Roma, Carocci (Piccolo America): “Gualtieri non tradisca gli impegni, patto vero per città di domani”

(Adnkronos) – I tentacoli della speculazione su Roma di cui le sale cinematografiche trasformate in centri commerciali sono solo lo specchio di un sistema. Le minacce ricevute, le pressioni e l’abbandono dall’amministrazione Capitolina, il tradimento degli impegni presi in campagna elettorale ma anche una mano tesa a Gualtieri “persona per bene” con sui auspica di poter stringere “un patto vero per la città di domani”. E’ un attacco netto quello lanciato venerdì sera da Valerio Carocci, fondatore del ‘Cinema in piazza’ e leader del ‘Piccolo America’ che in una delle sue piazze ha voluto snocciolare tutto ripercorrendo minuziosamente gli episodi “mai rivelati” che hanno portato allo scontro con il Campidoglio sul ‘caso Metropolitan’. 

“La rottura che c’è stata con l’amministrazione comunale non nasce dall’attacco di Dagospia verso la mia persona, non nasce dalla lite del cinema Metropolitan ma – chiarisce Carocci – nasce da un film che sembra davvero ‘Le mani sulla città di Franco Rosi’. Un deputato della Repubblica, Paolo Ciani a gennaio – ricostruisce – ha fatto un esposto al Municipio, al Comune e alla Soprindendenza perché un cinema a Trastevere, il Pasquino era stato oggetto di un cantiere senza alcuna autorizzazione. Questo cinema – prosegue – 5 mesi dopo apre con 150 coperti di ristorazione che sovrastano fisicamente 18 poltrone cinema. Nei 5 mesi tra gennaio e maggio non viene data alcuna risposta al deputato da nessun ufficio municipale, comunale né dalla Soprintendenza”.  

“A maggio il deputato Matteo Orfini scrive un altro esposto su cui noi abbiamo lavorato, abbiamo presentato accesso agli atti. A seguito di questo esposto il 5 giugno questo posto viene chiuso – prosegue nella ricostruzione dei fatti Carocci – Io ero a pranzo con un assessore di questa città in un ristorante e nella stanza accanto mi aspettava il gestore del ristorante cinema che era stato chiuso. Chiedo all’assessore, toccandolo sul braccio e guardandolo negli occhi e dicendogli che ho paura, di non lasciarmi solo”. Ma “sono stato lasciato da solo ed essendo cresciuto a Colli Aniene e sapendo che davanti a un’intimidazione l’unica cosa che non bisogna fare è far sentire che si ha paura, mi sono seduto al tavolo e ho ascoltato” quello che aveva da dirmi quell’uomo. “E le parole sono state: ‘La vuoi smettere di rompere i co…ni o non vuoi vivere tranquillo? Ma perché, le tue arene sono a norma?’. E io ho detto ‘beh sì sono 12 anni e non abbiamo manco una multa’. E lui mi ha risposto ‘lo vedremo se sono a norma’. Considerate voi il senso di queste parole”.  

“Tornando a casa, il 10 giugno – continua – due persone mi hanno sbattuto la faccia sul portone dicendomi ‘la devi smettere di rompere il ca…’. Solo a quel punto Gualtieri si è svegliato e si è degnato di rispondermi e chiedermi come stessi e da quel giorno ad oggi non ho mai reso pubblico questo per difendere l’amministrazione. Perché non bastano le mele marce per distruggere il lavoro di cinque anni di Gualtieri, perché volevo difendere questo evento, l’ho fatto perché non cerco visibilità” .  

“Lo scorso anno – ripercorre ancora arrivando alla vicenda Metropolitan – c’è stata una dura battaglia sul futuro delle 50 sale abbandonate della città di Roma, nonostante questo l’amministrazione comunale ha deciso di firmare un accordo di programma che poteva non firmare perché aveva dei vizi procedurali e perché riguarda cessioni politiche ed erano cambiate le amministrazioni: l’aveva proposto la Raggi, l’aveva bloccato Zingaretti, la proprietà aveva fatto ricorso al Tar: ha perso al Tar. Hanno fatto una norma retroattiva interpretativa che è incostituzionale, tutta l’amministrazione comunale ha firmato questo documento per convertire il cinema Metropolitan al 95% in centro commerciale in una via dove l’unica cosa di non commerciale che rimane è l’asfalto”.  

“La battaglia del cinema Metropolitan non riguarda il cinema Metropolitan perché le parole più gravi – è l’affondo – sono state quelle della capogruppo del Pd Valeria Baglio che ha dichiarato che quella riconversione in centro commerciale è un modello culturale da replicare per il futuro della città. Quelle parole – dice Carocci – sono il segnale di quello che ha detto Rocca per mesi: la legge per la riconversione delle sale era frutto di un accordo con il Campidoglio in cambio dell’approvazione delle nuove norme tecniche d’attuazione del piano regolatore. Si aspettavano – è l’accusa del leader del Piccolo America – che essendoci stato il favore e il confronto in Consiglio comunale anche in Regione ci sarebbe stata l’adesione dell’opposizione, ovvero del centrosinistra, alla norma sulle sale. Rocca dichiara più volte – ricorda Carocci – di essersi sentito tradito dal sindaco Gualtieri perché aveva accordato sostegno sulla riconvenzione delle 50 sale abbandonate. Sapete qual era uno degli impegni di Gualtieri alle elezioni? La tutela delle sale cinematografiche. E ho deciso di farvi questo discorso qui oggi perché l’ha detto qui in campagna elettorale seduto con me”.  

“In questo clima, con il Pasquino alle spalle e nei giorni in cui non si rendeva pubblica questa cosa, dopo che ho criticato le parole di Baglio e chiesto le dimissioni del capogruppo del Pd – ricostruisce ancora Carocci – la notte di martedì il direttore generale di Roma Capitale, Albino Ruperti mi ha iniziato a scrivere che non possiamo criticare i consiglieri comunali, che dobbiamo leggere meglio le concessioni…”. 

Ma ora “facciamo un passo indietro – dice Carocci – non parleremo mai più di liste fino a dopo l’estate perché ora c’è il Cinema in piazza e apriamo una porta a Gualtieri: incontriamoci diamo rassicurazioni sui temi di questa città diamo rassicurazione che la libertà di espressione non verrà mai più lesa dall’amministrazione comunale. Ci sono delle tematiche in questa città che devono essere affrontate: gli ex mercati generali, l’intrattenimento notturno, le regole sull’impatto acustico, l’ex fiera di Roma sono temi che sono tutti collegati”. “Roma – conclude – si può elevare al pari delle altre città, possiamo ridisegnare un sogno, possiamo desiderare una città diversa per cui vi chiediamo sostegno a diffondere queste parole a chiarire la nostra posizione perché non possiamo accettare che si arrivi alle prossime elezioni senza un punto d’incontro che anche noi vogliamo con il sindaco Gualtieri affinché ci sia un patto vero per la città di domani”.