VIADANA – Si arricchisce di un ennesimo capitolo, forse l’ultimo, la vicenda legata a Palazzo Fabi (o Bosoni), storico edificio situato di fronte al MuVi la cui precarietà statica ha innescato una lunga controversia tra la proprietà privata dell’immobile e l’Amministrazione comunale, con l’intervento anche della Soprintendenza. La sentenza del Tar di Brescia ha rigettato il ricorso principale e tutti i motivi proposti dal privato, riconoscendo, sulla base di una articolata motivazione, la correttezza dell’operato dell’Amministrazione comunale e la validità del vincolo apposto sull’immobile dal Ministero dei Beni Culturali. Il Tar ha inoltre condannato il privato al risarcimento delle spese legali per un importo pari a 8mila euro, oltre al rimborso per le spese generali.
La vicenda era iniziata nel giugno del 2024, quando un sopralluogo dei Vigili del Fuoco aveva messo in evidenza la precarietà strutturale dell’edificio. A seguito degli accertamenti, il Comune aveva emesso un’ordinanza che imponeva l’esecuzione di opere provvisionali per garantire il mantenimento statico del palazzo. La proprietà, però, aveva presentato una Scia per la demolizione integrale dell’immobile, sostenendo che le condizioni strutturali avrebbero reso impossibile qualsiasi intervento di consolidamento.
A questa impostazione si sono opposti sia il Comune che la Soprintendenza. L’Amministrazione comunale intima di non procedere con la demolizione, ricordando che l’edificio è tutelato dal Piano di Governo del Territorio e che, in base alle norme urbanistiche vigenti, può essere sottoposto esclusivamente a interventi di restauro conservativo. A rafforzare questa posizione interviene anche un tecnico esterno incaricato dal Comune, il cui parere conferma la possibilità di mettere in sicurezza l’immobile e di avviarne il recupero. La Soprintendenza, dal canto suo, esprime formalmente un parere negativo sulla demolizione.
Nonostante le indicazioni ricevute, la proprietà procede comunque con demolizioni estese, che vanno ben oltre le sole porzioni ritenute irrecuperabili. Questo comportamento porta il Comune a emettere un’ordinanza di divieto di prosecuzione dei lavori. Parallelamente, la Soprintendenza avvia il procedimento per la dichiarazione dell’immobile come bene di interesse culturale particolarmente importante.
La vicenda si sposta quindi sul piano giudiziario. La proprietà presenta ricorso al Tar e, successivamente, al Consiglio di Stato contro le ordinanze comunali e contro l’avvio del vincolo culturale, sostenendo l’illegittimità dei provvedimenti alla luce delle condizioni di degrado dell’edificio e ribadendo la necessità della demolizione integrale. Entrambi i giudici amministrativi respingono però le istanze, ritenendo prevalenti gli interessi pubblici alla tutela dell’incolumità e alla conservazione del palazzo, riconoscendone anche il peculiare valore storico e artistico.
Nel frattempo, la Commissione regionale della Lombardia appone formalmente il vincolo di interesse storico-artistico su Palazzo Fabi-Bosoni. Nonostante ciò, la proprietà presenta un ulteriore ricorso, impugnando anche il decreto di vincolo e insistendo ancora una volta sulle condizioni di degrado dell’immobile come elemento dirimente della propria posizione. Nei giorni scorsi, come detto, l’ultima – in ordine di tempo – pronuncia da parte del Tar di Brescia che ha dato nuovamente ragione al Comune di Viadana, rappresentato dall’avvocato Arrigo Gianolio, al quale sono andati i ringraziamenti da parte del Sindaco Nicola Cavatorta.
















