Firmato a Roma consensus europeo MindShift, 5 mosse per accesso equo e veloce a diagnosi precoce e nuove terapie

(Adnkronos) – Ridisegnare la cura dell’Alzheimer integrando la diagnosi nei percorsi assistenziali, garantendo un accesso equo e tempestivo alle nuove terapie, rafforzando i sistemi sanitari e pianificando in modo più strategico, con una maggiore regia europea. E’ il cuore del documento di consensus firmato a Roma nell’ambito di ‘MindShift – A cross-country mission to reshape Alzheimer’s Care’, iniziativa internazionale che ha riunito nella Capitale esperti, istituzioni e rappresentanti dei pazienti da 12 Paesi. Obiettivo: colmare il divario tra innovazione scientifica per l’Alzheimer e reale accesso dei pazienti a diagnosi precoce e terapie. Il white paper finale individua 5 priorità condivise: “Portare la diagnosi biologica nella pratica clinica, allineare modelli organizzativi e di rimborso per garantire accesso alle terapie innovative, potenziare le strutture sanitarie, adottare una pianificazione di lungo periodo e rafforzare il coordinamento tra Paesi”. Una vera e propria roadmap europea per superare “approcci frammentati e ancora troppo tardivi nella presa in carico”. 

“L’Alzheimer è una patologia devastante che compromette memoria, identità e autonomia, con profonde ripercussioni su pazienti, famiglie, caregiver e società, anche sul piano economico. La Commissione europea sostiene il rinnovamento dell’assistenza, promuovendo ricerca, biotecnologie e accesso alle terapie. Con iniziative come Healthier Together e il Biotech Act lavoriamo per facilitare innovazione, sviluppo di nuovi farmaci e traduzione dei progressi scientifici in cure efficaci per i pazienti in tutta Europa. Per questo la vostra missione di ripensare l’assistenza all’Alzheimer è così importante e potete contare sul sostegno della Commissione europea”, ha dichiarato in un messaggio Olivér Várhelyi, commissario europeo per la Salute e il benessere degli animali, aprendo i lavori.  

L’Alzheimer viene oggi riconosciuta come una priorità di sanità pubblica: in Europa – ricorda una nota dall’evento – si stimano circa 9 milioni di persone con demenza, un numero destinato a superare i 14 milioni entro il 2050. In Italia sono oltre 1 milione, di cui circa il 60% con Alzheimer, con un impatto significativo su famiglie, caregiver e sostenibilità del sistema di welfare. La demenza è associata a un elevato carico assistenziale e a costi globali superiori ai 1.300 miliardi di dollari, mentre in Italia il costo complessivo è stimato in circa 23 miliardi di euro l’anno. “Il nostro rapporto del 2026 evidenzia chiaramente il crescente impatto della demenza in Europa, con una prevalenza che dovrebbe superare i 14 milioni di persone entro il 2050 – ha sottolineato Angela Bradshaw, Director for Research di Alzheimer Europe – Questi dati riflettono una sfida urgente per le persone, i sistemi di assistenza e le società, una sfida che non può più essere ignorata. E’ fondamentale garantire un accesso equo e tempestivo alla diagnosi, alle cure, all’assistenza e al sostegno, sfruttando i recenti progressi della ricerca per migliorare la vita delle persone affette da demenza”. 

La buona notizia è che l’Alzheimer è entrato in una fase nuova, spiegano gli esperti. “Seppure non esista ancora una cura definitiva, oggi sono disponibili nuove terapie che, intervenendo sui meccanismi biologici della malattia, consentono di rallentarne la progressione e ritardare il declino cognitivo, soprattutto se somministrate nelle fasi iniziali. E’ proprio qui che la diagnosi biologica, grazie all’arrivo dei nuovi biomarcatori ematici, gioca un ruolo decisivo: permette infatti di individuare la malattia molto prima e di identificare con maggiore precisione il target dei pazienti che possono beneficiare di queste terapie”. Accanto ai trattamenti sintomatici, “si sta quindi affermando un nuovo approccio con il potenziale di modificare il decorso della patologia, a condizione di intervenire tempestivamente”. E lo sguardo della scienza è già rivolto oltre. La ricerca sta infatti esplorando la possibilità di agire in fasi ancora più precoci, prima che i sintomi si manifestino: “Un orizzonte che rende oggi più urgente che mai costruire sistemi sanitari pronti ad accompagnare questo progresso”. 

“Le terapie per l’Alzheimer aprono prospettive nuove e richiedono un approccio rigoroso nella valutazione del loro impatto clinico. La sfida è trovare un punto di equilibrio tra accesso all’innovazione e tutela dei pazienti nell’interesse delle tante famiglie che vivono l’impatto di una patologia come l’Alzheimer. In questo senso, il dialogo tra istituzioni, comunità scientifica e pazienti, come quello avvenuto con MindShift, è essenziale per definire modalità di utilizzo appropriate, sicure e sostenibili”, ha affermato Mario Zappia, presidente della Società italiana di neurologia (Sin).  

Quella che si profila è “una possibilità che fino a pochi anni fa non esisteva. Una trasformazione che migliora sensibilmente la qualità di vita e le prospettive per i pazienti, ma che – si precisa nel consensus – rischia di restare incompiuta senza sistemi sanitari pronti a recepirla. Per i sistemi sanitari servono percorsi diagnostici più solidi, una migliore identificazione dei pazienti e modelli organizzativi e di accesso adeguati, in grado di garantire un utilizzo appropriato e tempestivo delle nuove terapie, abilitato da percorsi diagnostici più precoci e accurati, in grado di individuare la malattia prima e in modo più preciso e di trasformare la diagnosi precoce in una reale porta di accesso alla cura”. L’obiettivo finale di MindShift è “fare in modo che i progressi della scienza incontrino l’impegno della politica e si traducano in diritti di cura più tempestivi, appropriati ed equi per tutti i pazienti che ne hanno diritto”. Da qui il messaggio del nuovo documento internazionale: “Non limitarsi a registrare l’innovazione, ma costruire sistemi capaci di renderla concreta, garantendo benefici reali per le persone che vivono con l’Alzheimer, per le loro famiglie e per la sostenibilità dei sistemi sanitari”. 

La sottoscrizione del documento di consensus – si legge nella nota – è stata preceduta da una visita presso la Camera dei deputati, dove la delegazione internazionale ha incontrato i rappresentanti dell’Intergruppo parlamentare sull’Alzheimer, che da anni è impegnato nel miglioramento dell’ecosistema, rafforzando il dialogo tra comunità scientifica, associazioni di pazienti e decisori pubblici. Il percorso prosegue oggi con una visita al Policlinico Tor Vergata di Roma, una delle realtà pubbliche di riferimento in Italia nella gestione delle patologie neurologiche e dell’Alzheimer. Il racconto di questa esperienza concreta consentirà di approfondire sul campo i temi della diagnosi, dell’identificazione precoce dei pazienti e della presa in carico multidisciplinare, elementi considerati cruciali per accompagnare l’ingresso dell’innovazione nella pratica clinica e nell’organizzazione dei servizi. 

MindShift nasce come una missione transnazionale per ripensare la cura dell’Alzheimer in Europa, mettendo in dialogo decisori pubblici, clinici e rappresentanti dei pazienti in un percorso condiviso fondato sulla fiducia, sul confronto multi-stakeholder e sulla ricerca di soluzioni comuni. L’iniziativa ospitata a Roma ha coinvolto delegazioni da Italia, Germania, Francia, Olanda, Spagna, Polonia, Austria, Estonia, Ungheria, Repubblica Ceca, Svezia e Bulgaria, con l’obiettivo di rafforzare la preparedness dei sistemi sanitari rispetto a una fase nuova della lotta alla malattia.  

MindShift è un’iniziativa realizzata con il patrocinio di Aima (Associazione italiana malattia di Alzheimer), Fondazione Roma, Sibioc (Società italiana di biochimica clinica e biologia molecolare clinica – Medicina di laboratorio), Sif (Società italiana di farmacologia) e Sin, e con il supporto non condizionante di Lilly, Biogen, Eisai, Fujirebio, Ge Healthcare, Roche SpA, Roche Diagnostics SpA e Siemens Healthineers. 

(Adnkronos)