SUZZARA – Giovedì 23 aprile scorso, al Piazzalunga Cultura Suzzara, è stato presentato il volume n. 21 del “Bollettino storico mantovano. Nuove ricerche storiche nell’80° della Liberazione”, nel quale sono compresi alcuni articoli sul bombardamento che avvenne a Suzzara il 23 aprile 1945. Un lavoro che intreccia ricerca storica e memoria familiare. All’incontro, organizzato in collaborazione con l’Istituto Mantovano di Storia Contemporanea e Anpi, sono intervenuti l’assessore alla cultura Stefano Rosselli, Ezio Frontelli, Luisa Cigognetti, Gilberto Zacchè, Adelmina Dall’Acqua e Claudio Mischi,
Zacchè ha ricostruito un episodio drammatico avvenuto proprio la sera della Liberazione. «Un aereo non identificato, intorno alle 23 del 23 aprile, ha sganciato una bomba e mitragliato una casa dove abitava la famiglia Borelli, causando morti e feriti». Un fatto tramandato oralmente e attribuito per decenni a “Pippo”, l’aereo notturno che colpiva punti illuminati. Per chiarire dinamiche e responsabilità, Zacchè ha approfondito la ricerca grazie ai contributi di studiosi come Claudio Mischi, Angela Balbo (Usarmy Setaf) e Claudio Ghiotto, specialista di storia dell’aviazione americana. Le loro analisi, pubblicate nel “Bollettino”, hanno permesso di collocare l’episodio nel quadro delle operazioni belliche del 21 e 24 aprile. Grazie anche alla testimonianza dell’allora parroco monsignor Settimo Mondini, conservata nel diario parrocchiale, la responsabilità dell’accaduto è stata attribuita a un aereo tedesco.
Momento centrale della serata è stato il racconto di Adelmina Dall’Acqua, discendente della famiglia Borelli, che ha condiviso con grande emozione la tragedia vissuta dai suoi cari: dalla premonizione della sorella maggiore Wanda, che sognò l’arrivo di una bomba, all’atmosfera di gioia per la fine della guerra, fino allo scoppio che distrusse la casa e uccise Giovanni, Massimo e Cosetta Borelli. Una memoria dolorosa, accompagnata dall’immagine – riprodotta nel libro “Suzzara la sua storia, la sua gente” – dei partigiani che scortarono i feretri seguiti da una folla immensa.
Un incontro che ha restituito alla comunità un frammento di storia rimasto troppo a lungo nell’ombra, trasformando la ricerca in un atto di memoria collettiva.


















