REGGIO EMILIA – C’è anche Roncoferraro nelle rotte del narcotraffico internazionale di marijuana e hashish. In un capannone del comune dell’hinterland mantovano, in via Dell’Artigianato, infatti, grazie al via libera di un artigiano del posto che sotto compenso economico aveva deciso di nascondere la merce, venivano stoccati centinaia di chili di hashish e marijuana.
I fatti risalgono al settembre 2019 quando all’artigiano “era stato chiesto di poter stoccare della marijuana che arrivava con un tir nel suo magazzino”, il locale fungeva quindi da deposito in attesa che la merce partisse con diverse auto in direzione delle diverse piazze dello spaccio. Tre i carichi stoccati a Roncoferraro tra il settembre 2019 e il dicembre 2020 andati a buon fine.
Nell’ottobre 2021 poi era stato effettuato il maxi sequestro di 3 quintali di hashish in un camion frigo nei pressi del casello di Mantova Nord che aveva portato all’arresto dell’autista spagnolo diretto proprio al magazzino di Roncoferraro. Se fosse arrivato a destinazione sarebbe stato il 4° carico stoccato nel Mantovano. Ma la Squadra Mobile lo ha intercettato prima dell’arrivo a destinazione.
Lo scacco alla “cupola” albanese della droga è partito dalla Polizia di Stato di Reggio Emilia che ieri ha dato il via a una vasta operazione, denominata “Sturl One”, che ha portato allo smantellamento di una potente organizzazione criminale di matrice albanese, radicata in Italia ma con ramificazioni in diversi Paesi europei.
Nell’inchiesta sono indagate 15 persone, di cui nove (otto albanesi ed un italiano) destinatarie di ordini di cattura. L’operazione non si è limitata ai confini emiliani, le perquisizioni e gli arresti, infatti, hanno interessato un vasto territorio: oltre alla provincia di Reggio Emilia, epicentro delle indagini, il blitz ha coinvolto Bergamo, Brescia e Savona. Ma il raggio d’azione della banda andava ben oltre i confini nazionali e grazie all’attivazione di canali di cooperazione internazionale, gli interventi sono stati eseguiti contestualmente in Francia, Spagna e Albania.
Al vertice di uno dei gruppi albanesi c’era un soggetto attivo in Emilia-Romagna che importava in Italia ingenti quantitativi di cocaina, marijuana e hashish dal Sud America, dal Nord Europa e dalla Spagna, occultandoli all’interno di camion di ortaggi e verdure, per poi distribuirli sul territorio nazionale con il supporto di numerosi corrieri.
Per comunicare in maniera riservata tra di loro gli indagati si avvalevano della piattaforma criptata “Skyecc” installata su dispositivi telefonici specifici del valore di migliaia di euro ciascuno. Dal monitoraggio delle conversazioni degli indagati, gli inquirenti hanno così potuto appurare come l’organizzazione, nell’arco di soli sei mesi, è stata capace di movimentare, gestire e distribuire, oltre 200 chili di cocaina e 1.000 chili di hashish e marijuana con proventi illeciti per oltre un milione.
Maxi sequestro di hashish: investigatori al lavoro per capire il destinatario e far luce sul carico
















