Governo Gb, le dimissioni di Johnson secondo gli analisti

(Adnkronos) – Si apre una fase di incertezza, come avviene per definizione in corrispondenza di ogni crisi politica. Ma vista la vicinanza del prossimo appuntamento elettorale, nel 2024, una nuova guida conservatrice dovrebbe esprimere una sostanziale continuità nelle scelte di politica economica di Boris Johnson. Gli analisti, guardando alle ripercussioni sul piano finanziario, non si aspettano grandi scossoni dal passo indietro di BoJo. Anche se le interpretazioni hanno sfumature diverse.  

“Le dimissioni di Boris Johnson innescano una lotta per la leadership del Partito Conservatore e per la premiership, che difficilmente si risolverà prima dell’autunno, aprendo a un lungo periodo di incertezza sulla direzione intrapresa dal Paese e dalla sua economia”, sostiene Azad Zangana, Senior european economist and strategist di Schroders. Il Governo di Johnson, rileva l’analista, “si è spesso orientato verso politiche populiste e, sebbene sarà sempre ricordato per la Brexit, anche la recente politica fiscale ha seguito un approccio simile. È possibile che ciò abbia favorito la crescita nel breve termine, ma ha anche contribuito un aumento dell’inflazione e del debito pubblico. La recente decisione di aumentare le imposte sulle aziende invece di quelle sulle persone fisiche o sulle vendite ne è solo un esempio”. 

Le dimissioni del Cancelliere Rishi Sunak, un paio di giorni fa, sottolinea, “hanno messo in evidenza il disaccordo tra il Tesoro e l’ufficio del Primo Ministro. L’impressione è che agli elettori non sia stato fornito un quadro completo dello stato dell’economia e delle finanze pubbliche.  

Per quanto riguarda la reazione dei mercati, sottolinea Schroders, “la notizia delle dimissioni ha contribuito a far salire la sterlina rispetto alla maggior parte delle altre valute, anche se i movimenti sono stati relativamente modesti”. 

Elliot Hentov, Head of macro policy research di State Street global advisors, è convinto che “la continuità politica reggerà. Sulla maggior parte delle questioni, non vi è la volontà di un cambio di rotta rivoluzionario; non ci sono in effetti grandi proposte politiche, perciò è difficile immaginare che un nuovo premier le possa inventare prima delle elezioni del 2024”. 

La politica estera, sottolinea, “potrebbe registrare i maggiori cambiamenti, considerato che il nuovo premier avrà bisogno di un confronto con l’Ue e viceversa. L’euroscetticismo non è più un fattore che permette di conquistare voti nella popolazione quando si è fuori dall’UE e questo dovrebbe valere anche per il Regno Unito”. Per quanto riguarda l’Ucraina, “è probabile che l’istinto churchilliano di Johnson di sostenere l’Ucraina come un falco sopravviva a prescindere dal premier entrante”. 

Allargando lo sguardo ai mercati, è significativa l’analisi di Ben Laidler, global markets strategist di eToro. “I mercati non sono economie. Nonostante l’impennata dell’inflazione nel Regno Unito, il crollo della crescita economica e l’incertezza politica, il FTSE100 è il mercato azionario globale con la migliore performance di quest’anno. È sceso solo del 4% rispetto ai cali del 20% dell’S&P 500 statunitense e del DAX tedesco, beneficiando del suo mix di titoli a basso costo legati alle materie prime e di titoli difensivi ad alto dividendo”. 

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