Vaccinazione dell’adulto, in Lombardia pronto un nuovo piano di prevenzione

Con un nuovo piano regionale di prevenzione vaccinale validato dal Ministero della Salute e aderente alle indicazioni nazionali previste dal piano 2020-2025, la Regione Lombardia sta facendo tesoro della pandemia da Covid-19.  

In attesa di una delibera di giunta, l’iter normativo prevede che ora ci sia un dibattito pubblico, prima di giungere alla delibera del Consiglio regionale. Ne ha parlato Danilo Cereda, igienista e membro della Direzione generale Welfare della Regione Lombardia, durante un webinar organizzato da HappyAgeing – Alleanza italiana per l’invecchiamento attivo, insieme all’Accademia lombarda di sanità pubblica. Tema al centro del dibattito, le “Strategie di immunizzazione dell’adulto-anziano: cosa possiamo imparare dall’esperienza Covid-19?”.  

“Il sistema lombardo ha dei punti di forza: innanzitutto, l’approccio basato sulle evidenze che indirizza le decisioni di politica vaccinale. Un impianto già presente prima della pandemia, come accaduto nel 2018 quando si optò per l’antinfluenzale quadrivalente – ha evidenziato Cereda –. Con il Covid sono cambiati gli erogatori, al centro vaccinale di base si sono affiancati altri percorsi, che coinvolgono i medici di medicina generale, i pediatri di famiglia, le farmacie”. Un’offerta che da adesso in poi deve essere integrata e gestita in modo organico, supportata dal potenziamento dell’anagrafe vaccinale unica, con cui arrivare a “confrontare le coperture per le diverse patologie, specialmente nell’adulto”. L’obiettivo di aumentare la copertura, secondo gli standard di riferimento definiti dal nuovo piano di prevenzione, richiede l’attivazione di diversi strumenti, tra cui un nuovo software che consente all’operatore sanitario di gestire la co-somministrazione dell’antinfluenzale con la vaccinazione anti Covid.  

Dall’inserimento nei Lea, i livelli essenziali di assistenza, delle vaccinazioni per l’adulto e l’anziano, avvenuta con il Piano nazionale di prevenzione 2017-2019, pneumococco, herpes zoster e influenza sono al centro delle politiche vaccinali, accanto ai richiami decennali contro difterite, tetano e pertosse. “Fondamentale è la formazione, non solo per i cittadini, ma anche per i medici delle cure primarie, in modo da favorire l’adesione alle coperture, che si possono incrementare grazie anche alla co-somministrazione”, ha affermato Luigi Vezzosi, specialista in Igiene e medicina preventiva all’Università di Parma e dirigente in Ats Valpadana. “L’introduzione di un nuovo vaccino contro l’herpes zoster consente di includere i pazienti immunodepressi e immunocompromessi, partendo già dai 18 anni di età. La Regione Lombardia ne ha reperito da poco 200mila dosi: la coorte dei destinatari conta una popolazione di over 65 che supera le 115 mila persone, cui si affiancano 450mila diabetici e 150mila pazienti affetti da Bpco. Al momento si copre una parte del fabbisogno con il nuovo vaccino, perciò ci sarà coesistenza con quello precedente vivo attenuato. Siamo in attesa – ha specificato Vezzosi – di una nota regionale che dia indirizzi alle Ats e alle Asst per l’utilizzo del nuovo vaccino: essendo una tecnologia diversa potrebbe essere utilizzato anche dai medici di medicina generale, ma attendiamo indicazioni ufficiali”.  

I dati al 23 settembre contano in Lombardia oltre 14 milioni 700mila somministrazioni del vaccino antiCovid, con coperture del 90,44% sulle dosi consegnate e per il target degli over 70 la copertura si segnala superiore al 90%.  

E sul fronte dell’influenza, i dati relativi alla campagna vaccinale 2020-2021 ha visto un aumento consistente, passando da una percentuale di poco inferiore al 50% nella stagione precedente al 60,5%. Sono stati i medici di medicina generale ad aver fatto il 75% delle somministrazioni, a conferma di quanto sia centrale la medicina di prossimità per la vicinanza con il paziente. A favorire il processo, la decisione di approvvigionare i territori grazie al supporto delle farmacie e la scelta di consentire la co-somministrazione anche dell’antipneumococcico.  

Non mancano i punti di fragilità, questione più di sistema che strettamente regionale, come ha evidenziato Anna Odone, ordinario di Igiene all’Università di Pavia, che ha analizzato i principali strumenti di innovazione tecnologica, anche alla luce del Piano nazionale di ripresa e resilienza, in cui si inserisce anche l’innovazione in sanità. Al centro, le reti di prossimità, la telemedicina e la digitalizzazione del Sistema sanitario nazionale. Se il Covid-19 “ha accelerato la pianificazione e l’implementazione di modelli innovativi di erogazione vaccinale per l’adulto e l’anziano, siamo ancora alle prese con un’anagrafe vaccinale ampiamente migliorabile, eterogenea sul territorio nazionale e similmente anche a livello europeo”, ha evidenziato Odone, che ha così illustrato gli esiti di uno studio condotto dall’Università di Pavia con l’Istituto San Raffaele di Milano sullo dell’arte dell’innovazione tecnologica in tema di vaccini nei Paesi dell’UE.  

Sensibilizzare la popolazione, informare correttamente, inserire la vaccinazione nel percorso di cura, sostenere la chiamata attiva, sono quindi alcuni punti centrali da portare avanti nel piano di prevenzione lombardo. “Ci auguriamo che gli hub vaccinali non servano più”, ha concluso Carlo Signorelli, ordinario di Igiene all’università Vita-Salute San Raffaele e segretario dell’Accademia Lombarda di Sanità Pubblica. “Di quella esperienza dobbiamo fare tesoro per essere efficienti nelle altre vaccinazioni, che dovranno tornare nell’alveo dei servizi di routine”.  

(Adnkronos)