MANTOVA – Promuovere la presenza femminile nelle discipline scientifiche e contrastare stereotipi ancora radicati è stato il filo conduttore dell’incontro “Anche io posso! Donne nelle discipline STE(A)M”, organizzato dalla Cisl Asse del Po a Mantova a poche settimane dalla Giornata internazionale della donna. Ad aprire i lavori è stata la Segretaria Patrizia Rancati, seguita dall’intervento di Valentina Cherubini, sindacalista e Coordinatrice del coordinamento donne e politiche di genere della Cisl territoriale, che ha evidenziato come il divario di genere resti significativo anche a livello locale. Secondo i dati illustrati, le donne rappresentano circa il 60% dei laureati residenti, ma solo una minoranza, tra il 17 e il 18%, sceglie percorsi nelle discipline STEM, a fronte del 44 per cento degli uomini. A questo si aggiunge una differenza salariale che vede le lavoratrici in ambito scientifico percepire mediamente stipendi inferiori del 20% rispetto ai colleghi maschi.
Nel corso dell’incontro sono state portate diverse testimonianze di donne impegnate nel mondo scientifico, tra cui una studentessa universitaria, una ricercatrice e un’imprenditrice. Tra gli interventi, quello di Linda Burchiellaro, originaria di Porto Mantovano e dottoranda in Computer and Data Science all’Università di Modena e Reggio Emilia, che ha raccontato il proprio percorso tra studi in ingegneria informatica e ricerca su intelligenza artificiale e didattica innovativa. Un cammino che, ha spiegato, dimostra come le discipline scientifiche offrano concrete opportunità di crescita, pur in un contesto dove la presenza femminile resta ancora limitata.
A offrire una riflessione più ampia è stata anche Gianna Martinengo, imprenditrice e fondatrice dell’associazione Women&Tech, che ha sottolineato come negli ultimi anni si stia registrando un calo delle iscrizioni femminili ai corsi di informatica. Un segnale che, secondo Martinengo, rende necessario rafforzare l’orientamento scolastico in relazione alle reali esigenze del mercato del lavoro. Nel suo intervento è stato inoltre ribadito il valore della componente umanistica nel modello STE(A)M, intesa come integrazione tra competenze scientifiche e sociali, sempre più centrali anche alla luce dello sviluppo dell’intelligenza artificiale.
Particolarmente significativa anche la testimonianza di un’architetta impiegata nel settore metalmeccanico, che ha raccontato episodi di disparità vissuti nel proprio percorso professionale, a partire da condizioni contrattuali meno favorevoli rispetto a colleghi uomini con analoghe competenze. Un’esperienza che richiama l’attenzione su come persistano ancora ostacoli legati a pregiudizi, tra cui quelli connessi alla maternità. A chiudere l’incontro, prima dell’intervento della Coordinatrice regionale Angela Alberti, è stato l’appello di Valentina Cherubini a proseguire su questa strada, promuovendo iniziative capaci di abbattere stereotipi e favorire un accesso più equo al mondo del lavoro. L’obiettivo, è stato ribadito, è valorizzare il talento femminile come elemento centrale nei settori dell’innovazione scientifica e tecnologica.
















