MANTOVA – «Il vero problema non è tanto la separazione delle carriere, quanto il sistema delle correnti e il meccanismo di selezione nel Consiglio superiore della magistratura». Questo uno dei concetti espressi dal procuratore della Repubblica di Parma Alfonso D’Avino, tra i pochi magistrati che si sono espressi apertamente a favore della riforma della giustizia e tra i relatori dell’incontro pubblico “Le ragioni del Sì – Referendum Giustizia”, promosso dal “Comitato Camere Penali per il Sì”, che si è svolto lunedì nella Sala degli Stemmi. «I magistrati schierati apertamente per il Sì non sono moltissimi», ha aggiunto D’Avino: non mancano diversi colleghi che condividono questa posizione ma preferiscono non esporsi pubblicamente. Nel suo intervento D’Avino ha ricostruito l’evoluzione del sistema processuale, spiegando che la separazione delle carriere è vista come «lo sbocco naturale di un percorso iniziato con il nuovo codice di procedura penale».
Ad aprire i lavori dell’incontro, moderato dalla giornalista Antonia Bersellini Baroni, l’avvocato Sebastiano Tosoni, presidente della sezione mantovana della Camera Penale della Lombardia Orientale: «Il nostro obiettivo è informare i cittadini cercando di rendere semplice un tema tecnico, perché alla fine si tratta di avere un giudice terzo e due parti sullo stesso piano». A seguire, il saluto dall’avvocato Maria Luisa Crotti, presidente della Camera Penale Lombardia Orientale, poi il confronto è entrato nel vivo, con l’intervento del procuratore D’Avino. Molto critico il giudizio dell’avvocato Emilia Rossi, già componente dell’Ufficio del Garante nazionale per i detenuti, che ha denunciato il clima della campagna referendaria: «Non ho mai visto una campagna così aggressiva e segnata da una propaganda falsa e manipolatoria», citando l’intervento dello storico Alessandro
Barbero. L’avvocato Laura Antonelli, tesoriere della Giunta dell’Unione Camere Penali
Italiane, ha invece sottolineato la trasversalità delle posizioni favorevoli alla riforma: «Non è una battaglia di destra o di sinistra. Esiste una parte della cultura giuridica progressista che considera la separazione delle carriere coerente con il principio del giusto processo». A
chiudere il ciclo di interventi, l’avvocato Andrea Cavaliere, componente della Giunta UCPI,
che ha richiamato alcuni dati sul funzionamento del sistema giudiziario. «Nella fase delle
indagini preliminari le richieste del pubblico ministero vengono accolte in percentuali molto
alte, spesso tra il 92 e il 98 per cento», ha spiegato, indicando la necessità di rafforzare il
ruolo di controllo del giudice.
















