Sanità, arcivescovo Milano visita Centro Nemo: “Conforto dopo anni difficili”

(Adnkronos) – “Stai facendo i compiti?”, chiede l’arcivescovo di Milano, Mario Delpini, a Giorgio, 8 anni. Poi nella stanza di Simone, 39 anni, punta lo sguardo sul mouse dell’Inter: “Non so se si può tenere qui”, sorride. Una stretta di mano, una carezza, il conforto alla famiglia di una neonata che riposa in una culla, mano nella mano con la sua mamma che non la lascia mai. Sono alcuni momenti della sua visita al Centro clinico Nemo (NeuroMuscular Omnicentre) di Milano. Stanza dopo stanza, Delpini incontra Antonio, Marta, Cosimo, Klisman, Laura. Incontra pazienti che si misurano con malattie degenerative come la Sma e la Sla, le diverse forme di distrofie muscolari e neuropatie.  

Sono passate da poco le 16 del 3 maggio quando arriva in questo edificio nell’ospedale Niguarda. Ad accoglierlo, con il dono di una pianta d’ulivo (alla quale è appeso un cartellino col messaggio: “Non abbiate paura”), c’è Alberto Fontana, presidente dei Centri clinici Nemo – ormai saliti a 7 in tutta Italia, da Nord a Sud – C’è il direttore generale del Niguarda, Marco Bosio. C’è Arnoldo Mosca Mondadori, consigliere dei Nemo, e Valeria Sansone, direttore clinico scientifico del Centro Nemo di Milano; ci sono esponenti delle associazioni pazienti, cuore e ‘motore’ di questo centro ad alta specializzazione. E ci sono loro: i medici, gli operatori sanitari, i ricercatori, tanti dei quali giovani.  

Delpini si sofferma molto sull’importanza della loro attività e il pensiero corre subito a questi anni di pandemia Covid, in cui “il personale ha portato il grave peso delle fatiche ulteriori e straordinarie” legate al virus, ricorda invocando la benedizione su di loro, sulle “famiglie”, con le loro “ferite, preoccupazioni, paure”. Vivere la vita “come una missione” e i giorni “come un’occasione” è l’augurio che l’arcivescovo rivolge a tutti. Le mascherine non impediscono “uno scambio di sguardi” che “arricchisce” e parole che “confortano”, racconta Fontana, spiegando quello che la visita ha rappresentato per i centri Nemo che “sono stati voluti, progettati e realizzati da chi vive sulla sua pelle una malattia neuromuscolare”.  

Missione: “Garantire una presa in carico multidisciplinare”, ricorda il presidente di questa realtà sanitaria, “perché ci sia una qualità della vita nonostante malattie altamente impegnative come sono spesso queste. Milano è stato il primo Centro Nemo nato nel 2008, e oggi segue oltre 7mila pazienti provenienti non solo dalla provincia meneghina, ma da tutto il territorio nazionale. Cerchiamo di dare a queste persone una risposta clinica e scientifica”. Questi centri diventano un faro per i pazienti, ecco perché la pandemia ha pesato particolarmente. “Sono stati anni molto faticosi”, dice Fontana, “si è cercato di fare in modo che nessuno si sentisse solo”. Anni “difficili”, conferma Sansone, ma “abbiamo avuto il supporto di tutte le associazioni, e i pazienti sono stati molto responsivi. Non ci siamo fermati”.  

Il Dg dell’ospedale parla di una “famiglia unica” costruita al Niguarda. “Nemo – sottolinea Bosio – è un centro di riferimento importante per tutte le malattie neuromuscolari. La sua mission è cercare di accudire la persona a 360 gradi, cercando di intercettarne i bisogni, facendo in modo di essere vicini nel percorso di cura. Gli ultimi sono stati anni molto complicati” per via di Covid, “gli operatori sono molto provati, hanno avuto anche loro l’esperienza della malattia. Il Niguarda ha avuto due anime: è stato un Centro Covid molto importante, ma ha continuato anche a fare attività di urgenza-emergenza, di trapianti e così via. Come anche Nemo ha continuato sempre a svolgere la propria attività. La vaccinazione ci sta dando la speranza. Adesso ci sono le condizioni per riuscire a svolgere la nostra attività, anche se il Covid ci accompagna ancora”. 

E oggi, conclude Fontana, “per noi è un momento per celebrare da un lato il superamento del periodo più complesso della pandemia e dall’altro per ringraziare il personale di Nemo e le persone che vivono con una malattia neuromuscolare. E’ una grande occasione come non capita tutti i giorni. Per noi ha un significato eccezionale”. 

(Adnkronos)