(Adnkronos) – “Non mi considero l’uomo della speranza, credo di essere la speranza di quelle 100mila persone che si sono iscritte al mio partito. Non credo di essere la speranza della sinistra tant’è vero che non vedo tanta gente di sinistra che sia venuta a questo congresso, io penso di essere invece la speranza di quegli italiani che cercano il cambiamento, perché oggi fra destra e sinistra si porta avanti l’agenda Draghi, si supporta questa Commissione europea e con le sue politiche scellerate, che ci hanno ridotto nelle condizioni in cui siamo e questa presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, che continua a portare avanti le scelte del Green deal, della finanza internazionale e della guerra”. Così il leader di Futuro nazionale, Roberto Vannacci, durante la conferenza stampa del secondo giorno di assemblea costituente del suo partito in corso all’Auditorium della Conciliazione, a Roma.
Parlando poi delle elezioni ad aprile del 2027, Vannacci afferma: “Futuro nazionale è già pronto, è già in trincea”. E continua: “II nostro programma non si esprime in maniera manichea ma in base agli interessi nazionali italiani, quindi l’Italia, come fondatore della Comunità europea e partecipa a organizzazioni internazionali, deve continuare a parteciparvi ma nel senso in cui ne trae vantaggio e non da succube. Quindi sì all’Europa ma rifiutando direttive e regolamenti che ci rendono subalterni. Sì alla Nato ma sfruttando i vantaggi, e direi nella Nato alla turca che è un atteggiamento ben diverso rispetto ad altri paesi”. “Non siamo con o contro ma per quella linea politica che faccia gli interessi dell’Italia quindi noi dobbiamo cercare la pace. Anche quella tra Russia e Ucraina è una guerra controproducente per l’Italia, noi dobbiamo cercare la pace”, aggiunge.
“Sono entrato nella Lega come indipendente, ho preso mezzo milioni di voti, me ne sono andato quando ho eccepito per questioni di sicurezza, ognuno ha avuto il suo vantaggio. Io non voglio fare implodere il centrodestra, ho fondato un partito indipendente e vado avanti. Le alleanze si fanno prima delle elezioni, ho delle linee rosse che non sono disposto a negoziare”, sottolinea ancora Vannacci.
Quanto alla “remigrazione non è solo il rimpatrio, è un concetto politico. È il sacrosanto diritto di difendere popoli autoctoni, questo è il concetto. Si applica in maniera culturale perché si deve proteggere la cultura, la civiltà dei popoli autoctoni. E poi c’è il problema degli elementi esogeni perché se io ho un popolo autoctono e lo riempio di elementi esogeni, questa cultura identità viene annacquata, diluita e questo comporta tre problematiche fondamentali: c’è un problema economico, questi elementi esogeni costano di più di quanto non facciano guadagnare a una nazione, poi c’è un problema di sicurezza e poi c’è il problema più grave che è quello della coesione”. “La soluzione è di far ritornare al Paese di origine, è un sacrosanto diritto di ogni persona umana come dice l’articolo 13 della Dichiarazione dei diritti umani ogni cittadino di ritornare al Paese di origine. Fare ritornare al Paese di origine chi è entrato illegalmente da noi e che quindi è illegale e clandestino, non ha alcun diritto di rimanere”, aggiunge.
Riusciremo a fare i rimpatri “perché mi chiamo Vannacci, mandateci al governo e vedremo. Applicherei la politica di Vannacci rispetto alla remigrazione prevedendo e stipulando accordi bilaterali laddove non ci fossero con gli stati di origine ma ce ne sono quasi con tutti”, afferma ancora.
Quanto a Calenda, “che mi ha definito la rovina dell’Italia, non gli rispondo, non è un interlocutore”.
















