Trump respinge la tregua proposta dall’Iran: nuovi attacchi dopo midterm. Teheran apre sul nucleare

(Adnkronos) – Il presidente americano Donald Trump ha respinto la proposta iraniana di un cessate il fuoco di sette giorni e ha comunicato ai suoi collaboratori la ripresa dei bombardamenti sull’Iran dopo le elezioni di medio termine di novembre. E’ quanto riportato dal Wall Street Journal, citando alcuni funzionari statunitensi.  

 

La proposta di Teheran prevedeva la riapertura dello Stretto di Hormuz e la ripresa dei negoziati sul nucleare in cambio della revoca del blocco statunitense dei porti iraniani.  

“L’Iran ha trasmesso agli Stati Uniti, tramite il Qatar, un piano concreto di sette giorni. Se le condizioni necessarie saranno soddisfatte, lo stretto potrà essere riaperto e il normale passaggio marittimo ripristinato entro sette giorni”, ha dichiarato alle Nazioni Unite il ministro degli esteri iraniano Abbas Araghchi, sottolineando che “Teheran non accetta coercizione, minacce o intimidazioni e non rinuncerà ai suoi diritti sovrani sotto pressione”. 

 

 

A rafforzare il messaggio diplomatico iraniano è arrivata nelle ultime ore un’importante apertura sul dossier nucleare. 

In un’intervista alla CBS, il presidente Masoud Pezeshkian ha dichiarato che c’è la possibilità di consentire nuovamente l’ingresso nel Paese a ispettori delle Nazioni Unite. “Se vogliono venire ed effettuare ispezioni – ha detto in un’intervista alla Cbs dopo aver ricordato la ‘storia’ dell’accordo internazionale del 2015 sul nucleare iraniano – possiamo trovare accordi e intese su questo dossier in particolare durante i negoziati”. 

Pezeshkian ha quindi ribadito la posizione di Teheran sul suo controverso programma nucleare. “Lo sviluppo di armi nucleari è haram (è vietato) dal punto di vista religioso, non dal punto di vista legale”, ha rimarcato.  

Nel frattempo, dal fronte iraniano arriva una nuova apertura sul dossier nucleare. Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian, in un’intervista alla CBS, ha dichiarato che Teheran potrebbe consentire nuovamente l’ingresso nel Paese agli ispettori delle Nazioni Unite, nell’ambito di eventuali nuovi negoziati. “Se vogliono venire ed effettuare ispezioni – ha detto Pezeshkian, ricordando la storia dell’accordo internazionale del 2015 sul nucleare iraniano – possiamo trovare accordi e intese su questo dossier in particolare durante i negoziati”. 

Pezeshkian ha però ribadito la posizione iraniana sul possibile sviluppo di armi nucleari, richiamando anche il divieto religioso. “Lo sviluppo di armi nucleari è haram (è vietato) dal punto di vista religioso, non dal punto di vista legale”. E, ha aggiunto, che “anche se alcuni in Iran potrebbero essere spinti a sviluppare armi nucleari, parlando da un punto di vista religioso non sarebbe loro concesso di seguire questo percorso”. 

Durante la stessa intervista, Pezeshkian ha risposto anche alle domande sulle condizioni di salute della Guida Suprema iraniana Mojtaba Khamenei, la cui assenza dalla scena pubblica ha alimentato interrogativi nelle ultime settimane. 

La risposta del presidente iraniano è stata netta: “Non ha alcun problema di salute particolare né difficoltà in corso”. 

Pezeshkian ha spiegato di aver incontrato personalmente Mojtaba Khamenei in due occasioni e ha riferito che uno degli incontri sarebbe durato più di sette ore. “Dal punto di vista clinico, è in perfetta salute – ha ripetuto – Ascoltatemi, ascoltatemi come medico. Non ha alcun problema di salute”. 

Sul fronte diplomatico, Pezeshkian ha inoltre rilanciato il rapporto con la Cina e il ruolo di Pechino nella ricerca di una soluzione negoziale. 

In un messaggio pubblicato su X, il presidente iraniano ha sottolineato “il sostegno ponderato e responsabile del presidente cinese Xi Jinping a un ritorno al Memorandum di Islamabad e alla risoluzione delle controversie attraverso il dialogo e la diplomazia”. 

Pezeshkian ha quindi ribadito la posizione di Teheran: “L’Iran condivide questo approccio e sottolinea l’importanza di tornare a tale accordo, di onorare gli impegni già assunti e di creare le condizioni necessarie per l’avvio di negoziati seri, concreti e orientati ai risultati”.