MANTOVA – Racconta le trame, le solitudini e le motivazioni di chi tentò – o progettò – di colpire Benito Mussolini il libro Voglio uccidere Mussolini. Vita e trame degli attentatori del Duce di Bruno Manfellotto, che sarà presentato sabato 17 gennaio 2025 alle 11 alla Biblioteca Comunale Teresiana di Mantova.
Pubblicato da Laterza, il volume ripercorre una stagione di violenza politica che accompagna l’affermazione della dittatura: tra il 1925 e il 1932 si susseguirono attentati, piani falliti e complotti mai realizzati, cui si aggiunsero in seguito operazioni costruite dagli apparati del regime. Manfellotto, giornalista ex direttore della Gazzetta di Mantova, dell’Espresso e del Tirreno, ricostruisce le biografie degli attentatori, le reti fragili che li sostenevano, la solitudine in cui spesso agirono e il modo in cui il fascismo reagì, trasformando ogni episodio in un’occasione per rafforzare il proprio potere.
CHI ERA TITO ZANIBONI
Tra le vicende narrate c’è anche quella di Tito Zaniboni, di Monzambano, protagonista del primo tentativo di attentato contro Mussolini. Nato nel 1883, dopo una breve emigrazione negli Stati Uniti Zaniboni aderì al socialismo riformista, fu segretario della Federazione delle Cooperative mantovane e intraprese una carriera politica locale che lo portò fino alla Camera dei deputati. Veterano della Prima guerra mondiale, combatté tra gli alpini distinguendosi per valore e raggiungendo il grado di tenente colonnello.
Figura complessa e contraddittoria, nel primo dopoguerra sostenne il patto di pacificazione tra socialisti e fascisti e guardò con simpatia all’impresa di D’Annunzio a Fiume. Solo dopo il rapimento e l’uccisione di Giacomo Matteotti maturò una scelta di netta opposizione al regime.
L’ATTENTATO FALLITO E LA PRIGIONIA
Da qui la decisione di organizzare l’attentato del 4 novembre 1925: dalla finestra di un albergo in piazza Colonna avrebbe dovuto sparare a Mussolini affacciato da Palazzo Chigi. Il piano fallì per la presenza di un informatore e Zaniboni fu arrestato poche ore prima dell’azione.
Processato per alto tradimento, venne condannato a una lunga pena detentiva. Anche in carcere il suo comportamento restò ambiguo: negli anni Trenta scrisse più volte a Mussolini, ringraziandolo per l’aiuto economico concesso alla figlia e arrivando a partecipare, dal carcere, a iniziative di sostegno al regime come la campagna dell’oro alla patria. Gesti che non cancellarono la responsabilità dell’attentato, ma che alimentarono il ritratto di un uomo segnato da scelte politiche oscillanti e da una vicenda personale tutt’altro che lineare.
Dopo la caduta del fascismo, nel 1943, Zaniboni tornò in libertà e nel 1944 accettò l’incarico di Alto commissario per l’epurazione dal fascismo conferitogli dal governo Badoglio. Anche questa nomina suscitò forti polemiche e la rottura con il suo partito. Morì a Roma nel 1960.
LE ALTRE STORIE RACCONTATE NEL LIBRO
Il libro di Manfellotto colloca la sua storia accanto a quelle di altri protagonisti di quella stagione: dalla irlandese Violet Gibson, che nel 1926 ferì Mussolini, all’anarchico Gino Lucetti, fino al caso di Anteo Zamboni a Bologna e ai complotti progettati e mai realizzati negli anni successivi. Ne emerge un affresco corale che intreccia biografie individuali, repressione, propaganda e il rapido smantellamento delle istituzioni democratiche. L’incontro alla Teresiana è organizzato in collaborazione con l’Istituto Mantovano di Storia Contemporanea. L’autore dialogherà con il giornalista Stefano Scansani.

















