Nubifragi e incendi, negare l’evidenza ha un costo che non ci possiamo permettere

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Nubifragi e incendi, in un’estate che sta mettendo l’Italia, e l’intera Europa, in difficoltà. Si sommano i fenomeni atmosferici estremi, con temperature più alte del normale, piogge torrenziali e venti che spazzano via quello che incontrano, gli errori del passato, con la pessima manutenzione del territorio, e il dolo di chi specula con le fiamme. Cambiamento climatico e comportamenti criminali insieme.  

Si contano puntualmente le vittime e i danni economici, che da un’emergenza all’altra diventano sempre meno sostenibili. Eppure, invece di fare i conti seriamente con una realtà che è già cambiata, e che imporrebbe una immediata riconsiderazione delle priorità, c’è chi alimenta la reazione più scomposta: negare l’evidenza.  

Una tendenza che non è solo l’ennesima declinazione del complottismo strumentale che ha alimentato altri negazionismi, Covid e vaccini in testa, ma che è anche una paradossale contraddizione in termini. Chi fa finta di niente sostiene che non si debba perdere tempo con il cambiamento climatico e che sia indispensabile dedicare energie e risorse a far funzionare le cose che devono funzionare. Ne fanno soprattutto una questione di affari e di denaro. I messaggi sono elementari. Se l’aumento delle emissioni diventa un ostacolo allo sviluppo industriale, viva le emissioni. Se la transizione sostenibile è un freno allo sviluppo dell’economia, basta con la transizione sostenibile.  

Negare per non doversi occupare del problema. Giustificandosi con le esigenze dell’economia. Il problema, sostanziale, è che in questo modo si capovolge la realtà. Perché, lo dimostrano giornate come quelle che stiamo vivendo in questo fine luglio 2023, e perché l’economia, che è scienza esatta, presenta puntualmente il conto. Nubifragi, incendi e tutti gli altri fenomeni fuori controllo costano milioni di euro, oggi e domani. Negare il cambiamento climatico, e le sue conseguenze, può aiutare solo qualcuno a speculare ancora un po’. E non ce lo possiamo permettere. (Di Fabio Insenga)  

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