Riforma Giustizia, Matone e Gianolio per il Si. L’avvocato: resta qualche nodo sull’Alta Corte

MANTOVA – Il referendum sulla riforma della giustizia entra nel vivo e anche a Mantova il dibattito si accende. Ieri sera negli spazi di Ca’ degli Uberti il circolo culturale “Giovannino Guareschi” ha promosso un incontro pubblico dedicato ai contenuti della riforma, con la partecipazione della deputata della Lega Simonetta Matone, dell’avvocato mantovano Paolo Gianolio e con la moderazione del presidente del circolo Romano Bondavalli. Uno dei temi centrali affrontati durante la serata è stato quello della separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri, considerato da Matone uno dei punti cardine della riforma. «Se vincerà il Sì – ha affermato – potremo finalmente avvicinarci a un sistema nel quale accusa e difesa si confrontano davvero ad armi pari».
La deputata ha ricordato come la riforma del processo penale del 1988, che introdusse il passaggio dal rito inquisitorio a quello accusatorio, sia rimasta incompleta proprio per la mancata separazione delle carriere. «Mancava un tassello fondamentale», ha spiegato.

Anche l’avvocato Paolo Gianolio ha espresso una valutazione complessivamente favorevole della riforma. «Dal punto di vista tecnico – ha osservato – si tratta di una riforma sostenibile che introduce nella Costituzione principi di equilibrio». In particolare, la previsione di due Consigli superiori della magistratura distinti, uno per i giudici e uno per i magistrati inquirenti, potrebbe rafforzare la terzietà del giudice. «Oggi – ha spiegato – l’esistenza di un unico Csm potrebbe portare a uno sbilanciamento a favore dell’accusa».

Tra i punti della riforma illustrati durante la serata anche la creazione di una Alta Corte disciplinare per i magistrati, organismo che dovrebbe occuparsi dei procedimenti disciplinari. Secondo Matone si tratta di uno strumento necessario per rendere il sistema più trasparente e responsabile. «La riforma – ha sottolineato – disegna una giustizia imparziale, libera dalla politica e capace di intervenire quando vengono commessi errori che incidono sulla vita delle persone». Proprio su questo aspetto sono emerse però alcune perplessità di carattere tecnico sollevate da Gianolio. L’avvocato ha osservato infatti che la norma relativa all’Alta Corte disciplinare «non è chiarissima», in particolare per quanto riguarda le modalità di impugnazione delle decisioni disciplinari.
La riforma prevede che eventuali ricorsi vengano esaminati dalla stessa Alta Corte con una composizione diversa rispetto a quella che ha pronunciato la decisione di primo grado. «Un meccanismo che – ha spiegato Gianolio – potrebbe configurare una sorta di giudice speciale e quindi sollevare dubbi di legittimità costituzionale».
Secondo il legale mantovano, tuttavia, molte di queste questioni potranno essere chiarite solo con l’adeguamento delle leggi ordinarie che dovranno definire nel dettaglio il funzionamento del nuovo organismo disciplinare.
Nel complesso, ha concluso Gianolio, la riforma resta comunque positiva se letta «nell’ottica e nell’interesse dei cittadini».
Nel corso della serata è stato infine richiamato anche il tema delle correnti interne alla magistratura, tornato al centro del dibattito pubblico dopo lo scandalo Palamara. «Votare Sì – ha affermato Matone – significa bonificare il sistema dalle radici e ridimensionare il potere delle correnti e degli accordi sottobanco».