Protocollo anti-contagi Covid sul lavoro. Confsal: “Bene ottica di prudenza”

(Adnkronos) – La Confsal “ha sottoscritto il Protocollo di sicurezza anticontagio da Covid-19 nei luoghi di lavoro non sanitari, accogliendo con favore l’ottica di prudenza, in considerazione dell’attuale andamento della curva epidemiologica”. Lo ha detto il segretario generale Angelo Raffaele Margiotta, ricordando che “all’incontro la Confsal ha fattivamente  partecipato con le sue proposte, unitamente alle altri parti sociali, al tavolo col ministero del Lavoro, col ministero della Salute, col Mise e l’Inail, dando un contributo critico e propositivo”. 

Alcuni elementi vanno chiariti. Per la Confsal “nei punti in cui viene chiamata in causa l’autorità sanitaria bisogna esplicitare quale, poiché c’è confusione nel territorio: ci sono lavoratori fuori sede, pendolari o, comunque, privi del medico di medicina generale; contattare l’Asl o chi altro? È stato un fallimento contattare l’Asl nei periodi più acuti di diffusione virale. Quando si parla di adeguata distanza bisogna precisarla: la distanza è variata nel tempo e tuttora rimane indicata con un valore diverso in base alle circostanze e ai luoghi”. Inoltre, “nella gestione di entrata e uscita dei dipendenti non appare corretto parlare di porta di entrata e porta di uscita, non sempre tra l’altro presenti, ma di ‘flussi di entrata ed uscita, differenziati e separati, ove possibile'”.  

E ancora, “quando si parla di sorveglianza sanitaria bisogna specificare se si intenda quella ‘eccezionale’, come intuibile, per non generare confusione e bisogna stabilire quali documenti/documentazione/forma documentale deve produrre il medico competente tenuto conto, altresì, che già con decreto interministeriale del 4 febbraio i fragili venivano certificati dal medico di medicina generale e non più dal medico competente, che così si è potuto limitare a verificare solo la bontà degli stessi e darne comunicazione interna”. D’altra parte, prosegue la Consal, “deve essere chiarito che gli accertamenti sanitari indispensabili per rilevare gli stati di fragilità-Covid-19 non sono e non possono essere a carico del datore di lavoro”. 

Ciò premesso, per la Confsal, “bisogna, comunque, chiarire le modalità di attuazione della ‘sorveglianza sanitaria eccezionale’ da parte del medico competente che ovviamente, eccezion fatta per l’anamnesi e l’esame obiettivo durante la visita medica, non ha a disposizione dispositivi medici di diagnostica strumentale di cui, invece, è dotato il Ssn per cui il medico competente può ovviamente solo valutare l’eventuale documentazione sanitaria, eventualmente fornita dal lavoratore”. 

(Adnkronos)