SUZZARA – A Suzzara la solidarietà si coltiva davvero, e da dieci anni mette radici profonde. L’Orto Solidale, nato nel 2016 grazie all’Associazione San Lorenzo e al terreno concesso dal Comune, è oggi molto più di uno spazio agricolo: è un luogo dove si intrecciano inclusione, educazione, reinserimento sociale e cura reciproca. Un progetto che ha saputo crescere insieme al territorio, coinvolgendo scuole, servizi sociali, volontari, persone fragili e realtà istituzionali in un’esperienza condivisa che unisce lavoro, relazioni e dignità.
Nato per rifornire la mensa dei poveri e l’emporio solidale Lo Snodo – il primo della rete mantovana – l’orto è diventato negli anni anche un laboratorio didattico e un punto di riferimento per chi cerca un’occasione di riscatto o semplicemente un luogo dove sentirsi utile. Qui arrivano persone inviate dai servizi, chi deve svolgere lavori socialmente utili, chi ha bisogno di ritrovare equilibrio, chi desidera rimettersi in gioco attraverso un’attività concreta e benefica per la comunità.
Di questo percorso si parlerà nel convegno “L’Orto Solidale: animare un territorio senza lasciare indietro nessuno”, in programma sabato 9 maggio alle 10 al Teatro Dante di Suzzara, organizzato da Associazione San Lorenzo e Caritas diocesana con il patrocinio del Comune, in occasione della visita pastorale del vescovo Marco Busca e del decennale dell’orto.
Interverranno Matteo Amati, direttore Caritas Mantova; Andrea Gollini, direttore Caritas Reggio Emilia e ricercatore in Social Working all’Università Cattolica; Sandro Zeno, presidente della Fondazione “La Pilletta”, impegnata nel reinserimento sociale di persone fragili. A moderare sarà il giornalista Fabrizio Binacchi.
Accanto ai relatori principali, porteranno la loro testimonianza anche i rappresentanti degli enti che in questi anni hanno collaborato al progetto: Azienda Socialis, Ufficio Esecuzione Penale Esterna, Comune di Gonzaga, Asst, Cooperativa Simpatria, insegnanti e amministratori locali. Un mosaico di voci che restituisce la forza di un’esperienza capace di unire istituzioni, volontariato e cittadinanza attorno a un’idea semplice e potente: nessuno cresce da solo, e un territorio è più forte quando si prende cura dei suoi membri più fragili.


















