Ue, Agricoltori mantovani a Strasburgo: “più controlli e stop a import sleale”

Coldiretti Mantova a Strasburgo

STRASBURGO – Fermare le importazioni sleali di cibi che non rispettano gli standard europei e mettono a rischio la salute dei cittadini e il reddito degli agricoltori. Le stesse regole che seguono le imprese agricole in Europa devono essere rispettate da chi vuole vendere da noi, da qualunque Paese voglia esportare qui. E servono più controlli, perché ora solo il 3% delle merci viene fisicamente verificato nei porti e alle frontiere.

Questa la posizione di Coldiretti, presente oggi a Strasburgo in corteo fino al Parlamento Europeo con oltre mille soci agricoltori guidati dal Presidente Ettore Prandini e dal Segretario Generale Vincenzo Gesmundo, al fianco degli agricoltori francesi della Fnsea. Tra i partecipanti anche una delegazione di agricoltori mantovani, guidata dal direttore Giuseppe Ruffini, dal delegato lombardo di Coldiretti Giovani, Giovanni Bellei, e dal vicedelegato provinciale dei Giovani, Lorenzo Ottoni.

“Siamo a Strasburgo per chiedere alle istituzioni europee un cambio di passo nei confronti della nostra agricoltura – afferma il presidente dei Giovani di Coldiretti Lombardia, Giovanni Bellei –. Agli agricoltori europei si chiede giustamente di produrre cibo di qualità che salvaguardi la salute dei consumatori e l’ambiente: chiediamo quindi che ci sia reciprocità rispetto ai prodotti che entrano nell’Unione Europea, affinché rispettino le nostre stesse regole”.

La deriva autocratica e ideologica imposta da Ursula Von der Leyen – afferma Coldiretti – sta uccidendo l’agricoltura europea e mettendo a rischio la sovranità alimentare del continente. La Commissione ha il dovere di difendere le produzioni europee, i cittadini consumatori e la sicurezza del cibo.

LE RICHIESTE
Coldiretti chiede anche trasparenza totale con l’origine obbligatoria in etichetta per tutti i prodotti e l’abolizione dell’inganno del codice doganale dell’ultima trasformazione. La Commissione predica ideologia e impone burocrazia: 100 giorni di lavoro sottratti ogni anno alle aziende agricole per obblighi inutili, mentre senza reciprocità il commercio diventa un’arma contro l’Europa.
Il negoziato sul Mercosur è l’emblema delle follie della Commissione: un accordo costruito per importare prodotti senza reciprocità e senza controlli sanitari e ambientali, aprendo la strada ad altri trattati ancora più pericolosi per l’agricoltura e il cibo europeo.
Per queste ragioni la mobilitazione di Coldiretti proseguirà senza sosta, finché la Commissione non abbandonerà la linea suicida che ha imposto e non ripristinerà un quadro politico e commerciale capace di difendere agricoltura, cittadini e sovranità alimentare europea.
“Continuiamo la nostra protesta sul tema della trasparenza – sottolinea il presidente di Coldiretti Ettore Prandini – nell’interesse delle imprese agricole ma soprattutto dei cittadini consumatori. Vogliamo dare garanzie sulla qualità dei prodotti e, soprattutto, assicurare che i cibi importati rispettino esattamente le stesse regole e gli stessi standard ai quali sono sottoposte le nostre imprese”.

CIA: A RISCHIO 40MILA POSTI E GIRO D’AFFARI DA 22 mld DI ZOOTECNIA MADE IN ITALY
“Accetteremo il Mercosur solo alle nostre condizioni. Per questo siamo oggi a Strasburgo con centinaia di agricoltori arrivati da tutta Italia. Ribadiamo al Parlamento europeo che senza reciprocità piena e controlli serrati non c’è accordo che tenga. L’agricoltura ne uscirebbe a pezzi”. Dalla seconda mobilitazione europea nell’arco di due mesi, dopo quella a Bruxelles, si leva la voce del presidente nazionale di Cia-Agricoltori Italiani, Cristiano Fini. Dati alla mano, lo scenario è preoccupante, soprattutto per i comparti più sensibili: zootecnia e risicoltura in testa.

ALLARME POSTI LAVORO E CONTROLLI
La protesta di Cia vuole accendere i riflettori sui numeri drammatici dell’accordo Ue-Mercosur così com’è: circa 40.000 posti di lavoro a rischio in Europa nell’agroalimentare, oltre a falle nei controlli e squilibri produttivi che minacciano i produttori italiani. “Non ci fermiamo -ribadisce Fini- pretendiamo nero su bianco la reciprocità degli standard produttivi, sanitari e ambientali, più controlli rigorosi su tutte le merci dal Sud America e clausole di salvaguardia rapide e efficaci”.

Se nel settore zootecnico l’Italia vanta una filiera forte (la produzione di carni si attesta sui 3,3 milioni di tonnellate), i Paesi del Mercosur sfornano 38,5 milioni di tonnellate di carni, mentre l’import attuale è limitato solamente a 41mila tonnellate per un valore di 288 milioni di euro. La forbice di scala tra capacità produttiva e mercato evidenzia, dunque, ampi margini di crescita che potrebbe avere l’export di carni dal Mercosur, col rischio di minare la redditività di un settore che da noi vale circa 22,7 miliardi di euro. Si stima che entro il 2040, l’import di carni suine e pollame da quei Paesi aumenterà del +25%. Nel comparto ortofrutticolo, invece, l’Ue importa 39mila tonnellate di frutta e verdura e 1.200 tonnellate di riso. Volumi modesti oggi, ma con che, con dazi azzerati, possono esplodere comprimendo prezzi e margini italiani.

Sul riso, è particolarmente rilevante anche il dato sulla concorrenza dei paesi Mercosur al nostro export: nel 2024 l’Italia ne ha prodotto 1.448.760 tonnellate per un valore delle esportazioni di 680 milioni euro intra-Ue e 187 milioni extra-Ue: quindi eventuali distorsioni competitive dal via libera all’accordo potrebbero riflettersi non solo sul mercato interno, ma anche sulle performance sui mercati stranieri.

In particolare, l’organizzazione segnala le criticità del settore della carne bovina: un audit Ue, per esempio, ha già smascherato le falle nell’export di carne non conforme per la presenza dell’ormone estradiolo 17-beta. Malgrado il Brasile abbia sospeso volontariamente le esportazioni verso l’Ue, partite di carne non conformi sono comunque riuscite ad arrivare in Italia. Più in generale, Cia ricorda come siano state spesso rilevate inefficienze, follow-up lenti e catene del freddo instabili nella logistica. Il Mercosur prevede regolamenti formali ma applicazioni disuniformi e le infrastrutture limitate non garantiscono standard adeguati lungo la filiera.

CONFAGRICOLTURA: “A STRASBURGO PER ACCORDI EQUI”
“Confagricoltura e gli agricoltori oggi hanno fatto sentire la loro voce a Strasburgo: scendere in piazza è uno degli strumenti che abbiamo per accendere i riflettori su un settore cruciale, ma la cui voce è stata troppo spesso ignorata dall’Europa in questi anni”. Così Alberto Cortesi, Presidente di Confagricoltura Mantova, commenta la manifestazione di oggi a Strasburgo. Una mobilitazione che segue quella del 18 dicembre a Bruxelles, durante la quale aveva sfilato anche lo stesso Cortesi. “Quello che chiediamo è una politica agricola comune che permetta agli agricoltori mantovani, italiani ed europei di continuare a garantire sicurezza alimentare: cibo sano e sicuro, come quello che produciamo ogni giorno. Per questo diciamo ‘no’ ad accordi commerciali sbagliati come quello con il Mercosur. Dall’altra parte l’agricoltura europea ha bisogno di maggiori risorse e gli agricoltori devono poter contare su un reddito equo. Gli agricoltori scendono in piazza anche per i cittadini: siamo in prima linea nel difendere il nostro ruolo di produttori di cibo sicuro e sano, oltre che come custodi del territorio”.
“Siamo a Strasburgo per continuare la nostra mobilitazione iniziata a dicembre a Bruxelles. Come Confagricoltura stiamo chiedendo accordi commerciali equi. Stiamo chiedendo quelle risorse economiche necessarie per poter garantire la sicurezza alimentare in Europa. L’Europa è nata sul settore primario e noi vogliamo mantenere un’Europa che investa sull’agricoltura e sui suoi agricoltori” ha affermato il presidente di Confagricoltura e del Copa, Massimiliano Giansanti.”.