Quando Mozart passò da Bozzolo: una tappa breve ma preziosa

BOZZOLO – Sono poche righe, anonime, quelle pubblicate dalla Gazzetta di Mantova il 20 gennaio 1770, ma bastano a restituire un frammento affascinante del viaggio italiano di Wolfgang Amadeus Mozart e di suo padre Leopold. Un passaggio rapido, quasi sfuggente, nel piccolo centro di Bozzolo, dopo la ben più lunga tappa a Mantova, di cui i due non fecero mai menzione nelle loro lettere. A riportara in vita questa storia oggi è il quotidiano online “CremonaSera”

Perché i Mozart si fermarono? La spiegazione più plausibile è pratica: cambiare i cavalli. Le strade invernali erano fangose e difficili da percorrere, come lo stesso Leopold raccontava. A confermare che Bozzolo ospitasse una “posta per i cavalli” è una guida per viaggiatori del 1772, conservata alla Biblioteca Statale di Cremona. Secondo studi recenti, l’Albergo della Posta si trovava nell’attuale via Valcarenghi, come ricostruito dagli studenti della scuola media locale guidati dal professor Ludovico Bettoni.

L’incontro con l’arciprete musicista

La Gazzetta del 1770 racconta che, appena saputo dell’arrivo dei Mozart, l’arciprete Don Carlo Saragozzi, professore di musica, si precipitò all’albergo per accoglierli e li invitò nella propria abitazione. Lì, il giovane Wolfgang – non ancora quattordicenne – offrì un’esibizione memorabile: due ore di improvvisazioni al cembalo, suonando sonate di vari autori e persino un trio composto da Giuseppe Saragozzi, anch’egli musicista. Un concerto privato che lasciò incantati i presenti, tra autorità civili e militari.

Un ambiente musicale vivace

Nel Settecento, molti sacerdoti erano musicisti colti, attivi non solo nella musica sacra ma anche in quella cameristica e teatrale. Proprio a Cremona, tappa successiva del viaggio, Mozart incontrò figure come Giacomo Arighi, maestro di cappella e direttore d’opera, e conobbe indirettamente l’opera di Pietro Chiarini, compositore legato a Carlo Goldoni.È possibile che quell’atmosfera, tra chiesa e teatro, abbia lasciato un segno nel giovane Mozart: pochi giorni dopo, a Milano, compose infatti il mottetto sacro “Ergo interest, an quis – Quaere superna” K 143, forse ispirato anche da quelle conversazioni e da quella serata bozzolese.

Una tappa breve, un ricordo prezioso

Il cronista dell’epoca conclude che i Mozart ripartirono la mattina seguente, diretti a Cremona, “a piena soddisfazione”. Una sosta di poche ore, dunque, ma capace di restituire un’immagine vivida: un piccolo paese della Bassa, un arciprete appassionato di musica, un cembalo, e un ragazzo prodigio che, anche in un luogo lontano dai grandi teatri, seppe lasciare un segno indelebile. Questa la scritta sulla lapide affissa vent’anni fa che ricorda l’evento: “19 gennaio 1770 – Wolfang Amadeus Mozart sostò in questa casa, già Albergo della Posta accompagnato in canonica dall’Arciprete di San Pietro, suonò alla presenza delle autorità bozzolesi”