(Adnkronos) – “Con il sistema contributivo il rischio è che quando si andrà in pensione l’assegno possa arrivare a circa il 60% dell’ultima retribuzione, con una pensione quindi più povera rispetto agli ultimi anni di lavoro”. Lo ha dichiarato Emiliano Manfredonia, presidente nazionale Acli, intervenendo al seminario ‘Previdenza Next Gen. La pensione contributiva di garanzia, dentro un sistema equo e sostenibile’, organizzato a Roma da Acli e Patronato Acli. “Il problema della pensione futura è legato anche alla situazione attuale del mercato del lavoro – ha spiegato Manfredonia – perché oggi circa 4 milioni di persone vivono con 700 euro al mese. Questo significa non solo povertà economica, ma anche povertà previdenziale, perché con salari bassi e carriere discontinue si riesce ad accumulare poco per la pensione”.
Secondo il presidente nazionale Acli, a essere maggiormente esposti sono soprattutto i giovani, che “entrano più tardi nel mondo del lavoro, attraversano periodi di formazione o di inattività e rischiano di arrivare alla pensione con una storia contributiva insufficiente”. Per questo, ha sottolineato Manfredonia, “se non vogliamo creare nuovi poveri, la legge deve pensare a strumenti di garanzia per le persone, indipendentemente dalla loro storia lavorativa. La pensione contributiva di garanzia che proponiamo – ha chiarito – non è una pensione assistenziale, ma una pensione che nasce dai contributi comunque versati dalle persone, anche in condizioni lavorative fragili e discontinue. Lo Stato deve guardare al futuro e non considerare le persone soltanto come forza lavoro, ma nella loro dignità, garantendo la possibilità di avere una prospettiva previdenziale adeguata”.
Sul tema delle risorse, il presidente delle Acli ha evidenziato la necessità di intervenire sulla distribuzione della spesa previdenziale. “Non necessariamente bisogna ricorrere alla fiscalità generale: occorre ragionare su una redistribuzione del montante contributivo. Ogni anno vengono accantonati circa 400 miliardi di euro per le pensioni, ma oggi la distribuzione delle risorse presenta squilibri importanti: una quota ridotta di persone riceve una parte molto elevata delle risorse, mentre una platea più ampia riceve molto meno. Su questo bisogna intervenire”, ha concluso.


















