MANTOVA – Confagricoltura Mantova esprime forte preoccupazione per il Piano di Ripristino della Natura, giudicato poco chiaro, complesso da applicare e potenzialmente dannoso per il settore agricolo. Il piano europeo punta a ripristinare entro il 2030 almeno il 20% delle aree terrestri e marine dell’Unione, ma secondo l’organizzazione rischia di generare ricadute pesanti anche sul territorio mantovano.
Le criticità principali riguardano le aree Natura 2000, dove il biologico verrebbe imposto come unico metodo produttivo. Una misura che, secondo l’ufficio tecnico di via Fancelli, coinvolgerebbe zone come il Parco del Mincio e il Parco Oglio Sud, con migliaia di ettari da convertire forzatamente al biologico: una scelta che Confagricoltura ritiene debba restare volontaria. L’aumento delle superfici bio, inoltre, potrebbe saturare il mercato e far calare i prezzi.
Alcune regioni, tra cui Lombardia ed Emilia‑Romagna, stanno valutando ulteriori restrizioni, come il divieto di utilizzo dei fitosanitari anche nelle aziende con terreni dentro e fuori dalle aree protette.
Il Piano promuove inoltre pratiche agricole estensive, contestate da Confagricoltura Mantova: oggi il 73% delle superfici europee è già gestito con criteri virtuosi tramite ecoschemi e misure agro‑ambientali. Ulteriori obblighi, secondo l’organizzazione, farebbero diminuire pericolosamente le produzioni.
Un capitolo delicato riguarda la pioppicoltura, settore strategico per Mantova con oltre 7.000 ettari coltivati. Le misure sulla rinaturazione dei corsi d’acqua e sulla connettività fluviale potrebbero modificare assetto idraulico e morfologia delle fasce perifluviali, dove i pioppeti svolgono da sempre un ruolo di presidio, stabilità dei suoli e assorbimento di carbonio. Ridurre questa coltura significherebbe aumentare la dipendenza dall’estero per la filiera del legno. Positivo invece il giudizio sulla gestione degli ecosistemi forestali prevista dal Piano.
Confagricoltura ha già inviato le proprie osservazioni al Ministero dell’Ambiente, al Ministero dell’Agricoltura e alla Regione Lombardia. Entro il 1° settembre gli Stati membri dovranno presentare a Bruxelles i rispettivi piani nazionali: fino ad allora, l’organizzazione manterrà alta l’attenzione sul tema

















