MANTOVA – Un fronte comune per denunciare il “silenzio assordante” del Pirellone. Gli assessori alla Sicurezza di Bergamo (Giacomo Angeloni), Brescia (Valter Muchetti), Cremona (Santo Canale) e Mantova (Iacopo Rebecchi) si sono riuniti ieri per denunciare il fallimento delle promesse fatte dalla Regione Lombardia sei mesi fa. Al centro della protesta, lo stallo della piattaforma operativa che i 12 capoluoghi lombardi avevano presentato per potenziare le Polizie Locali.
1. Strumenti di autotutela: il caos normativo
Il primo punto critico riguarda il bastone distanziatore. Gli assessori chiedono un atto normativo chiaro che ne sdogani l’uso come strumento di difesa e non come arma. Ad oggi regna il paradosso: a Bergamo gli agenti hanno dovuto ritirarli, mentre in altri comuni sono ammessi. Critiche anche sulla gestione delle bodycam: la Regione finanzia l’acquisto ma non fornisce il supporto legale sulla privacy, rendendole spesso inutilizzabili per timore di contenziosi.
2. Banche dati: agenti al buio nei controlli
L’accesso diretto alla banca dati SDI (Sistema di Indagine) è considerato vitale. “Operare senza poter verificare in tempo reale i precedenti di un soggetto fermato è un rischio che la Regione non può più chiedere di correre”, denunciano gli assessori. Nonostante le rassicurazioni dell’assessore regionale La Russa, non sono stati fatti passi avanti nelle interlocuzioni con il Ministero dell’Interno.
3. Formazione: l’allarme “classi pollaio”
La formazione attuale viene definita discontinua. Sebbene sia previsto un potenziamento per il 2026, gli assessori denunciano l’insostenibilità di corsi con 70 operatori in aula. Queste “classi pollaio” pregiudicano la qualità dell’addestramento tecnico necessario per chi deve operare quotidianamente sulla strada.
4. Risorse: “Briciole che non bastano”
Dura la critica sui fondi regionali. Mentre la Regione sbandiera stanziamenti per 4,3 milioni di euro, i dati reali mostrano cifre esigue per i singoli territori: solo 105 mila euro per Cremona e circa 526 mila per Bergamo. “Si tratta di briciole che non coprono nemmeno le necessità operative di base”, affermano i delegati, chiedendo finanziamenti strutturali invece di bandi “una tantum”.
5. Legge Street Tutor: appello al buon senso
Gli assessori sollecitano l’approvazione immediata della legge sugli Street Tutor, figure essenziali per la mediazione nei contesti di movida e degrado urbano. L’appello è che “prevalga il buon senso politico rispetto alla bandiera di partito”.
La dichiarazione congiunta
“Non è una questione di destra o di sinistra, ma di assenza di atti concreti”, concludono Angeloni, Muchetti, Canale e Rebecchi. “Appare evidente la mancanza di una vera governance regionale: i Comuni vengono lasciati soli e ricevono risorse solo in modo episodico. In queste condizioni è impossibile programmare, uniformare gli standard e investire con certezza nella sicurezza dei nostri agenti e dei cittadini”.
Il commento dell’assessore alla Polizia Locale Iacopo Rebecchi:
“Qui non si tratta nemmeno più soltanto di risorse economiche, ma di una totale assenza di iniziativa politica e di dialogo istituzionale. Basterebbe avviare un iter di riforma della normativa regionale in materia di Polizia Locale — un intervento a costo zero, pienamente rientrante nelle competenze legislative e di impulso del Consiglio regionale e dell’assessorato competente — per dare certezze operative ai Comuni. Non è accettabile che la Regione finanzi l’acquisto di bodycam e poi il Garante della privacy ne impedisca l’utilizzo, come è già accaduto, né che un regolamento regionale preveda strumenti di autotutela come il bastone distanziatore e successivamente le Prefetture ne vietino l’uso sulla base di pareri ministeriali, dopo che i Comuni li hanno acquistati. Serve un vero impulso normativo e un confronto strutturato tra Regione e Ministero dell’Interno, affinché chi coordina le Polizie Locali garantisca coerenza e certezza delle regole. Oggi invece non manca solo il denaro — che può esserci o non esserci — ma il minimo indispensabile di iniziativa politica e di raccordo istituzionale tra lo Stato e i territori. I Comuni restano così privi di riferimenti chiari e di una strategia condivisa per le politiche di sicurezza”.
La replica della consigliera regionale Alessandra Cappellari (Lega) e Lega Mantova città: “Da sinistra solo polemiche. A Mantova immobilismo”
«Le polemiche degli amministratori di centrosinistra sulla sicurezza sono inutili e fuori dalla realtà. Sono in evidente difficoltà, e basta vedere la situazione della sicurezza nei capoluoghi delle province».
Lo dichiarano il consigliere regionale della Lega Alessandra Cappellari e la sezione cittadina della Lega di Mantova, replicando alle critiche emerse sul piano regionale per la sicurezza urbana.
«La verità è semplice: la sicurezza è responsabilità dei sindaci, lo dice chiaramente il Testo unico degli enti locali – proseguono –. E mentre altri territori agiscono, Mantova resta ferma».
Cappellari e la Lega Mantova città portano l’esempio di Sesto San Giovanni, amministrata dal centrodestra: «Lì la Lega ha costruito un modello concreto fatto di organizzazione, formazione continua degli agenti, incentivi agli agenti, collaborazione costante con le forze dell’ordine, utilizzo integrato delle telecamere e controlli mirati sul territorio».
«A Mantova il numero di agenti è anche superiore rispetto ad altre realtà – sottolineano – ma il punto non è quanti sono, bensì come vengono impiegati. Senza una visione chiara e scelte operative concrete, anche numeri importanti non producono risultati sulla sicurezza. Serve incentivare il lavoro degli agenti, anche economicamente, e organizzarli in modo efficace: è una scelta politica precisa dell’amministrazione comunale».
«La Regione già promuove corsi di formazione per la polizia locale, pur non essendo tenuta a farlo, mentre molti Comuni virtuosi investono autonomamente su questo fronte. Inoltre, abbiamo aumentato le risorse per la strumentazione delle polizie locali da 2,5 a 4,3 milioni di euro, con la possibilità di incrementarle ulteriormente per finanziare tutte le richieste».
«Proposte come lo Street Tutor non sono la soluzione – aggiungono –. Serve invece puntare su strumenti concreti e sull’organizzazione: esistono già strumenti e modalità operative che i Comuni possono utilizzare, ma serve la volontà di farlo».
«Proprio per questo la Lega organizzerà un incontro sul territorio con il sottosegretario Nicola Molteni e con il sindaco di Sesto San Giovanni Roberto Di Stefano, per illustrare a Mantova un modello concreto di sicurezza urbana.».
«Invece di attaccare Regione Lombardia – concludono Cappellari e la Lega Mantova città – l’amministrazione mantovana dovrebbe fare un esame di coscienza e iniziare a fare ciò che le compete: usare al meglio le risorse che ha, investire sull’organizzazione e sulla formazione e mettere davvero al centro la sicurezza. Dopo undici anni di amministrazione, strumenti come i cani antidroga e il Bolawrap non sono nemmeno ancora operativi: davvero troppo poco a fronte delle promesse fatte».


















