Il Ritz e il sapore di un’epoca

MANTOVA – Nei primi tempi in cui il gruppo Facebook “Sei di Mantova se” apparve online, tantissimi post terminavano proprio la frase che dava il nome al gruppo con espressioni come: “se dopo il cinema andavi a mangiare la pizza al Ritz”, “se prima della disco andavi al Ritz”, “se dopo le vasche in città andavi con gli amici al Ritz”, “se per la cena di classe andavi al Ritz”, e così via. Perché erano davvero tante le situazioni della vita quotidiana che avevano un unico, comune denominatore: la pizzeria-ristorante di viale Piave, una delle primissime della città, che per decenni è stata un punto di riferimento assoluto per generazioni di mantovani. Uno di quei luoghi che, nel cuore di tanti, è come se non avesse mai davvero chiuso, anche se l’ultima serranda del Ritz si è abbassata ormai nel lontano 1997.

Quella del locale di viale Piave è una storia figlia di quegli incredibili anni Sessanta, in cui l’ottimismo verso il futuro pareva contagioso, quasi inevitabile, e la voglia di costruire e inventare superava ogni timore. Il Ritz venne aperto il 31 dicembre 1964 da Luciano Tonelli insieme al figlio Roberto. Luciano, che per molti anni aveva lavorato come distributore all’ingrosso di formaggi, aveva già aperto con la moglie, nella stessa strada, un negozio di formaggi nel 1960. Da lì, la domenica, uscivano delle lasagne fumanti e profumatissime, prenotate dai clienti e consegnate direttamente a domicilio. E forse fu proprio quel successo gastronomico, nato quasi spontaneamente, a spingerlo a fare il grande passo e ad aprire il Ritz, dove nel 1969 arrivò a lavorare anche Giorgio, figlio primogenito, che aveva continuato l’attività di distribuzione di formaggi, sano esercizio di diversificazione negli anni in cui il Ritz, come si direbbe oggi, era ancora una “start-up”. Il terzo fratello, Gianni, scelse invece la libera professione.

Il signor Luciano al bar

Forse c’è chi ricorda ancora com’era strutturato il locale nei primissimi anni: l’ingresso con la sala principale e il forno delle pizze, i tavoli sistemati nei box e la caratteristica sala in “stile Tudor”. Nel 1966 arrivò poi la “Sala Bianca”, destinata al ristorante poi denominato “Ritzino”, mentre negli anni Ottanta, con l’acquisto di una vetrina affacciata su viale Piave, venne ricavata un’ulteriore sala.
Con l’arrivo del secondo forno, capace di cuocere dodici pizze alla volta e affiancato a quello originario da otto, i box sparirono e il locale assunse una nuova fisionomia, più ampia e moderna. Ma l’anima rimase la stessa: le tovaglie a quadretti bianchi e rossi, il vociare continuo delle persone, l’attesa paziente all’ingresso, con Giorgio e Roberto – sempre gentili – impegnati a dare un orario più o meno approssimativo a chi sperava di sedersi al tavolo.

Negli anni Ottanta si arrivò a sfornare anche 600 pizze in una sola domenica, numeri che raccontano da soli quanto il Ritz fosse entrato nella vita quotidiana della città.
E se il locale divenne un vero culto per i mantovani, di città e non solo, lo stesso accadde per alcuni piatti simbolo. Su tutti il celeberrimo Risotto Ritz, con piselli, funghi e prosciutto, legato con panna e grana: sulla carta una ricetta semplice, ma al Ritz aveva un sapore inconfondibile, tanto che se ne preparavano fino a mille a settimana. Molto apprezzato era anche il pesce, in particolare il fritto misto, leggero, saporito e croccante al punto giusto.
Buone pizze, buona cucina, certo. Ma il Ritz era molto di più. Era il posto dove da bambini ci si sedeva a tavola con mamma e papà, e qualche anno dopo, con i primi spiragli di indipendenza, ci si tornava con le tavolate di amici, i compagni di scuola, le compagnie rumorose e felici. E più avanti ancora con la dolce metà: ovviamente se una storia non era ancora ufficiale, dopo una cena al Ritz lo diventava quasi per forza.
Negli anni d’oro il locale arrivò ad avere fino a quindici dipendenti tra cuochi, pizzaioli e camerieri. Molti di loro, grazie all’esperienza maturata tra quelle mura, hanno poi aperto locali propri, portando con sé un pezzo di quella scuola e di quello spirito.

Roberto e Giorgio Tonelli con Gianni Rivera

Dal Ritz, nel corso degli anni, sono passati anche politici come Bettino Craxi, sportivi come Gianni Rivera e tantissimi artisti: Gino Paoli con Stefania Sandrelli, Cochi e Renato, Gino Bramieri, Gianni Morandi, Antonello Venditti, Vasco Rossi, Joe Cocker, Eros Ramazzotti e molti altri. Del resto il locale, avendo un orario di apertura che si protraeva fino alle 2 di mattina, era punto di riferimento per il dopo-teatro/concerto, il dopo-cinema e per tanti sportivi anche il ritrovo post allenamento serale.
Nel 1985 Roberto lasciò il locale per aprire il Ristorante San Gervasio, mentre Giorgio proseguì l’attività fino al 1997, quando decise di chiudere definitivamente e di godersi la meritata pensione.
Si spensero così le luci di un posto che per decenni ha accompagnato la vita quotidiana della città, diventando un punto fermo per generazioni. Ma certe insegne, si sa, non si spengono mai davvero, restano accese nei ricordi e nelle tante bellissime storie che hanno intrecciato. Insomma, sei di Mantova se… almeno una volta, sei stato al Ritz.