SUZZARA– Il Museo Galleria del Premio Suzzara ha inaugurato oggi, sabato 21 marzo, la mostra “Alberto Ravaioli. Pagine di un diario terrestre (2022-25)”. L’esposizione, che resterà aperta fino al 18 aprile 2026, propone un viaggio profondo nella ricerca pittorica dell’artista, dove la terra non è solo un elemento naturale, ma un archivio di memoria e stratificazioni.
La pittura come archeologia
Le tele di Ravaioli sono il risultato di un processo di sovrapposizione cromatica e materica. Colori, carte e segni si depositano sulla superficie come livelli geologici, creando immagini che oscillano tra il paesaggio naturale — calanchi, pareti rocciose, superfici frastagliate — e la visione mentale. L’artista non cancella il passato della tela, ma lo ingloba, lasciando che le tracce affiorino come in un palinsesto temporale.
Il dialogo con la poesia
Caratteristica distintiva della mostra è il costante dialogo tra l’immagine e il Logos. Accanto alle opere pittoriche sono infatti esposte le poesie dell’artista, creando un ponte tra la concretezza della materia e l’immaterialità del pensiero. «La ricerca di Alberto Ravaioli ci ricorda come la terra sia anche un luogo di racconto – ha sottolineato l’Assessore alla Cultura, Stefano Rosselli – restituendo al pubblico un’esperienza visiva intensa e meditativa che dialoga col nostro territorio».
Nota sull’Artista
Alberto Ravaioli (Faenza, 1942) vive e lavora a Bologna. Formatosi alla Scuola “Tommaso Minardi” di Faenza, nel 1960 ebbe l’onore di incontrare Giorgio Morandi, che lo incoraggiò a sviluppare la sua personale indagine sulla natura. Dopo un inizio come ceramista, la sua arte si è evoluta verso un linguaggio astratto e informale di grande complessità. Le sue opere sono presenti in prestigiose collezioni pubbliche, tra cui la Galleria d’Arte Moderna di Bologna e il Museo d’Arte Moderna di Lerici, e sono state esposte in capitali internazionali come Parigi e Zagabria.
INFO E ORARI
Orari: Mar-Ven 9-17; Sabato 10-18.
Contatti: galleriapremio@comune.suzzara.mn.it | 0376 513513.




















