Suzzara,1 Maggio. Petrolchimico e Iveco: il sindacato chiede garanzie per migliaia di lavoratori

SUZZARA – «Lavoro Dignitoso» è lo slogan scelto da Cgil, Cisl e Uil per il Primo Maggio 2026, un messaggio che quest’anno ha trovato la sua massima espressione nella manifestazione nazionale di Marghera, luogo simbolo della storia industriale italiana ma anche della mancanza di una politica industriale capace di guardare al futuro. Sono questi i temi che hanno attraversato i comizi della Festa dei Lavoratori organizzata a Suzzara dalle tre confederazioni sindacali, alla presenza dei sindaci Alessandro Guastalli (Suzzara), Elisabetta Galeotti (Gonzaga), dei vicesindaci Massimo Paini (Motteggiana), Antonio Lui (Pegognaga) e Daniela Baraldi (Moglia) insieme ai segretari provinciali di Cgil, Cisl e Uil,

La mattinata si è aperta ai giardini Aronne Verona, con la distribuzione del tradizionale garofano rosso e dei palloncini colorati del Primo Maggio. Da lì è partito il corteo, preceduto – per ragioni di sicurezza – da un’auto dei Carabinieri di Suzzara e del Comando compagnia di Gonzaga. La prima sosta è stata al monumento ai caduti sul lavoro, dove è stata deposta una corona di fiori. Poi la marcia ha proseguito verso piazza Garibaldi, accompagnata dalla Banda di Gonzaga e da un fitto intreccio di bandiere rosse, biancoverdi e azzurre, insieme agli striscioni delle aziende della provincia e della Bassa mantovana.

Sul palco, Enrica Chechelani, segretaria della Camera del Lavoro di Suzzara, ha aperto il suo intervento ricordando che «Venezia e il suo porto sono oggi il cuore di una vertenza nazionale sulla chimica che riguarda da vicino anche il futuro del Petrolchimico di Mantova, dove lavorano oltre tremila persone tra diretti, appalti e indotto». Da qui l’affermazione netta: «La transizione non può diventare desertificazione industriale».

Chechelani ha richiamato l’urgenza di rimettere al centro la dignità del lavoro, fatta di sicurezza, diritti, parità di trattamento, sviluppo personale e salari equi. Ha denunciato la diffusione di lavoro precario, sottopagato e insicuro, aggravata dai contratti pirata e dall’assenza di regole condivise sull’impatto dell’intelligenza artificiale.

«Le priorità da cui ripartire sono i nuovi diritti, le nuove tutele, la qualità dell’occupazione e il ruolo democratico delle relazioni industriali» ha affermato, chiedendo politiche economiche e investimenti capaci di generare sviluppo sostenibile e buona occupazione. L’appello delle tre confederazioni è chiaro: riportare al centro il lavoro stabile e contrattualizzato, leva essenziale di giustizia sociale e coesione.

Un passaggio forte è stato dedicato alla sicurezza: «Troppe lavoratrici e troppi lavoratori continuano a morire. È una strage silenziosa». Da qui la richiesta di un grande patto nazionale per la salute e la sicurezza, fondato su prevenzione, ricerca e formazione.

Chechelani ha poi allargato lo sguardo al contesto globale, segnato da pandemia, guerre, inflazione, crisi energetica e climatica, aumento dei prezzi e politiche migratorie inadeguate. Tutti fattori che hanno indebolito diritti fondamentali come dignità, uguaglianza, sanità pubblica e istruzione. «Dobbiamo ricucire un tessuto sociale frammentato, dove povertà e disagio crescono. Servono solidarietà, partecipazione e interventi mirati, non bonus irraggiungibili» ha aggiunto, ricordando le fasce più penalizzate: donne, giovani, migranti, precari e disoccupati.

Il sindaco Alessandro Guastalli ha invitato i lavoratori a credere nella forza del sindacato e nella necessità di restare uniti: «Questo Paese ha bisogno di un piano industriale. Non si può vivere di misure una tantum: serve una direzione chiara. Il lavoro deve dare dignità, non solo permettere di sopravvivere».

La chiusura è stata affidata a Enrico Azzaro, segretario regionale Uil Lombardia, che ha richiamato i numeri drammatici degli infortuni: 597mila in un anno, 7.735 malattie professionali, 1.095 vittime, «l’ultima una ragazza precaria il 30 dicembre 2025». «Le morti sul lavoro sono una vergogna per questo Paese» ha dichiarato.

Azzaro ha affrontato anche il tema della cessione di Iveco a Tata, ricordando che «dagli anni ’90 la politica italiana non ha saputo difendere il settore industriale» e sottolineando l’incertezza delle garanzie occupazionali: «Due anni non bastano per dare sicurezza a chi deve chiedere un mutuo o costruire un futuro».