esuberi quando all’interno dell’azienda lavora una srl in appalto, in confezionamento (cosa non prevista dal CCNL Industria alimentare), è secondo Flai-Cgil Mantova fuorviante, pericoloso e di conseguenza inaccettabile. Inoltre, oggi gli esuberi sono diminuiti perché in realtà dieci persone hanno già lasciato: sette interinali hanno perso il posto, e sono andati via un paio di persone degli uffici e un manutentore». La Flai Cgil ha annunciato la convocazione urgente di lavoratori diretti e somministrati e l’intenzione di alzare il livello della mobilitazione.


















