Bruxelles, in Belgio torna la paura terrorismo: la lunga scia di attentati

(Adnkronos) – L’attentato di ieri sera a Bruxelles, costato la vita a due cittadini svedesi, ha riportato la violenza terroristica in Belgio, paese già pesantemente segnato dagli attacchi subiti negli ultimi anni sul proprio territorio e dal coinvolgimento negli attacchi perpetrati in Francia. Ricordiamo gli episodi più salienti. 

– Il 24 maggio 2014 un uomo apre il fuoco nell’atrio del Museo ebraico di Bruxelles, uccidendo quattro persone. Il franco-algerino Mehdi Nemmouche verrà condannato all’ergastolo nel marzo 2019. L’attacco viene considerato il primo commesso in Europa da un combattente di ritorno dalla Siria. 

– Gennaio 2015: nei giorni successivi all’attentato alla sede di Charlie Hebdo a Parigi, una serie di operazioni anti-terrorismo vengono condotte dalle forze di polizia belghe nella zona di Verviers, alla ricerca di legami con l’attentato, operazioni che portano ad un arresto ed alla morte di due sospetti terroristi. 

– Il 15 novembre 2015 la Francia è vittima dei devastanti attentati di Parigi e Saint-Denis. Uno degli attentatori, Salah Abdeslam, verrà arrestato in Belgio – nel suo quartiere di origine, a Molenbeek, nella capitale – il 18 marzo 2016, dopo una fuga e una caccia all’uomo che per mesi vede mobilitate le forze dell’ordine locali. Il terrorista è a piede libero dal 13 novembre 2015, la sera degli attentati: lasciata un’auto nel 18mo arrondissement a Parigi, parte con due complici in direzione di Schaerbeek, Belgio. Per strada, riesce a sfuggire o superare tre posti di blocco della polizia. Il 16 novembre, le forze dell’ordine credono di averlo identificato a Molenbeek. Tempo di ricevere l’autorizzazione ad effettuare le perquisizioni che Abdeslam è di nuovo in fuga. Quando gli agenti lo rintracciano, si nasconde in un appartamento di Schaerbeek da tre settimane. Il covo è deserto all’arrivo della polizia, ma ci sono le sue impronte digitali. Nuova fuga di due mesi, quindi la polizia ritrova le sue tracce durante una perquisizione di routine nella città belga di Forest. Un uomo armato di kalashnikov apre il fuoco contro gli agenti mentre Abdeslam si dà evidentemente alla fuga un’altra volta. La caccia all’uomo si intensifica, il fuggiasco viene finalmente arrestato a Molenbeek il 18 marzo.  

– 22 marzo 2016: quattro giorni più tardi, tre attentatori suicidi colpiscono la capitale belga, entrando in azione a Zaventem, nell’aeroporto di Bruxelles-National e nella metropolitana, in corrispondenza della stazione di Maelbeek. Il bilancio è di 32 morti e diverse centinaia di feriti. La cellula terroristica è la stessa di quella entrata in azione in Francia. Le indagini portano alla luce le connessioni tra gli attentati di Bruxelles e quelli di Parigi, i legami degli attentatori con Salah Abdeslam, le perquisizioni effettuate nell’appartamento a Schaerbeek, segnalato dal tassista che aveva portato in aeroporto gli attentatori, e la tipologia di esplosivo utilizzato, il Tatp. Dopo l’arresto, Mohamed Abrini – condannato per il suo coinvolgimento negli attacchi di Parigi e assieme a Salah Abdeslam per gli attentati di Bruxelles – rivelerà agli investigatori che gli attentati in Belgio erano stati decisi dopo che la cellula franco-belga di attentatori aveva rinunciato a un secondo attentato in Francia, vista la pronta reazione delle autorità francesi agli attentati di novembre. 

– Il 6 agosto 2016 un algerino residente in Belgio attacca armato di machete due agenti davanti ad una sede della polizia a Charleroi al grido “Allah Akbar”, ferendoli al viso e al collo prima di essere ucciso.  

– Il 25 agosto 2017, un 30enne di origine somala aggredisce armato di coltello dei soldati al grido “Allah Akbar” nel pieno centro di Bruxelles. Viene ucciso.  

– Il 29 maggio 2018 Benjamin Herman, 31enne criminale radicalizzato, uccide a colpi di arma da fuoco a Liegi due poliziotte e uno studente dopo aver gridato più volte “Allah Akbar”. Viene ucciso dalle forze dell’ordine.  

(Adnkronos)