BOZZOLO – “In piazza il bar è aperto fino alle tre/ Come se fosse in fondo una gran città/ E c’è perfino il night dietro alle stalle e ai buoi/ Vieni da Pietro e sei per i fatti tuoi”. Parte così, sull’aria di un vaudeville, “La Bozzoliana”, contenuta nell’album “Amare per vivere” pubblicato nel novembre del 1972: una cartolina affettuosa, un omaggio sincero al luogo in fondo alla campagna, per dirla à la Paolo Conte, in cui per lungo tempo Gino Paoli, scomparso oggi all’età di 91 anni, si è sentito adottato, fino a diventarne cittadino onorario nel 2002. Era la sera del 13 di marzo di quell’anno e, nella Sala delle Adunanze, la Giunta comunale con a capo il sindaco Gilberto Maini (e di cui faceva parte anche il compianto assessore Giovanni Bettoni) decideva di assegnare la cittadinanza onoraria a Gino Paoli.
Nella motivazione si legge che “il Sig. Gino Paoli, noto cantautore ha frequentato assiduamente e frequenta tuttora il territorio comunale” e che “a memoria del sentimento che lo lega a Bozzolo il Sig. Gino Paoli ha composto una canzone “La Bozzoliana” edita da Durium nel 1973″. Tutto era iniziato proprio in quegli anni, all’inizio dei Settanta. Una sera il cantautore genovese si trovava alla Bussola di Viareggio e vide all’opera uno sconosciuto, intento a suonare una serenata al pianoforte per una ragazza. Si trattava di Gian Galeazzo Saviola, aristocratico bozzolese doc, al quale affibbiò il soprannome di “Chopin” – che ovviamente l’avrebbe accompagnato per il resto della vita – e a cui in seguito dedicò l’omonima canzone.
Il piccolo-grande repertorio che Paoli ha dedicato al microcosmo bozzolese la dice lunga sul suo legame con il paese mantovano. Ci arrivò per la prima volta all’alba di quel decennio, un periodo non facile della sua vita, e decise poi di restarci per lunghi periodi. All’interno della cerchia delle antiche mura, Gino si costruì una rete di amicizie e una geografia di luoghi di riferimento che sono ben raccontati nelle strofe della canzone. C’era il “Nait Club”, scritto proprio così, che Saviola aveva messo in piedi insieme all’amico Tullio Casilli. Il bar in fondo alla piazza, chissà, è forse quello che sarebbe poi diventato l’Odeon. E quando si trattava di mangiare qualcosa, bastava fare visita a Pasquale Amato all’interno del suo Ristorante Croce d’Oro, in via Matteotti, per trovare la buona cucina e altri scampoli di amicizia vera, spassionata, come solo nei paesi si riescono a trovare. Amicizie come quella stretta con Fabio Negri, tributarista con l’inclinazione per le arti, o con l’attuale sindaco Giuseppe Torchio, suo collega anche in Parlamento e che in queste ore ha proposto il lutto cittadino. Gli annali lo ricordano anche come ospite d’onore a un raduno Ferrari in paese tra la fine degli anni Ottanta e l’inizio dei Novanta, un’altra apparizione bozzolese in compagnia della figlia Amanda e nel ruolo di Presidente del Premio Bozzolo di pittura nei primi anni Duemila. Tra una rimpatriata e l’altra, anche un concerto a Bozzolo negli anni Novanta. “Ogni volta che sapeva che sarebbe passato da queste parti ci chiamava e organizzava una rimpatriata”, ricorda Negri.
Negli anni, le visite di Gino Paoli alla “sua” Bozzolo si sarebbero diradate fino a concludersi del tutto. Avrebbe però sempre portato nel cuore il paese e i suoi tanti amici, come non mancava mai di ricordare ogni volta che tornava da queste parti, o che aveva occasione di incontrarne qualcuno. A inizio marzo del 2004 partecipò al Mantova Musica Festival in città, e nel 2013 ritornò insieme a Danilo Rea al Bibiena per i Lunedì della Musica. Pochi anni dopo, nel 2018, scompariva Gian Galeazzo Saviola: un anno prima Gino Paoli era andato a trovarlo a casa, e quella era stata probabilmente la sua ultima volta a Bozzolo. Di quell’epopea “Bozzoliana” rimangono i tanti luoghi vissuti e cantati, la vivida memoria dei tanti amici che oggi lo piangono e una manciata di versi che chiudono una canzone e un mondo così vicino e così lontano, come un’epigrafe: “quanto mi rompo ora a tornare a vivere/ In quella gran città fatta di cadaveri/ Quanto è meglio il sapore dell’erba fracida/ Quanto sarebbe meglio stare qui”. (fab)
Nel video il sindaco di Bozzolo Giuseppe Torchio racconta gli anni in cui Gino Paoli faceva tappa fissa nel paese mantovano e l’esperienza che condivisero da parlamentari: Torchio sui banchi della Democrazia Cristiana e Paoli su quelli del Gruppo della Sinistra Indipendente, anche se venne eletto nel 1987 tra le file del Pci.
A Bozzolo intanto il Comune ha proclamato il lutto cittadino.















