Scienza&Salute: i segreti del fagiolino, alleato del benessere

L’ultimo appuntamento de ‘il Gusto della salute’, la rubrica di divulgazione online coordinata dall’immunologo Mauro Minelli, oggi pone in primo piano il fagiolino, tipico alimento estivo, legume d’origine ma ortaggio d’adozione, per così dire, per via delle sue particolari caratteristiche nutrizionali.  

“I fagiolini contengono molta acqua, hanno poche calorie, ma sono molto ricchi di fibre – spiega la biologa nutrizionista Dominga Maio – capaci di regolare il transito intestinale e controllare il livello di zuccheri nel sangue, oltre a mantenere stabile il livello di colesterolo. Importanti anche per il contenuto significativo di folati, alleati strategici per la difesa e la riparazione delle nostre cellule. E a proposito di alleati – aggiunge Maio – il fagiolino garantisce un apporto straordinario di vitamina C che per il sistema immunitario è un fenomenale compagno di squadra”.  

Ma il fagiolino è un alimento unicamente benefico o ci sono possibili ed eventuali zone d’ombra nel suo inserimento all’interno di un piano dietetico? “Esistono delle eccezioni, quasi sempre legate a profili allergici – chiarisce Ilaria Vergallo, biologa nutrizionista – come accade per chi è sensibile al nichel, metallo presente in gran quantità nel terreno. Davanti ad un’allergia conclamata, oltre che al nichel, anche per esempio al bicromato di potassio o ad altri metalli allergizzanti, il fagiolino non può essere assunto se non in minime porzioni”.  

A questo quadro piuttosto chiaro vanno aggiunte alcune considerazioni e qui Minelli mette in guardia da quelle che vengono definite proteine allergizzanti. “Non il fagiolino in quanto tale ma alcune sue peculiari caratteristiche. Occhio alle Lipid Transfer Protein (Ltp) che, se accuratamente diagnosticate, possono costituire un indice di allerta, trattandosi di molecole allergizzanti termo- e gastro-resistenti (ovvero capaci di resistere al calore della cottura e alla digestione dello stomaco)”, precisa l’immunologo.  

L’ultimo elemento critico “riguarda proprio le fibre che, pur sempre fondamentali, possono tuttavia esercitare un’azione disturbante in soggetti con una flora batterica intestinale alterata per via di una disbiosi di tipo fermentativo. In questo caso – avverte Minelli – l’assunzione di fibra non migliorerà la nostra condizione, ma finirà per complicarla”. Attenzione quindi a considerare le fibre “come una panacea incondizionata. Ogni piano alimentare deve tener conto di un approccio personalizzato, soltanto dopo potremo dire ‘buon appetito'”, conclude Minelli. 

(Adnkronos)