L’inflazione al 10% non è ancora una buona notizia, ecco perché

(Adnkronos) –
L’inflazione scende, è al 10% a gennaio, ma questa non è ancora una buona notizia. Il calo dell’indice dei prezzi al consumo, registrato dai dati definitivi dell’Istat per il primo mese del 2023, è consistente ma porta con sé segnali che non sono del tutto incoraggianti, soprattutto guardando alle decisioni che dovrà prendere la Bce sui tassi di interesse. E’ atteso un nuovo rialzo di 50 punti base a marzo, già ampiamente annunciato, e l’andamento della politica monetaria dipenderà dai movimenti dei prezzi nei prossimi mesi.  

I numeri, a oggi, dicono che l’inflazione evidenzia un netto rallentamento ma anche che la discesa risente dell’andamento delle componenti più volatili dell’indice dei prezzi al consumo, fortemente condizionato dall’inversione di tendenza dei beni energetici regolamentati (-12,0% su base annua). Restano diffuse, avverte l’Istat, le tensioni sui prezzi al consumo di diverse categorie di prodotti, quali gli alimentari lavorati, gli altri beni (durevoli e non durevoli) e i servizi dell’abitazione, che contribuiscono alla lieve accelerazione della componente di fondo.  

E anche guardando al carrello della spesa, le indicazioni restano contrastanti. A gennaio si attenua la dinamica tendenziale dei prezzi dei beni alimentari, per la cura della casa e della persona da +12,6% a +12,0%, mentre al contrario si accentua quella dei prodotti ad alta frequenza d’acquisto (da +8,5% a +8,9%).  

L’analisi di questi dati restituisce un quadro ancora all’insegna dell’incertezza. Confesercenti prova ad allungare lo sguardo in avanti. “Molto probabilmente, come ci dicono tutte le previsioni, quest’anno dovremmo assistere ad una decisa riduzione dell’inflazione – che in sostanza dovrebbe essere dimezzata con una variazione dell’indice dei prezzi tra il 5 e 6% all’incirca – grazie al rientro dei prezzi energetici ed alla linea dura della Bce per frenarla: per tornare al livello obiettivo vicino al 2%, però, bisognerà attendere il 2025”. Il calo dell’inflazione “è dovuto alla riduzione dei prezzi delle materie prime energetiche nonostante i dati abbiano evidenziato un leggero aumento nella componente di fondo, indice che le pressioni sui prezzi si sono trincerate all’interno dell’economia”, sottolinea un report di IG Italia. ”Sul fronte dei prezzi al dettaglio l’Italia è messa ancora male, e il ribasso dell’inflazione registrato a gennaio è una mera illusione ottica dovuta al forte calo dei prezzi dei beni energetici”, sentenzia il Codacons.  

Illusione ottica o meno, in estrema sintesi, non è ancora iniziato il calo deciso dell’inflazione che, stando alle previsioni, dovrebbe portare a un drastico calo dei prezzi al consumo entro la fine dell’anno. E, evidentemente, se le previsioni non dovessero essere rispettate, si allontanerebbe anche la prospettiva di una inversione di tendenza sui tassi, e quindi sul costo del denaro. (di Fabio Insenga) 

 

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