Festa Roma, Anica: “Dopo il Covid grande vitalità del cinema italiano, ora osare di più”

(Adnkronos) – Grande vitalità. Generazioni nuove -di produttori, di registi, di sceneggiatori, di attori- si affiancano a quelle dei maestri. E si parlano. Collaborano. Nella crisi del Covid e della guerra, c’è spazio per l’ottimismo nel cinema italiano. Emerge questo dai primi ‘Incontri sul futuro del cinema italiano’, organizzati da Anica (Associazione industrie cinematografiche e audiovisive e digitali) al fianco della Festa del Cinema di Roma. Incontri sold out, tutti i giorni, con file di giovani fuori dalla sala del museo Maxxi, che non riescono a entrare. 

“Dall’irruzione del Covid le nostre industrie attendevano l’occasione di un dialogo pubblico, aperto e costruttivo -spiega il presidente dell’Anica Francesco Rutelli all’Adnkronos- per esaminare e condividere le scelte necessarie a continuare a far crescere la produzione, andare sempre più incontro alle aspettative dei nostri pubblici, far ripartire a pieno regime le sale, consolidare la a crescita dei posti di lavoro”. I Nove dialoghi, organizzati da Anica assieme alla Festa del cinema di Roma “rappresentano un’opportunità preziosa -prosegue Rutelli- e l’alta qualità della partecipazione e la vasta presenza del pubblico dicono che abbiamo imboccato la strada giusta”. 

Nell’incontro con i produttori, il messaggio riguardo ai progetti da realizzare è stato quello di osare di più, rischiare tutti insieme, mischiare generi e talenti. Riccardo Tozzi (Cattleya) ha invitato a “tornare a fare cinema estremo, sfidante, di grande qualità”. E Domenico Procacci (Fandango) ha ricordato l’esortazione di Franco Cristaldi: “Non facciamo film che si vendono, piuttosto vendiamo i film che vogliamo fare”. Francesca Cima (Indigo) ritiene che “il pubblico ha voglia di tornare ad essere ‘schiaffeggiato’ da una visione. Siamo un’industria ma noi produttori rappresentiamo anche un prodotto culturale”, mentre per Benedetto Habib (Indiana Production), “è centrale che i produttori rischino nei budget e nella ricerca di nuove forme di genere ancora abbastanza presenti nella cinematografia nazionale”. 

Esiste un’opposizione fra piattaforme e sale? Tozzi afferma che il pubblico si è ormai spostato sulle piattaforme. Secondo Federica Lucisano (Italian International Film) “non si possono contrapporre sale e piattaforme”. Marta Donzelli di Vivo Film ha detto che “la sfida sarà lavorare su prodotti innovativi per forme e linguaggi”, ma “non saranno le piattaforme a permettere di farlo, se non per i registi più affermati”. Le sale però devono trasformarsi in grandi cineclub, case del cinema, accoglienti, multifunzionali. 

Nell’incontro con i registi, introdotto dal presidente Anica, Francesco Rutelli, Paolo Virzì (ultima opera ‘Siccità’) ha ricordato che di crisi del cinema si parla in Italia da 120 anni, che quando lui arrivò al Centro sperimentale nel 1982, il cinema era dato per morto. Adesso, invece, siamo in un momento di superproduzione: “Non si trovano i camion per girare”, ha testimoniato Marco Bellocchio, che sta ultimando ‘La conversione’. Nel primo degli incontri si erano confrontati i principali direttori di Festival del mondo.  

La crisi di Hollywood, la potenza delle piattaforme, ma sguardo lungo sul futuro: “Sono nati nuovi registi, accanto alla permanenza di Bellocchio e di Moretti. C’è Susanna Nicchiarelli, c’è Guadagnino, capace di parlare a un pubblico internazionale. Non possiamo non essere ottimisti”, ha detto Alberto Barbera, direttore della Mostra di Venezia. “Pluralità, lingue, contaminazioni: poche altre cinematografie hanno una simile ricchezza”, ha detto Paola Malanga, Festa del Cinema di Roma. Carlo Chatrian, direttore di Berlino, ha puntato l’attenzione sulla crisi delle sale, “che è crisi di un’idea di comunità, della voglia di stare insieme”. 

“Il pubblico è investito da milioni di immagini e di storie. Il nostro obiettivo deve essere puntare sull’originalità e su vicende che ti stanno a cuore”. Lo ha detto la sceneggiatrice Ludovica Rampoldi (‘Gomorra’, ‘In treatment’) durante il quarto incontro Anica sul ‘Futuro del cinema italiano’ al Maxxi. Protagonisti, gli sceneggiatori. “Il pubblico -ha aggiunto Valia Santella (ha lavorato con Moretti, Bellocchio, Ozpetek, Golino) – è molto cresciuto ed è interessato ai racconti del presente e del passato del Paese”. “Sono piovuti tanti soldi sul cinema italiano, hanno creato molte possibilità, ora occorre lo scatto qualitativo. Con autenticità e motivazioni, scrivere qualcosa che ci preme. Per raggiungere quelli che non ci seguono più”, ha detto Stefano Bises (“Gomorra”, “The young Pope”) .  

Luigi Lonigro, presidente dei distributori Anica e direttore di 01 Distribution sostiene che i distributori cinematografici fino a qualche anno fa erano centravanti, dal 2020 sono diventati difensori centrali: non costruiscono più gioco, sperano solo di non prendere gol. E cita questo dato: prima della pandemia si staccavano nei cinema 110 milioni di biglietti, nel 2022 la previsione è 45 milioni di biglietti. Eppure, dal quinto Incontro Anica sul futuro del cinema italiano -protagonisti i distributori- sono emerse anche idee per reagire. Agli effetti della pandemia, ma soprattutto all’appeal delle piattaforme, che portano nelle case, a prezzi stracciati, ciò che le sale offrono a prezzo di passione e sacrifici (uscire, parcheggiare, pagare, rischiare delusioni).  

Andrea Occhipinti (Lucky Red) ha detto che bisogna porsi l’obiettivo per il 2023 di raggiungere 75 milioni di biglietti. Puntando su ‘Cinema in festa’, su manifestazioni da organizzare nella prossima estate, su 900 sale (su 1200) da rivitalizzare, su abbonamenti illimitati per i giovani, come si fa in Francia. Le piattaforme esistono, non scompariranno, ma dobbiamo convincere le persone “a tornare al cinema perché vogliono andare al cinema”. Si tratta di non arretrare e continuare ad investire, sia nella distribuzione, sia nel miglioramento delle sale. E c’è bisogno -ha spiegato Massimiliano Orfei (Vision Distribution) di una riforma profonda. Per esempio, sulle finestre che oggi permettono l’esclusiva in sala per 90 giorni solo ai film italiani. Intanto, va detto, le presenze in sala 2022 (in tendenza) crescono rispetto al 2021 e al 2020. 

(Adnkronos)