Andreoni (Simit), ‘formazione medici contro contagi e pregiudizi su vaiolo scimmie’

(Adnkronos) – “Aggiornamento e formazione continua dei medici per limitare i contagi da vaiolo delle scimmie e combattere stigma e pregiudizi. Informazione, comunicazione, prevenzione e campagne di vaccinazione rimangono alla base della lotta contro ogni tipo di virus. A questi pilastri vanno necessariamente affiancati risorse, strutture e sistemi pronti a isolare i contagi e a limitare efficacemente la diffusione”. A dirlo è Massimo Andreoni, docente di Malattie infettive e direttore scientifico della Società italiana di malattie infettive e tropicali (Simit), alla luce del boom di casi di vaiolo delle scimmie all’interno delle comunità Lgbt+.  

“In tutta Europa – sottolinea Andreoni – l’epidemia sta colpendo in più del 98% dei casi soggetti maschi e in modo particolare quelli che hanno avuto rapporti sessuali con altri maschi. Quindi in qualche modo sono state individuate categorie di persone che sono in questo momento a maggior rischio di infezione e per le quali la vaccinazione sarebbe auspicabile, come già suggeriscono alcuni Paesi come Inghilterra, Germania e Francia”. 

“In questo contesto, l’informazione e la comunicazione giocano un ruolo particolarmente importante in quanto possono contribuire ad aumentare o ridurre, come auspichiamo, lo stigma sociale che purtroppo stiamo riscontrando online e non”, aggiunge l’esperto che al virus dedica il webinar ‘Il vaiolo delle scimmie: facciamo chiarezza’, realizzato in collaborazione con Consulcesi Club e diffuso inizialmente per i membri del Club per poi divenire corso di formazione a distanza (Fad), utile per conseguire i crediti obbligatori entro la fine del triennio formativo previsto a dicembre 2022. 

“Non dimentichiamo che il comportamento del singolo e la prevenzione, che passa necessariamente attraverso i medici di medicina generale, rimangono i principali alleati contro la diffusione del Monkeypox”, prosegue Andreoni. 

“Abbiamo sentito parlare molto di ‘trasmissione sessuale’. Una definizione – precisa l’infettivologo – alquanto impropria per un virus che si può trasmettere invece attraverso le vie aeree e il contatto. Viene da sé che sì, con l’atto sessuale, dal momento che vi è contatto, il virus può diffondersi, ma non perché questo sia il principale canale che utilizza per farlo”. 

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