MANTOVA – Nel novembre del 2020 aveva affrontato un viaggio estremo, portando il padre malato di Covid da Napoli a Mantova, attaccato a una bombola d’ossigeno, con la speranza di poterlo curare con il plasma iperimmune. Oggi, per la prima volta dopo sei anni, il signor Domenico Leoncino è tornato all’ospedale Carlo Poma, il luogo dove è stato curato e salvato da un destino che allora sembrava ormai segnato.
Arrivato in condizioni disperate, Domenico aveva avuto bisogno di due sacche di plasma prima che si potessero intravedere i primi segnali di miglioramento. Il 26 dicembre, contro ogni previsione, era uscito dall’ospedale camminando sulle proprie gambe.
“Oggi è stato impossibile trattenere le lacrime – racconta Roberto Mari, che sei anni fa, attraverso conoscenze comuni, fece da tramite tra l’ospedale e la famiglia Leoncino –. Domenico era arrivato a Mantova più morto che vivo, poi è avvenuto il miracolo. Un miracolo reso possibile dalla determinazione della famiglia, con il figlio Ruben Pasquale in primis, insieme a Pasquale Mallardo e Antonella Cicale, al sottoscritto, a Mario Luppi e, soprattutto, a Giuseppe De Donno e Massimo Franchini, con i primari Castelli, Casari, Amato e Scarduelli. Faccio davvero fatica a trovare le parole per descrivere l’emozione di Domenico quando si è ritrovato davanti a quei mattoni, per la prima volta, nel punto dove scattammo quella foto. I miracoli esistono ed è giusto, ed è bello, raccontarli”.
Ad accoglierlo oggi c’era anche il dottor Massimo Franchini, che lo ha accompagnato nuovamente al Poma. Insieme hanno ricordato quei giorni drammatici in cui il plasma iperimmune aveva fatto conoscere Mantova in tutta Italia e oltre confine, e che, nelle parole del figlio arrivato nel capoluogo virgiliano, rappresentava l’ultima possibilità: “Mio padre è gravissimo, vi prego, salvatelo con il vostro plasma”.
Nove ore di viaggio, oltre 700 chilometri percorsi con la vita appesa a un filo: definirlo un viaggio della speranza è forse riduttivo, fu piuttosto un viaggio della disperazione. A 59 anni Domenico rischiava di non farcela; il pericolo di morire in auto era altissimo. Eppure ce l’ha fatta. È arrivato a Mantova, è stato preso in carico immediatamente e trasferito in rianimazione.
I medici non nutrivano grandi speranze di ripresa: la malattia era già in fase avanzata e l’uomo soffriva anche di altre patologie. Ma la storia ha preso un’altra direzione. Quando tutto sembrava perduto, Domenico si è ripreso completamente e, passo dopo passo, è uscito dal Carlo Poma per tornare nella sua Napoli.
“Sono nato due volte – aveva detto – il giorno della mia nascita e il giorno in cui sono venuto a Mantova. Da oggi festeggerò due compleanni”.
Se il figlio era già tornato in città in altre occasioni, per Domenico quella di oggi è stata la prima volta. E non sarà l’ultima: ha infatti promesso che tornerà il 27 luglio, in occasione dell’anniversario della morte del dottor Giuseppe De Donno, che insieme a Massimo Franchini gli ha dato un’altra possibilità di vita.

















