Meno ettari scambiati, ma valori in forte crescita: la terra agricola mantovana continua a valere sempre di più. È questo il dato che emerge con chiarezza dall’indagine 2025 sul mercato fondiario della provincia di Mantova, che fotografa un settore dove le compravendite rallentano ma i prezzi corrono, spinti dalla zootecnia, dagli investimenti energetici e dalle nuove dinamiche economiche delle campagne.
Meno scambi, ma terra sempre più cara
Il mercato fondiario mantovano nel 2025 mostra un andamento apparentemente contraddittorio: diminuiscono le compravendite, ma aumentano i prezzi. La mobilità fondiaria si è ridotta in modo significativo, con un calo del 13% degli atti e del 24% delle superfici scambiate, per circa 1.200 ettari complessivi. Anche il valore totale delle transazioni è sceso del 13%, fermandosi a 58,5 milioni di euro.
Nonostante ciò, il prezzo medio della terra ha registrato un balzo dell’8,7%, arrivando a 4,9 euro al metro quadrato. Ogni atto riguarda mediamente 3,5 ettari per un valore di circa 170.500 euro, mentre il patrimonio fondiario provinciale complessivo è stimato in 8,85 miliardi di euro.
La mappa dei prezzi: su Asolano e hinterland, arretrano le colline
Le quotazioni più elevate si registrano nell’area Asolana–Goitese, in particolare tra Castel Goffredo, Guidizzolo e Goito, dove i prezzi arrivano a 6–6,2 euro al metro quadrato. Forti rialzi anche nella cintura nord di Mantova (Porto Mantovano, San Giorgio, Marmirolo, Roverbella) e nella zona di Roncoferraro e Castelbelforte, con valori tra 5 e 5,5 euro.
La pianura centrale mantovana continua a crescere, mentre il Sinistra e il Destra Secchia restano sostanzialmente stabili. In controtendenza le colline moreniche, che perdono valore scendendo attorno ai 4 euro al metro quadrato. Nel confronto tra gli ultimi due trienni, il valore medio del patrimonio fondiario provinciale è comunque cresciuto del 2,7%.
Allevamenti, immobiliare e agrivoltaico spingono i valori
Alla base dell’aumento dei prezzi ci sono soprattutto le buone performance del comparto lattiero-caseario nel 2024, che hanno consentito a molte aziende zootecniche di investire nell’acquisto di nuovi terreni per sostenere mandrie sempre più grandi. In alcune aree, come la cosiddetta “grande Mantova”, pesano anche le aspettative di future trasformazioni urbanistiche.
Un ruolo crescente è giocato inoltre dagli impianti agrivoltaici, sempre più al centro dell’interesse di operatori energetici e investitori. Le campagne, grazie alla loro estensione e pianeggiabilità, rappresentano un terreno ideale per grandi impianti, sostenuti da una normativa nazionale ed europea favorevole alla transizione energetica.
Chi vende, chi compra e le incognite del futuro
A vendere sono soprattutto agricoltori anziani senza ricambio generazionale, eredi non interessati all’attività agricola o aziende in difficoltà finanziaria. A comprare, invece, sono per lo più imprenditori agricoli professionali, in particolare zootecnici e orticoltori, ma anche investitori esterni che vedono nella terra un bene rifugio o un’opportunità legata al turismo e alla ristorazione.
Guardando al futuro, però, pesano alcune incognite: il basso ricambio generazionale e la prevista riduzione delle risorse della Politica agricola comune nella programmazione 2028-2034 rischiano di indebolire la domanda e di incidere sulla tenuta del mercato fondiario mantovano.















