Caldo e lavoro, rimodulare orari e stop in casi estremi: la bozza del protocollo

 I datori di lavoro, “unitamente alle possibilità di ricorrere al lavoro agile o da remoto, e agli ammortizzatori sociali previsti dal decreto legislativo 81”, sono chiamati ad “adeguare gli attuali modelli organizzativi alle esigenze di contenimento dei rischi derivanti dall’esposizione ad alte temperature, a quelle percepite tali, e a ondate di calore”. Una revisione dei piani di lavoro “per eliminare o, quando non possibile, ridurre l’esposizione diretta dei lavoratori alle alte temperature o percepite tali” che prevede: la riprogrammazione in giorni con condizioni meteo-climatiche più favorevoli le attività non prioritarie e da svolgersi all’aperto; la pianificazione delle attività che richiedono un maggior sforzo fisico durante i momenti più freschi della giornata; l’alternanza dei turni; interruzione del lavoro in casi estremi quando il rischio è molto alto; variazione di inizio lavori”. E’ questo, in sintesi, a quanto si apprende, quello che prevede la bozza di “Protocollo condiviso per l’adozione delle misure di contenimento dei rischi lavorativi da esposizione ad alte temperature negli ambienti di lavoro” che il ministro del Lavoro, Marina Calderone si appresta a mettere sul tavolo del confronto con le parti sociali, nel round previsto per domani.

Una riorganizzazione che si baserà sulla valutazione di una serie di rischi legati all’attività lavorativa: colpo di sole, crampi da calore, esaurimento da calore, colpo di calore soprattutto per lavoratori over 65, per quelli con patologie croniche, per chi assuma particolari farmaci, per chi denuncia alterazione dei meccanismi fisiologici di termoregolazione, per le lavoratrici in gravidanza”. Un protocollo che sarà declinato in singoli protocolli aziendali nei diversi contesti lavorativi con la partecipazione delle rappresentanze sindacali aziendali e del rappresentate dei lavoratori per la sicurezza e, quando non previste, quelle territoriali.

Il disegno messo a punto dal governo, si legge ancora, mira a fornire “indicazioni operative” per gestire i rischi determinati da attività in condizioni climatiche non “adeguate” in una “logica preventiva e non solo in occasione dell’evento: una sorta di “guida nelle scelte tecnico/organizzative da compiere anche per gli anni futuri e non solo per l’attuale emergenza stagionale”. Alla luce degli scenari di cambiamento climatico, d’altra parte, annota ancora la bozza di Protocollo, “si considera la protezione dei lavoratori in materia di salute e sicurezza connessi alle alte temperature, come una priorità”.

Ad essere inclusi nel Protocollo e dunque anche nei conseguenti accordi aziendali, anche i cosidetti lavoratori “indoor”, per i quali, si legge, non è possibile coniugare la produzione con un sistema di aerazione condizionato, dal cantiere alla macellazione delle carni, dalla panificazione industriale agli altoforni. All’interno della revisione dei piani di lavoro trovano spazio anche nuovi criteri di pausa dal lavoro che dovranno essere “frequenti” e per quanto possibile in aree completamente ombreggiate o climatizzate.

A sorvegliare il rischio per i lavoratori sarà il medico competente aziendale che “darà indicazioni al lavoratore e al datore di lavoro “sulla possibilità di poter sostenere l’esposizione al calore” in conseguenza delle quali i lavoratori a rischio” dovranno essere impiegati in attività più leggere e con maggiori pause”.

Sempre in una ottica di prevenzione il Protocollo fornisce una serie di indicazioni ai datori di lavoro, anche sulla necessità di idratazione dei lavoratori e sui dispositivi di protezione, abbigliamento traspirante, copricapo e su specifica prescrizione del medico competente, anche creme solari ad alta protezione.

(Adnkronos)