Luppolo da birra occasione per l’agricoltura mantovana: mercato in crescita e richiesta alta

MANTOVA – Il luppolo da birra come nuova frontiera agricola per il Mantovano. È il tema al centro del convegno “Luppolo da birra: una grande opportunità per l’agricoltura mantovana”, che questa mattina ha richiamato numerosi agricoltori e addetti ai lavori. L’iniziativa, promossa da Confagricoltura Mantova, ha puntato i riflettori su una coltura ancora poco diffusa in Italia ma considerata altamente promettente, soprattutto per territori che oggi risentono della crisi di produzioni tradizionali.

A portare esperienze e indicazioni tecniche sono stati Ludovico ed Eugenio Lucchi, giovani titolari del più grande luppoleto d’Italia, 12 ettari a Campogalliano su un totale nazionale di circa 90. Nel Mantovano, al momento, la coltivazione è quasi assente e si limita a piccoli appezzamenti sperimentali. La prospettiva, tuttavia, è tutt’altro che marginale.

La fotografia del mercato l’ha tracciata Massimo Battisti, Vicedirettore di Confagricoltura Mantova. In Europa si coltivano 26 mila ettari di luppolo, pari al 60% della produzione mondiale, mentre in Italia l’estensione non supera i 90 ettari, appena 6,5 in Lombardia. Il fabbisogno nazionale è quasi totalmente coperto da importazioni: la produzione interna soddisfa solo il 2,6%. Numeri che fanno da contraltare a una filiera birraria dal valore di 10 miliardi di euro annui e oltre 100 mila addetti, con un consumo ormai allineato a quello del vino e una crescente richiesta di luppolo 100% Made in Italy.

“Per chi non ha zootecnia, il luppolo può essere un’alternativa valida alle colture oggi più in difficoltà, come cereali e pere – ha spiegato Battisti –. Come organizzazione siamo disponibili a supportare chi volesse intraprendere questa strada, grazie alla collaborazione con la realtà più avanzata del settore in Italia”.

Il racconto dell’esperienza diretta è arrivato da Ludovico Lucchi, che con il fratello guida la società agricola Fratelli Lucchi. “Siamo partiti nel 2016, quando informazioni e formazione tecnica erano ancora molto limitate. Oggi abbiamo raddoppiato la superficie e continuiamo a crescere. È una coltivazione ad alto valore aggiunto, che può garantire ottime remunerazioni”. Per lo sviluppo del comparto, l’agricoltore indica due elementi chiave: sostegno istituzionale e disponibilità di fitofarmaci specifici. Senza, afferma, la filiera potrebbe faticare a esprimere tutte le sue potenzialità.