SUZZARA – Si è svolto oggi, presso il cortile del centro culturale islamico “Baitul Mamur” di via Fratelli Cervi, l’ultimo saluto a Moshin Siddiqui, il 37enne tragicamente scomparso il 17 febbraio scorso dopo essere stato travolto da un’auto pirata. Un momento di profonda commozione che ha unito la comunità pakistana locale e i residenti nel ricordo di una vita spezzata troppo presto.
La cerimonia funebre, denominata Salatul Janazah, è stata officiata dall’Imam che ha guidato la preghiera collettiva. Circa un centinaio di persone si sono disposte in file ordinate per invocare il perdono e la pace per il defunto. Alla funzione ha partecipato anche Nazir Atif, referente della comunità pakistana, a testimonianza del forte legame che unisce i connazionali in terra mantovana.
Secondo la tradizione islamica, il rito prevedev: la preghiera collettiva: Un momento di intercessione spirituale per l’anima del defunto.
Il corteo si è diretto al cimitero di Suzzara, dove è stata allestita un’area specifica per i fedeli musulmani. Nel rispetto delle norme igienico-sanitarie italiane, è stato utilizzato un feretro, su cui i partecipanti hanno gettato terra in segno di estremo saluto.
Con la conclusione del rito, per la famiglia di Moshin inizia il periodo del cordoglio. Secondo le usanze: per la comunità, il lutto collettivo dura generalmente tre giorni, durante i quali amici e parenti offrono sostegno e cibo ai familiari stretti; per la vedova il periodo di lutto, chiamato Iddah, si protrae per quattro mesi e undici giorni. In questo lasso di tempo, la tradizione prevede uno stile di vita sobrio, privo di abiti sfarzosi o gioielli, dedicato alla riflessione e alla memoria del coniuge.
Il funerale di Moshin Siddiqui, a cui, a nome dell’amministrazione e della comunità suzzarese, ha preso parte anche il sindaco Alessandro Guastalli, non è stato solo un atto religioso, ma un momento di grande significato sociale, capace di riflettere l’integrazione delle tradizioni pakistane nel tessuto urbano di Suzzara, rendendo onore alla memoria della vittima in un clima di rispetto e raccoglimento.




















