FORMIGOSA – È ufficialmente partito il progetto “Periferie Urbane – Formigosa”, un’iniziativa che punta a valorizzare il quartiere più periferico della città di Mantova attraverso il linguaggio delle immagini. L’obiettivo è restituire, tramite una mostra fotografica permanente, il vissuto, i luoghi e la quotidianità di Formigosa, dando voce alla sua identità e rafforzando il senso di comunità.
Tredici i fotografi, oltre a due amici da Verona e Bergamo e al fotografo romano Fabio Moscatelli, si sono prestati al progetto, iniziato tra luglio e agosto e snodatosi attraverso l’individuazione di tredici persone che i promotori sono andati a visitare presso le loro stesse abitazioni, passando ore e ore insieme. “Ci hanno raccontato le loro vite o quelle dei loro cari che abbiamo messo al centro della narrazione – spiega Anna Pasolini -, ci hanno mostrato cimeli, sono stati gli attori protagonisti di questo racconto”.
Raccontare un luogo, in questo caso una frazione, attraverso le persone che l’hanno vissuto e in qualche modo ne hanno fatto la storia, significa documentarsi, parlare con le figlie, gli eredi, con i protagonisti stessi se ancora in vita, e infine restituire per immagini la storia di questi personaggi.
Riaffiorano così le vicende di Loris Campana, medaglia d’oro del ciclismo del 1950, attraverso i ricordi delle figlie; ci sono i coniugi Arvati, storici fondatori dell’omonimo panificio, con la signora che è stata anche campionessa di canottaggio alle Olimpiadi. Ci sono le sorelle Morselli, che hanno una fornace storica a Formigosa, frazione in cui un tempo esistevano ben 7 fornaci che, grazie alle acque del Mincio e alla malta che riuscivano a trasportare in loco, producevano mattoni.
C’è anche la Filodrammatica, il luogo dove passavano gli attori prima di fare il “grande salto” al Teatro Sociale di Mantova. E poi due figure storiche come il medico e il prete, tutti fotografati con micro-storie che saranno esposte nelle sale del Centro Auser di Formigosa dall’8 novembre alle ore 10.30 e poi in forma permanente.
“Questa è solo parte della mostra – continua Pasolini – l’altra è “open”: abbiamo lanciato una call alla gente di Formigosa per metterci la faccia, con senso di appartenenza: venite a farvi fotografare e il vostro ritratto sarà appeso nella piazza di Formigosa per un mese con manifesti in Pvc di dimensioni 70×100. Abbiamo allestito uno studio fotografico temporaneo dentro il Centro Auser e sono arrivate tantissime persone, 34 per la precisione”. Persone che testimoniano la Formigosa di oggi, a braccetto con la Formigosa di ieri.
Come racconta Paola Radaelli, referente Progetti di Auser, il progetto nasce con l’intento di documentare e condividere la vita del quartiere, coinvolgendo direttamente i suoi abitanti. Le fotografie, che saranno esposte nei locali dell’Associazione Auser Formigosa, diventeranno uno strumento di memoria collettiva e aggregazione sociale.
Il presidente dell’associazione, Luciano Mazzali, sottolinea come Auser Formigosa sia l’unica realtà associativa presente nel quartiere, e come questa iniziativa rappresenti un’occasione preziosa per favorire la socializzazione, soprattutto tra le persone anziane, che potranno riconoscersi nei volti e nei luoghi immortalati.
Auser è da anni attiva sul territorio con numerose proposte dedicate all’invecchiamento attivo e alla vita comunitaria, tra cui:
- corsi di ginnastica dolce e danza moderna
- corsi di alfabetizzazione digitale su smartphone e tablet
- attività ludiche come tombola, burraco, ramino e biliardo
- feste a tema, pranzi e cene sociali
- incontri medici sulla prevenzione, in collaborazione con la Farmacia Paini
- incontri sulla sicurezza e progetti condivisi con realtà locali come l’oratorio, la Cooperativa Fior di Loto e il WWF
La coordinatrice del progetto è Anna Pasolini, in rappresentanza dell’Associazione Topis e del Foto Cine Club, che ha curato la parte fotografica e organizzativa dell’iniziativa.
Un sentito ringraziamento è stato rivolto al Comune di Mantova e alla Fondazione Banca Agricola Mantovana, che hanno sostenuto il progetto, riconoscendone il valore sociale e culturale.


















