Mps, Baglioni (Cattolica): “La partita è appena cominciata e la strada è in salita, la politica non intervenga”

(Adnkronos) – A una settimana dal lancio della doppia operazione di Mps su Banco Bpm e Banca Generali, la partita resta ancora aperta e il quadro tutt’altro che definito. “Banco Bpm è apparso più freddo sulla proposta, Generali che controlla Banca Generali forse più disponibile a valutarla”, ha spiegato ad Adnkronos, Angelo Baglioni, ordinario di economia politica all’Università Cattolica. Sul ruolo del Tesoro: “Meglio mantenere la quota detenuta in Mps in questa fase”. E sul mercato: “C’è scetticismo, pesa l’elevato rischio di esecuzione”. 

Dopo una settimana dal lancio della doppia operazione di Mps su Banco Bpm e Banca Generali, due consigli di amministrazione e i primi pareri dei proxy advisor, a che punto siamo?
 

“Siamo in una fase in cui soprattutto Banco Bpm deve chiarire la propria posizione. Nel consiglio di amministrazione di pochi giorni fa ha sostanzialmente affermato che l’operazione lanciata da Monte dei Paschi non è stata concordata ed è molto diversa rispetto a quella che aveva proposto all’inizio di giugno. Quella era un’operazione alla pari, mentre questa configurerebbe una vera e propria acquisizione. La risposta del cda di Banco Bpm è stata quindi molto fredda. Deve però ancora essere chiarito se l’operazione venga considerata ostile oppure, in qualche modo, accettabile. Il cda di Generali, invece, è sembrato più aperto a prendere in considerazione l’offerta di Monte dei Paschi, pur sottolineando che non si tratta di un’operazione concordata né sollecitata preventivamente. Siamo dunque ancora in una fase interlocutoria”. 

Lovaglio sostiene che non si tratta di un’operazione difensiva rispetto all’offerta di Intesa. Lei come l’ha letta?
 

“Direi che rientra senz’altro nella passivity rule e, a mio avviso, così come secondo molti analisti, si tratta anche di un’operazione difensiva, che mira chiaramente a evitare l’acquisizione della stessa Mps da parte di Intesa. Naturalmente il progetto lanciato da Lovaglio può avere una propria logica industriale, ma è evidente che vi sia quantomeno anche un aspetto difensivo. La passivity rule, quindi, deve essere applicata. Da questo punto di vista, il rinvio al 29 ottobre dell’assemblea di Mps chiamata ad approvare l’iniziativa è piuttosto consistente. Non a caso è stato criticato da Intesa ed è anche oggetto di un esposto alla Consob. Probabilmente gli azionisti di Mps avrebbero dovuto essere convocati con maggiore tempestività. 

Che cosa si aspetta dall’assemblea straordinaria di Mps?
 

“Sarà sicuramente un’assemblea molto contrastata ed è difficile prevederne l’esito. La governance di Mps appare piuttosto frammentata. Già nell’ultimo consiglio di amministrazione che ha approvato l’operazione quattro membri si sono astenuti e anche in passato abbiamo assistito a diverse spaccature all’interno della governance della banca. Si può quindi prevedere un’assemblea molto difficile per Lovaglio: non sarà affatto agevole ottenere l’approvazione del piano”. 

Secondo lei il Tesoro dovrebbe mantenere o vendere la quota che ancora detiene in Mps in vista dell’assemblea?
 

“In questo momento mi sembra corretto mantenere la quota, per evitare che, vendendola all’uno o all’altro soggetto, si possa in qualche modo contribuire a orientare le operazioni.Bisogna considerare che il governo ha già avuto un ruolo piuttosto rilevante nelle precedenti dismissioni di quote di Monte dei Paschi e, più in generale, nella vicenda del risiko bancario. In questa fase, dunque, dovrebbe mantenere la partecipazione. Prima o poi, naturalmente, la quota dovrà essere dismessa, anche alla luce degli accordi presi con la Commissione europea nell’ambito del salvataggio di Monte dei Paschi, che prevedono l’uscita completa del Tesoro dall’azionariato”. 

A settembre ci sarà l’assemblea di Intesa e a fine ottobre quella di Mps. Quale ruolo potranno avere i fondi internazionali?
 

“ I fondi internazionali possono avere un ruolo rilevante, anche nell’orientare altri azionisti, così come i proxy advisor. Credo però che saranno soprattutto alcuni azionisti forti a orientare le decisioni. Penso, per esempio, a Crédit Agricole per quanto riguarda Banco Bpm e a Generali per Banca Generali”. 

Come ha letto finora la reazione del mercato al piano di Lovaglio?
 

“Mi sembra che il mercato abbia reagito in maniera piuttosto fredda, se non leggermente negativa, al piano di Lovaglio. Gli operatori si stanno muovendo con molta prudenza.Lo si vede dalle quotazioni, ma anche dalle valutazioni degli analisti e delle agenzie di rating emerse in questi giorni. C’è un certo scetticismo da parte del mercato e viene sottolineato soprattutto l’elevato rischio di esecuzione del piano” 

Sullo sfondo restano la Procura e la Consob dopo esposto Intesa. Che impatto potrebbero avere?
 

“Tipicamente le vicende giudiziarie rimangono un po’ a latere e hanno tempi molto lunghi. È quindi difficile che possano incidere immediatamente su quello che accadrà nei prossimi due mesi. Certamente restano sullo sfondo e possono condizionare anche il comportamento degli operatori. L’esito giudiziario, però, sarà probabilmente molto più avanti nel tempo, perché si tratta di procedimenti che per loro natura hanno tempi lunghi”.