PEGOGNAGA – «La presenza di acque scure e maleodoranti – interpellanza di RiAttiviamo Pego discussa in consiglio comunale – nel tratto di Po Vecchio nei pressi di via U. Foscolo», in base ai risultati degli interventi messi in atto dal Comune di Pegognaga, s’è dimostrata problema più incisivo della episodicità ritenuta in prima istanza.
Il gruppo di minoranza consiliare riferisce che una prima segnalazione al Comune di “acque nere a Po Vecchio” è stata fatta a dicembre 2025 da “VolAmbiente”. «Non risultano – dice l’interpellanza – pervenuti riscontri ufficiali alle suddette segnalazioni; la problematica sembrerebbe tuttora persistere con puntuali ricadute sotto il profilo ambientale e igienico-sanitario».
In vero anche in Comune erano pervenute segnalazioni, seguite da un sopralluogo dell’Ufficio Tecnico comunale al canale di scolo Po Vecchio. Il quale, dividendo in due Pegognaga-capoluogo, nel secolo scorso è stato tombato per un tratto di quattrocento metri onde rendere meglio accessibile il centro del paese ai residenti della zona nord-est, che all’epoca erano assai meno numerosi. 
Nel trascorrere del secolo larga parte della popolazione rurale s’é trasferita in paese incrementando l’edilizia urbana, rendendo probabile il verificarsi di sversamenti in Po Vecchio. Il vicesindaco Antonio Lui, con delega alla sanità, rispondendo a RiAttiviamo, ha circostanziato ben otto tra sopralluoghi ed interventi effettuati a cominciare dal 13 novembre ‘25 con quello di Aqa gestore della rete fognaria comunale confermante «il corretto funzionamento degli impianti».
Seguito da nuove segnalazioni e controlli per la ricomparsa di acque nere. Il 13 febbraio ‘26 però Arpa rileva la presenza non solo di reflui fognari ma addirittura di metalli, rame, alluminio e ferro. L’ufficio tecnico del Comune quindi richiede ad Aqa, Consorzio di Bonifica e Provincia d’indagare più a fondo il tratto tombato. Antonio Lui «Il 6 marzo Aqa, dopo ulteriore video-ispezione del tratto tombato, conferma non evidenziarsi rotture, ma identifica uno scarico di acque reflue che by-passano il depuratore aziendale di un’impresa del territorio, probabile causa della presenza dei metalli. Individuata l’origine dello scarico inquinante, il 17 marzo l’Ufficio d’Ambito della Provincia, emette diffida nei confronti dell’azienda chiedendo il corretto ripristino dello scarico entro 30 giorni».
Prosegue Lui «Per la presenza di scarichi fognari manteniamo attiva la richiesta ad Aqa di conoscere le azioni tecniche ed ispettive onde individuare la fonte dell’inquinamento da reflui fognari dovuti a rotture di tubazioni o ad allacci abusivi alla rete. Dalle segnalazioni il problema si presenta nel periodo invernale, quando il canale non è alimentato dalle acque, abbondanti invece in estate per l’irrigazione rurale e quindi diluenti i reflui».
Riccardo Lonardi
















