Lina e i 4 Venti, una lunga storia che profuma di cucina, accoglienza e umanità

Lina dietro al bancone tra il padre Angelo e il marito Gregorio

CURATONE – È da sempre un emblema di Curtatone e un pezzo di storia dell’intera Mantova. Perché la Trattoria 4 Venti, talmente radicata nel territorio da aver dato il nome alla località in cui sorge, non è mai stata soltanto un locale: è un luogo del cuore, un punto di riferimento, uno spazio di incontro che per decenni ha custodito tradizioni, ricordi e un modo autentico di stare insieme.
Molto di tutto questo lo si deve a Lina Stuani, storica anima e proprietaria della trattoria, scomparsa nei giorni scorsi.
È stata lei, con dedizione, passione e una presenza quotidiana e instancabile dietro al bancone, alla cassa o tra i tavoli della sala, a trasformare i 4 Venti in una seconda casa per intere generazioni. Giorno dopo giorno Lina ha costruito un legame profondo con la comunità e con il territorio, fatto di sorrisi, accoglienza e attenzione sincera verso ogni cliente.

Le radici di Lina: Sarginesco, la famiglia e l’approdo ai 4 Venti

Lina nasce nel 1928 a Corte Mainolda, a Sarginesco e lì trascorre i primi anni dell’infanzia con mamma Teresa e papà Angelo che fa il mezzadro, ma svolge anche l’attività di norcino e proprio girando per le corti conosce a Curtatone gli allora proprietari della trattoria 4 Venti, che di lì a poco lasceranno l’attività. Il destino bussa così alla porta degli Stuani in un momento difficile: durante un drammatico “San Martino”, a causa di una lite tra lo zio di Lina e il proprietario della corte, la famiglia è costretta a lasciare Corte Mainolda. La nuova casa diventa proprio quella dei 4 Venti, dove iniziano a condurre sia la trattoria sia la vicina bottega.

Angelo, il papà di Lina, ai fornelli

Una curiosità racconta bene il clima familiare di quegli anni: Angelo, grande appassionato di cucina, e il fratello – che aveva sposato una sorella di Teresa – gestiscono inizialmente insieme i due locali. In seguito si dividono: Angelo rimane alla guida della trattoria, mentre il fratello prosegue con la bottega.
In quel contesto Lina cresce: è una bambina intelligente, vivace, amante della lettura. Avrebbe voluto continuare a studiare, ma come spesso accadeva in quegli anni la famiglia non glielo permette. A soli 12 anni si ritrova così a lavorare nella trattoria accanto alla mamma Teresa e al papà Angelo.

L’eccidio dell’Adriga e la memoria che Lina porterà sempre con sè

Sono anni durissimi. La guerra devasta l’Europa e segna profondamente anche la sua vita. Nel settembre del 1943, Lina si trova con un’amica sul luogo dell’eccidio dell’Adriga, poco dopo la fucilazione di dieci giovani militari italiani, legati uno a uno a un pioppo e uccisi dai tedeschi. Lina vede distintamente i corpi senza vita. Quando i soldati si allontanano dalla Valletta, corre verso quei ragazzi, raccoglie le lettere sparse sull’erba e stacca un pezzo della corteccia di quel pioppo: lo conserverà per tutta la vita, come una reliquia silenziosa di quell’orrore.

Quando la vita ricomincia: Lina, Gregorio e i 4 Venti 

La guerra finisce e Lina diventa una bella giovane donna. In trattoria emerge sempre di più il suo talento naturale per le relazioni: grazie alle sue doti comunicative diventa la vera regina della sala, pur distinguendosi anche in cucina per abilità e competenza. A 18 anni, tornando a Sarginesco per far visita a una parente, incontra Gregorio Prandi, compagno di classe delle elementari, nel frattempo diventato un bel giovane agricoltore. I due iniziano a frequentarsi, ma Gregorio comincia anche a lavorare come camionista e questo rallenta i progetti di matrimonio. Lina è determinata: “Finché vai in giro con il camion non ti sposo”. Bisognerà attendere il 1954, ma finalmente arrivano i fiori d’arancio. Dalla loro unione nascono Pierangelo e Raffaella. Nel 1964 muore papà Angelo. Da quel momento Lina porta avanti l’attività in prima persona, con l’aiuto del marito soprattutto nei lavori di manutenzione della trattoria, e con una squadra di camerieri che nel tempo diventa una vera e propria famiglia allargata.

Tra campioni e cinema: una trattoria che conquista tutti 

La cucina dei “4 Venti” – come ormai viene ribattezzato il locale nel linguaggio comune – è sempre più apprezzata. La fama della trattoria cresce, la gente arriva numerosa e qui si sente a casa. In certi periodi, come quello della grande mostra su Andrea Mantegna nel 1961, è difficilissimo trovare un tavolo libero. Tra i clienti più affezionati ci sono i calciatori biancorossi dell’indimenticato “Piccolo Brasile”, ma negli anni sono tantissimi i personaggi che passano dalla trattoria e ne restano conquistati.

Lina e Nino Benvenuti

Come il grande pugile Nino Benvenuti, che nel 1970 si allena a Villa Eremo di Curtatone e poi sfreccia con la sua Ferrari Dino fino ai 4 Venti. O come la troupe di “Novecento” di Bernardo Bertolucci che nel 1976, durante le riprese al Santuario delle Grazie, fa tappa fissa nel locale.
Artefice di tutto questo è sempre lei, Lina: con il suo sorriso immancabile, gli occhi vispi e una presenza sempre educata ma capace di dare ritmo e carattere al luogo. È lei il volto dei 4 Venti, il suo punto fermo, e lo sarà per lunghissimi anni. Continuerà a condurre la trattoria fino all’età di 89 anni, per sedici dei quali affiancata anche dal figlio Pierangelo, prima che lui intraprenda un diverso percorso imprenditoriale.

Una storia fatta di umanità e calore 

Negli ultimi anni Lina aveva lasciato quel mondo fatto di voci, piatti fumanti e strette di mano per trasferirsi alla Rsa Villa Aurelia a San Michele in Bosco di Marcaria. Ma anche lì, lontano dal bancone che era stato la sua casa, ha continuato a portare con sé la sua storia, il suo sguardo attento, la dignità di chi ha vissuto una vita piena, intensa, condivisa.
E oggi Curtatone e Mantova intera la salutano con riconoscenza, consapevoli che certi luoghi restano vivi perché qualcuno, come Lina, ha saputo riempirli di umanità e calore.