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	<title>termovalorizzatori &#8211; Mantovauno.it</title>
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		<title>Mantova, ossicombustore per chiudere il ciclo dei rifiuti: emissioni ridotte, materiali ed energia recuperati</title>
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				<pubDate>Thu, 05 Nov 2026 14:50:18 +0000</pubDate>
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				<description><![CDATA[<p>Un ossicombustore di nuova generazione, composto da tre moduli per una potenza complessiva di 45 megawatt termici, capace di trattare fino a 140mila tonnellate di rifiuti all&#8217;anno e di recuperare energia, acqua, anidride carbonica e materiali riutilizzabili. È questo il cuore del progetto del Polo Integrato dei Rifiuti di Mantova, presentato oggi dal Gruppo Tea [&#8230;]</p>
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								<content:encoded><![CDATA[<p data-pm-slice="1 1 []"><strong>Un ossicombustore di nuova generazione, composto da tre moduli per una potenza complessiva di 45 megawatt termici, capace di trattare fino a 140mila tonnellate di rifiuti all&#8217;anno e di recuperare energia, acqua, anidride carbonica e materiali riutilizzabili.</strong><br />
È questo il cuore del progetto del <strong>Polo Integrato dei Rifiuti di Mantova</strong>, presentato oggi dal <strong>Gruppo Tea a Ecomondo,</strong> la manifestazione internazionale dedicata all&#8217;economia circolare di Rimini. Un progetto <strong>già arrivato alla fase esecutiva</strong>, che punta a un obiettivo particolarmente importante per il territorio: <strong>chiudere il ciclo dei rifiuti nel Mantovano</strong>, arrivando a gestire all&#8217;interno della provincia anche quelle frazioni che oggi vengono conferite a impianti esterni. Un nuovo polo dunque al servizio dell&#8217;economia circolare.<br />
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Il progetto è stato illustrato da <strong>Carlos Zanella di Ambiente &amp; Ecologia, società del Gruppo Tea, e Antonio Di Biase di Oxoco</strong>, introdotti dal direttore generale di Tea <strong>Alessandro Beltrami</strong>. Al centro della presentazione, un modello di gestione integrata che unisce selezione dei materiali, recupero di materia e produzione di energia.</p>
<h4><strong>Tre moduli da 15 megawatt per trattare 140mila tonnellate di rifiuti</strong></h4>
<p>Il cuore tecnologico del nuovo polo sarà rappresentato da un impianto basato sulla tecnologia <strong>FPO (Flameless Pressurized Oxycombustion)</strong>, ovvero ossicombustione in pressione senza fiamma.<br />
Per Mantova sono previsti <strong>tre moduli da 15 megawatt termici ciascuno</strong>, per una potenza complessiva di 45 megawatt termici, con una produzione elettrica stimata tra i 5 e i 6 megawatt.<br />
La capacità di trattamento sarà di circa <strong>140mila tonnellate di rifiuti all&#8217;anno</strong>, con conferimenti indicativi nell&#8217;ordine delle <strong>400 tonnellate al giorno.</strong> Uno degli aspetti evidenziati durante la presentazione riguarda le dimensioni contenute dell&#8217;infrastruttura: la sezione destinata all&#8217;ossicombustione dovrebbe infatti occupare una superficie di circa <strong>due ettari e mezzo</strong>, grazie alla compattezza delle apparecchiature utilizzate.</p>
<h4><strong>Un polo per gestire i rifiuti di tutta la provincia</strong></h4>
<p>Il Polo Integrato è stato concepito per rispondere alle esigenze dell&#8217;intero bacino provinciale, accorpando le attività di selezione e recupero dei materiali provenienti dalla raccolta differenziata.<br />
Il progetto prevede linee dimensionate per trattare annualmente <strong>38mila tonnellate di imballaggi di carta e cartone, 30mila tonnellate di plastica, 30mila tonnellate di vetro e metalli e 19mila tonnellate di rifiuti ingombranti</strong>.<br />
Il primo obiettivo sarà migliorare la qualità dei materiali raccolti in maniera differenziata, così da favorirne il riciclo e il successivo reimpiego nei processi produttivi.<br />
Gli scarti derivanti dalle lavorazioni, insieme alla frazione secca indifferenziata e ai percolati, saranno invece destinati al trattamento mediante ossicombustione nel reattore Isotherm.</p>
<h4><strong>Perché l&#8217;ossicombustore è molto diverso da un termovalorizzatore tradizionale</strong></h4>
<p>Uno degli aspetti più significativi del progetto riguarda proprio la tecnologia scelta, <strong>nettamente diversa, per modalità di funzionamento, impatto ambientale e possibilità di recupero dei materiali, rispetto a quella dei termovalorizzatori convenzionali</strong>.<br />
Nei tradizionali termovalorizzatori i rifiuti vengono bruciati utilizzando aria, con l&#8217;obiettivo principale di produrre energia elettrica e calore. Il processo genera scorie e ceneri, che devono essere successivamente trattate, recuperate dove possibile oppure smaltite.<br />
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La distinzione assume particolare rilievo anche alla luce delle disposizioni di <strong>Regione Lombardia, che non consentono la realizzazione di nuovi termovalorizzatori</strong>. L&#8217;ossicombustore proposto da Tea punta invece su una tecnologia innovativa, caratterizzata, secondo i progettisti, da un <strong>impatto ambientale estremamente contenuto.<br />
</strong>L&#8217;utilizzo di ossigeno al posto dell&#8217;aria consentirebbe infatti di ridurre di oltre l&#8217;80% il volume dei flussi gassosi da trattare, mentre i sistemi di abbattimento permetterebbero di contenere drasticamente le emissioni in atmosfera. <strong>Secondo lo schema tecnico presentato, i fumi residui destinati al camino rappresenterebbero meno del 10% dei flussi considerati nel processo.<br />
</strong>La differenza sostanziale sta dunque nel risultato che si intende ottenere: non semplicemente energia dalla combustione, ma <strong>un recupero di materia a 360 gradi</strong>, attraverso la trasformazione dei residui in prodotti riutilizzabili.<br />
In particolare, secondo quanto illustrato dai progettisti, il sistema è concepito per evitare la produzione delle tradizionali ceneri di combustione, trasformando la componente minerale dei rifiuti in <strong>piccoli cristalli di vetro, chiamati anche perle vetrose</strong>. Si tratta di materiali che, una volta verificata la conformità ai requisiti tecnici e normativi, potranno essere <strong>venduti ai cementifici e all&#8217;industria del vetro</strong>, oltre a trovare impiego nella produzione di calcestruzzi, malte, miscele bituminose e altri materiali per l&#8217;edilizia. Il trattamento permetterebbe inoltre di recuperare acqua e anidride carbonica ad elevato grado di purezza, quest&#8217;ultima potenzialmente utilizzabile in diversi processi industriali e, nel rispetto degli standard richiesti, anche nel settore alimentare.<strong> A questi prodotti si aggiunge la produzione di energia elettrica, destinata in parte all&#8217;autoconsumo dell&#8217;impianto.</strong></p>
<h4><strong>Costi inferiori rispetto ai sistemi tradizionali</strong></h4>
<p>Tra i vantaggi illustrati durante la presentazione a Ecomondo figurano anche quelli economici. Secondo le stime presentate, <strong>un impianto basato sulla tecnologia FPO avrebbe un costo di investimento di circa 800mila euro ogni mille tonnellate di capacità annua di trattamento</strong>, contro 1,5 milioni di euro per un termovalorizzatore tradizionale. Una differenza teorica vicina al 47%, alla quale si aggiungerebbe una riduzione dei costi operativi stimata tra il 20 e il 30%.</p>
<h4><strong>Una tecnologia già sperimentata in Puglia e autorizzata in Toscana</strong></h4>
<p>L&#8217;ossicombustione in pressione senza fiamma è già una tecnologia sperimentata. Durante la presentazione è stata infatti richiamata l&#8217;esperienza dell&#8217;<strong>impianto dimostrativo da 5 megawatt termici realizzato a Gioia del Colle</strong>, in provincia di Bari. La stessa tecnologia ha inoltre ottenuto autorizzazioni per altri progetti, tra cui un impianto da 30 megawatt termici a<strong> Peccioli, in Toscana</strong>, e un altro da 15 megawatt <strong>nell&#8217;area di Bari. </strong>Nel corso dell&#8217;incontro è stato affrontato anche il tema dello stoccaggio dei rifiuti in ingresso, con riferimento a tre giorni di autonomia per il deposito, nell&#8217;ambito delle valutazioni sulle migliori tecniche disponibili.</p>
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