Saman Abbas, “non escluso che a ucciderla sia stata la madre”

Non è escluso che a uccidere materialmente Saman Abbas, la 18enne pakistana assassinata a Novellara, sia stata la madre. E’ quanto scrivono i giudici della Corte d’Assise del tribunale di Reggio Emilia nelle motivazioni della sentenza di condanna all’ergastolo dei genitori e dello zio della ragazza.

“Non ci sono elementi certi – si legge nelle oltre 600 pagine del provvedimento – in base ai quali affermare che sia stato Danish Hasnain (zio di Saman, ndr) da solo a eseguire materialmente l’azione di strozzamento che ha portato alla morte Saman Abbas. Difatti la circostanza che Nazia Shaheen, la madre della vittima, scompaia dalla vista delle telecamere per un minuto, con Saman ancora in vita, non consente di escludere con certezza che anche lei abbia effettivamente partecipato all’omicidio, tenendo ferma la figlia mentre lo zio Danish le afferrava il collo, o che sia stata lei direttamente, anche da sola, a serbare la condotta materiale con cui si è determinata l’asfissia meccanica da strozzamento o da strangolamento che ha portato alla morte Saman”. Lo scrive la Corte d’Assise del tribunale di Reggio Emilia.

Scrive ancora la Corte: “Non può escludersi, con certezza assoluta, che l’omicidio possa essere avvenuto in un momento di poco successivo, con la conseguente possibilità di ipotizzare anche un apporto materiale del padre, Shabbar Abbas, nel momento in cui esce nuovamente di casa sei minuti dopo la mezzanotte, inoltrandosi lungo la carraia e facendo ritorno dopo sei minuti, con in mano quello che sembra essere lo zaino portato prima in spalla da Saman”.

La Corte ritiene che “pur persistendo alcune incertezze su chi abbia materialmente ucciso Saman Abbas, sussiste una trama densa e serrata di plurimi e convergenti indizi che consente di inferire che Shabbar, sua moglie Nazia e Danish sono parimenti e pienamente coinvolti nell’omicidio e compartecipi della sua realizzazione”.

Tuttavia la Corte d’Assise del Tribunale di Reggio Emilia parla di un “nucleo familiare legato a determinate tradizioni ma che non aveva mai reagito in modo intransigente o violento alle trasgressioni della ragazza, mostrandosi più interessato a metterle a tacere che a sanzionarle”. E ancora: “Neppure gli inquirenti avevano concepito quel contesto familiare in termini talmente allarmanti da fare sin da subito ipotizzare quanto poi è accaduto, non essendovi pregressi episodi di violenza o di altro tipo che deponessero in tal senso”.

“In relazione all’allontanamento di Saman Abbas – scrivono ancora i giudici – si ritiene doveroso rilevare che non sono emersi elementi probatori relativamente alla prossima pianificazione o celebrazione delle nozze né si sono avute conferme dell’acquisto dei biglietti per il Pakistan. Della celebrazione di lì a breve del matrimonio con il cugino pakistano non vi è traccia neppure nelle dichiarazioni rese dagli altri familiari della giovane”.

“Quanto alle violenze, riferite ma mai denunciate formalmente dalla ragazza, si evidenzia che in relazione all’episodio del lancio del coltello, l’unico circostanziato, sono emerse incertezze e incongruenze rispetto alla sua effettiva verificazione – si legge ancora – Non sono emersi altri elementi cui ricondurre comportamenti violenti in danno della ragazza e pregressi ai gravi fatti del 1 maggio 2021”.

A giocare un ruolo determinante nelle scelte prese da Saman nell’ultimo periodo e nelle sue continue fughe dalla comunità, è stata la relazione della 18enne con un suo connazionale, Ayoub Saqib, conosciuto su TikTok. “Nonostante i tentativi di intermediazione messi in atto – si legge nelle oltre 600 pagine del provvedimento – in diverse occasioni Saman si era allontanata dalla struttura all’insaputa o nonostante il dissenso degli educatori e del servizio, al fine di incontrare Saqib, descritto da diversi testimoni come insofferente e ostile alla comunità e alle sue regole”.

(Adnkronos)