Belorado, le ‘monache dei cioccolatini’ rischiano 12 anni di carcere

(Adnkronos) –
Dodici anni di reclusione per ciascuna delle sette ex clarisse scismatiche di Belorado, in Spagna. E’ quanto ha chiesto la procura spagnola e la parte civile, secondo quanto reso noto dallo stesso gruppo di religiose in un comunicato, nel quale respinge ogni accusa e denuncia quella che definisce una “caccia alle streghe”. Le suore, note per i loro pregiati cioccolatini artigianali prodotti nel monastero con il supporto del celebre maestro pasticcere Paco Torreblanca e venduti in negozi gourmet e ristoranti stellati, sono accusate di aver maltrattato e abbandonato cinque consorelle anziane. 

Secondo l’ordinanza del Tribunale d’istruzione n. 5 di Bilbao, citata dai media spagnoli, le imputate avrebbero “manipolato, maltrattato e umiliato le consorelle più anziane”, approfittando della loro particolare vulnerabilità per farle aderire allo scisma. Le accuse comprendono coercizione, trattamento degradante, abbandono di persone incapaci, omissione di soccorso e reati contro il patrimonio ecclesiastico. 

La giudice aveva chiuso a maggio la fase istruttoria, disponendo il rinvio alle parti per la presentazione degli atti d’accusa e l’apertura del processo. 

La vicenda nasce dalla clamorosa rottura con la Chiesa cattolica annunciata nel maggio 2024 a seguito del rifiuto della Chiesa di concedere loro l’acquisizione di un convento a Orduña (Bizkaia). Le suore, denunciando “persecuzioni”, ruppero con Roma e aderirono alla Pia Unione dell’Apostolo San Paolo, considerata una setta dalla Chiesa Cattolica, coordinata da Pablo de Rojas Sánchez-Franco, scomunicato nel 2019. La ribellione fu guidata da Suor Isabel de la Trinidad, Madre Badessa delle Clarisse, che all’epoca dichiarò di non riconoscere più l’autorità del Papa, definendolo “usurpatore della Santa Sede”, e difese le sue azioni: “Ci chiameranno eretiche e scismatiche, pazze e con molte altre calunnie e cose spiacevoli. Non credetegli, almeno non questa volta; non lasciatevi ingannare”. 

 

Secondo il provvedimento giudiziario, le cinque religiose anziane, di età compresa tra 87 e 101 anni, non sarebbero mai state adeguatamente informate della decisione di rompere con Roma, anche a causa del loro stato di salute. Quattro di loro soffrivano di diversi gradi di deterioramento cognitivo, mentre una quinta presentava gravi difficoltà di linguaggio in seguito a un ictus. 

Le indagini descrivono inoltre condizioni igienico-sanitarie precarie all’interno del monastero di Orduña, nei Paesi Baschi, dove le religiose si erano trasferite dopo lo sfratto dal convento di Belorado. I consulenti incaricati dalla magistratura hanno rilevato scarsa igiene diffusa, una cucina sporca e alimenti conservati in condizioni ritenute dubbie. 

Per la giudice istruttrice, le imputate sarebbero venute meno al dovere di assistenza verso le consorelle più fragili, sottoponendole a un trattamento lesivo della dignità personale e sfruttandone la vulnerabilità psicofisica. Nell’ordinanza si sostiene inoltre che le religiose esercitassero un forte controllo sulle anziane, inducendole ad accettare decisioni che non erano in grado di comprendere pienamente per timore delle conseguenze. La magistrata ipotizza anche che il trasferimento delle consorelle più anziane fosse finalizzato a ritardare l’esecuzione dello sfratto, evitando che venisse eseguito in presenza di persone particolarmente vulnerabili. 

Inoltre, sono accusate di reati contro il patrimonio, poiché si presume che abbiano sottratto o tentato di vendere beni ecclesiastici legati al monastero, motivo per cui un antiquario e l’ex badessa di Belorado sono stati arrestati alcuni mesi fa. 

Le imputate, che oggi vivono tra La Puebla de Montalbán, nella provincia di Toledo, e il monastero di Orduña, si dichiarano “pienamente innocenti” e affermano di affrontare il procedimento “con la serenità di chi sa di non aver commesso i fatti contestati”. Nel loro comunicato sostengono che la pressione nei confronti della comunità “non ha smesso di aumentare”, paragonando la vicenda a “una caccia alle streghe come ai tempi dell’Inquisizione”. A loro giudizio, il procedimento rappresenterebbe “una persecuzione e una punizione” per aver “sfidato l’autorità ecclesiastica”. 

Lo scorso 18 giugno il Tribunale Supremo spagnolo ha reso definitiva la sentenza che conferma lo sfratto delle ex clarisse dal monastero di Belorado, dichiarando inammissibile il loro ricorso e condannandole anche al pagamento delle spese processuali. Parallelamente, il Tribunale di Briviesca ha trasferito ai giudici di Burgos un’altra indagine relativa alla vendita di 1,73 chilogrammi d’oro del valore di circa 130 mila euro, ritenendo competente il foro del capoluogo castigliano.