Danilo Martelli e gli ‘invincibili’, l’omaggio del Giro d’Italia nel 75° di Superga

Tutto pronto per l’edizione numero 107 del Giro d’Italia al via oggi, con la prima tappa Venaria Reale-Torino della corsa rosa che, nel giorno del 75° della tragedia di Superga, omaggerà il Grande Torino.  Il vincitore della prima tappa della corsa – il via è in programma alle 13.45 – indosserà la maglia rosa con un inserto granata, “Grande Torino 1949. Solo il fato li vinse”.

75 anni da quel 4 maggio quando la più grande tragedia del calcio italiano avvenne poco dopo le 17 con l’aereo che trasportava i giocatori del Grande Torino, di ritorno da una partita a Lisbona, che si schiantò contro la collina di Superga. Nell’impatto morirono tutte e 31 le persone a bordo: l’intera squadra granata con campioni del calibro di Mazzola, Loik, Gabetto, Ossola e con il mantovano Danilo Martelli, il giovane talento di quella squadra che sembrava difficile da fermare, vincitrice di cinque scudetti consecutivi, dalla stagione 1942-1943 al campionato 1948-1949.

Martelli nacque il 27 maggio 1923 a Castellucchio. Esordì con il Marzotto Manerbio  in serie C, nella stagione  1940-41; passò poi al Brescia che nel 1943 conquistò la promozione in massima serie, ma potè giocare solo al termine della Seconda guerra mondiale nel primo campionato postbellico, con due gironi regionali. Il Brescia ottenne il quarto posto nel girone dell’Alta Italia, perdendo poi lo spareggio con il Milan per il girone finale. Tuttavia Martelli si mise in luce e fu notato dai dirigenti granata. Raggiunse così Torino nel 1946.  Con le sue 72 presenze e 10 reti, contribuì agli scudetti del Grande Torino degli anni 1947, 1948 e 1949.

Mediano e mezz’ala, giocava su entrambe le fasce, ed era capace di difendere esattamente come di attaccare, giocando sempre con grande profitto. Portando via, durante un’amichevole, il pallone a Gudmundsson e dribblandolo non fece più toccare palla allo svedese del Milan: così l’undici settembre del 1948 Danilo Martelli si candidò per diventare un titolare nel Grande Torino. Il giornalista Renato Tosatti scrisse su su “Tuttosport” dopo la gara del gennaio 1948 contro il Livorno: Tra le ragioni del trionfo, la disperata volontà di Martelli di entrare in Nazionale, ciò che gli consente di essere sempre il migliore in campo…

A Torino abitava in via Nizza 110 e con Bacigalupo e Rigamonti, faceva parte del famoso “Trio Nizza” tutti e tre scapoli, facevano un terzetto di amici praticamente inseparabili. Scrive a tal proposito Franco Senestro: “Lì – diceva scherzosamente Becigalupo – io e Rigamonti ci viviamo e dormiamo, Martelli, invece, ci dorme semplicemente”. Con questo, Bacigalupo voleva significare che Martelli… era un gran dormiglione;

Il trio Nizza

l’incarico di svegliarlo se lo prendeva ogni mattino Rigamonti che a tanto non riusciva se non quando si decideva ad armarsi di un bicchier d’acqua e spruzzargliene qualche ditata in volto!
E allora Martelli si svegliava; arrabbiatissimo, minacciando chissà quali rappresaglie… ma del tutto tranquillo trenta secondi più tardi, non appena accendeva la piccola radio che si teneva costantemente sul tavolino da notte”.

Martelli era un punto di riferimento importante per il Grande Torino e non solo sul campo. Lo dimostra anche un fatto molto curioso: la società aveva necessità di vendere qualcuno per riassestare le proprie finanze e aveva pensato di cedere Martelli, appetito da molte squadre. I suoi compagni organizzarono una specie di autotassazione per arrivare alla metà della cifra che l’avrebbero pagato le altre società, pur di far rimanere Danilo in granata, in quella squadra del tanti record che ancora resistono come quello dell’11 maggio del 1947 quando 10 granata su 11 furono schierati in maglia azzurra nel match vinto 3-2 sull’Ungheria, o il 10-0 inflitto in casa all’Alessandria o la vittoria in trasferta per 7-0 a Roma. Un altro recrod che nessuna squadra italiana è stata in grado di uguagliare, è quello dell’imbattibilità interna: per 6 anni e 9 mesi (dal 31 gennaio del 1943 al 23 ottobre del 1949) cioè l’equivalente di 100 partite, di cui 3 giocate dai ragazzi della Primavera subito dopo la tragedia di Superga e 4 dalla nuova squadra nel campionato successivo, i granata non conobbero sconfitte: 89 vittorie e 11 pareggi con 363 gol realizzati e 80 incassati.

E’ stato scritto che i giocatori del Torino erano “eroi per i bambini, idoli per la gente che, in quegli anni, si affidava anche al calcio (e al nascente totocalcio) per ricominciare a sognare una vita migliore dopo gli anni bui della guerra e della dittatura”.
Lo schianto di quel 4 maggio 1949 contro la collina di Superga mise tragicamente la parola fine a quella parabola leggendaria, ma non a quel che essa rappresentò.
Dopo la tragedia di Superga a Mantova venne deciso di intitolare lo stadio a Danilo Martelli (nella vicina Piadena la squadra locale) per ricordare a tutti coloro che amavano il calcio quel giovane mantovano che, con la squadra degli ‘invincibili’, fece sognare un’Italia desiderosa di ricominciare dopo i disastri della guerra. Indro Montanelli, sul Corriere della Sera del 7 maggio 1949 scrisse: “Gli eroi sono sempre immortali agli occhi di chi in essi crede. E così i ragazzi crederanno che il Torino non è morto: è soltanto ‘in trasferta”‘.

 

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