MANTOVA – Nel fronte del “Sì” mantovano prevale il rammarico dopo l’esito del referendum sulla giustizia. Tra i sostenitori della riforma, il risultato viene letto come un’occasione mancata, ma anche come un passaggio che non interrompe il percorso politico verso una revisione del sistema giudiziario.
MANCINI E BULBARELLI (FDI): “VOTO POPOLARE CHIARO, RAMMARICO PER NON AVER COLTO L’OCCASIONE PER UNA GIUSTIZIA PIÙ MODERNA. NESSUNA SPALLATA AL GOVERNO”
La senatrice mantovana di Fratelli d’Italia Paola Mancini invita innanzitutto al rispetto del voto: “Il voto popolare va rispettato sempre e comunque – dice – non ci sono rimorsi né rimpianti, abbiamo fatto quello che ritenevamo giusto. Spiace perché la campagna elettorale è stata strumentalizzata dai sostenitori del No, che non sono mai entrati nel merito della riforma, ma anzi hanno sempre parlato di un attacco alla Costituzione: ha prevalso la paura del cambiamento”.
Mancini respinge inoltre le critiche sull’intangibilità della Carta: “E non è vero – prosegue – che la Costituzione non possa essere cambiata: l’articolo 138 prevede che possa essere modernizzata per stare a passo coi tempi”. E, pur nella sconfitta, individua un segnale politico territoriale: “Mantova e la Lombardia si sono schierate per il sì: un segnale politico che va colto con molta attenzione. Da domani saremo di nuovo al lavoro: se qualcuno sperava di dare una spallata al Governo ha visto male: l’unico risultato è quello di avere una Giustizia non adeguata ai tempi e alle sfide che ci attendono”.
Sulla stessa linea il consigliere regionale di Fratelli d’Italia Paola Bulbarelli, che sottolinea la necessità di accettare l’esito delle urne senza ambiguità: “Occorre prendere atto della volontà popolare e averne democraticamente il massimo rispetto. Rimane il rammarico per la grande occasione offerta dalla maggioranza di dare al paese una Costituzione più coerente ai principi fondamentali che essa già contempla. Accolgo con soddisfazione il dato della Provincia di Mantova e della Regione Lombardia che, con l’affermazione del Sì, non hanno dato retta alle sirene mistificatrici sulla riforma e hanno fatto una scelta d’indiscutibile civiltà”.
DARA, CAPPELLARI E CARRA (LEGA): “VOTO DA RISPETTARE, MA CONTINUEREMO A LAVORARE PER UNA GIUSTIZIA PIÙ VELOCE ED EFFICIENTE”
Dal fronte della Lega, la posizione è compatta e orientata alla prosecuzione dell’azione di governo. Il parlamentare Andrea Dara, il consigliere regionale Alessandra Cappellari e il segretario provinciale Antonio Carra dichiarano: “Quando i cittadini si esprimono hanno sempre ragione. Il voto di queste ore va rispettato senza ambiguità e senza letture strumentali”.
Una linea che non arretra sul merito della riforma: “Rimaniamo convinti – proseguono – che milioni di italiani chiedano da tempo un sistema giudiziario più efficiente, più giusto e più vicino ai cittadini. È una richiesta di rispetto, di equilibrio e di buon senso che non può essere ignorata”. E ancora: “Per questo motivo il Governo deve andare avanti con compattezza e determinazione nel percorso di riforma della giustizia. Non si tratta di una battaglia di parte, ma di una necessità per il Paese: garantire tempi certi, evitare errori e rafforzare la fiducia dei cittadini nelle istituzioni”. Infine, la conclusione: “Il risultato del referendum non cambia la direzione di marcia ma rafforza l’impegno della Lega nel portare avanti riforme concrete, nell’interesse degli italiani e dei nostri territori”.
CHIODARELLI (PSI): “DA QUALCHE SETTIMANA I SEGNALI DAVANO VINCENTE IL NO: PIETRA TOMBALE SULLE RIFORME. MA PUÒ ESSERE L’AVVIO DI UN NUOVO CENTROSINISTRA”
Nel campo riformista, più critica la lettura di Michele Chiodarelli del PSI, che interpreta l’esito come una battuta d’arresto significativa: “Da qualche settimana si capiva che sarebbe stata probabile la vittoria del No – afferma –: si tratta di un’occasione persa per riformare la giustizia. Se guardiamo all’orizzonte politico, posso solo augurarmi che questo risultato rappresenti il prodromo per costruire un’alternativa credibile al governo della destra in vista delle prossime elezioni politiche, il ‘calcio d’inizio’ di una partita da giocare nei prossimi mesi. L’obiettivo deve essere l’avvio di un’alleanza solida per governare. Nel merito, invece, si è persa l’opportunità di avviare un percorso di riforma della giustizia che difficilmente verrà ripreso: una vera e propria pietra tombale”.
L’AVVOCATO GIANOLIO: “TROPPI SLOGAN FUORI CONTESTO: È DIVENTATO UN VOTO POLITICO E IL RISULTATO È STATO NETTO. BISOGNAVA SPIEGARE MEGLIO LA RIFORMA ALLA GENTE”
Più tecnica e articolata la riflessione dell’avvocato Paolo Gianolio, sostenitore del Sì, che individua nelle modalità del dibattito pubblico una delle principali cause dell’esito referendario: “L’affermazione del No è netta e lascia pochi dubbi. Questo referendum aveva solide ragioni tecniche per essere sostenuto dal fronte del Sì, ma il dibattito è stato abbruttito, anche da parte degli stessi sostenitori, con slogan spesso poco aderenti al contenuto reale del quesito. Si trattava infatti di un referendum di natura ordinamentale, più che sulla giustizia in senso lato. Inoltre correttamente interpretato: non era contro i magistrati né mirava ad assoggettarli, ma a garantire un maggiore equilibrio tra i soggetti che operano nel processo accusatorio. Questi aspetti non sono stati adeguatamente valutati né spiegati ai cittadini. Quando si propone un referendum, è fondamentale chiarire le ragioni che hanno portato il Parlamento ad approvare una riforma, così come i suoi possibili effetti, positivi e negativi: nulla di tutto questo è stato fatto. Alla fine, il voto ha assunto una connotazione politica e il risultato è stato netto”.

















