(Adnkronos) – I governi europei stanno facendo abbastanza per arrivare dove la Nato vorrebbe? Ci sono i giusti incentivi? “Penso che i governi stiano facendo molto”. Così l’ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone, presidente del comitato militare Nato, durante l’ultima giornata del Fii priority Europe a Roma. “C’è stato un forte cambiamento ma bisogna di fare di più. Credo che l’Europa stia rispondendo. In tempi moderni non c’è un’unica crisi e se siamo in un’alleanza matura, e lo siamo, se uno dei nostri alleati avrà bisogno saremo in grado di riempire i vuoti e credo che Canada e alleati europei siano pronti. Avviamo rivisto tutto il comando operativo che ora è europeo”.
“Dobbiamo fare in modo che chiunque abbia la tentazione di fare qualcosa nei confronti di un paese dell’alleanza abbia chiaro che la devastazione che ne deriverebbe per loro sarebbe molto maggiore” ha aggiunto Cavo Dragone. Sulla necessità di rendere più consapevoli i cittadini sui rischi e le differenze tra paesi mediterranei (tra cui l’Italia) e paesi baltici e dell’Europa dell’Est, l’ammiraglio dice che “ci sono delle differenze abissali. Se guardiamo quei paesi, sono degli esempi assolutamente invidiabili per come prendono il concetto di difesa, difesa completa, da parte di tutti gli strati della società. Dobbiamo smettere di parlare di sicurezza soltanto guardando alle forze armate o alle forze di polizia. È un problema che va affrontato a tutti i livelli, che va metabolizzato. Bisogna prendere coscienza. Noi abbiamo vissuto tanti anni di pace, questo è un grosso vantaggio, ma su questo non possiamo sederci”.
L’Europa, infine, ha fatto “grossi passi avanti e pretendo che a questo punto ci venga riconosciuto”. Cavo Dragone ricorda che tempo fa “c’è stata questa richiesta lecita, secondo me, da parte dell’alleato statunitense di una maggior presa di coscienza, una maggior suddivisione sia delle responsabilità e degli investimenti per la difesa”. Ma, aggiunge, “sento ancora risuonare parole uguali a un anno fa e non credo che questo sia corretto perché l’Europa ha fatto molto”.
















